Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

la-polvere-dei-giorni

Mi rendo conto di essere stata lontana da questo posto per tanto tempo. Un po’ a causa del significato che ha questo spazio, un po’ perché la vita ti prende e sa come distrarti senza lasciarti fiato e un po’ perché c’era un altrove che voleva essere raccontato. E così negli ultimi due anni mi sono ritrova a scrivere un romanzo e adesso ad avere la fortuna e l’onore di essere pubblicata da una vera casa editrice, Le Edizioni La Gru, che ha creduto in me e che ringrazio. Perciò, per chi avrà il piacere di conoscere la mia scrittura in maniera più piena e sfaccettata, per chi avrà la curiosità di entrare nelle mie visioni, lascio il link de “La polvere dei giorni” per leggerne un estratto ed eventualmente per prenotarlo prima dell’uscita a novembre nelle librerie. Grazie 🙂

https://www.edizionilagru.com/14-piano/197-la-polvere-dei-giorni-9788899291617.html?fbclid=IwAR2FJMztLkuRb8FbIFFV2oi7oCXUDXfgIfDKCn-6kDdCbzBbCdj4w3QpqJ0

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Firmamento di pensieri

La mia maschera senza pace
senza gioia
guarda il mio disperato coraggio,
la mia anima
che non attende l’Ordine dell’Universo.
Ho bevuto
il mio firmamento di pensieri.

Contraddizioni

Da quando le nostre gambe smettono

la disciplina della pedalata

ci mandano a stendere reticolati di contraddizioni

e ci dicono che è così

che si devono comportare i grandi:

si dice sì, si fa no per sopravvivenza

si dice no, si fa sì per compiacenza.

Ma io non voglio vivere da copione

con un cuore svuotato come i cortili delle case popolari

senza la gioia e le urla dei bambini

e le vecchie alle finestre

a far da sentinelle alle crepe dell’asfalto

e farmi bastare un frammento di cielo

che tra le sbarre chiamano libertà.

Voglio chiamare invece ogni cosa col suo nome

il sì col sì, il no col no

l’indifferenza con le sue locuzioni

l’amore senza alcun giro di parole.

Click

La signora Mavilla

cambiava le mille lire con i gettoni

del telefono e la cabina

si trasformava in sauna

per il tempo delle rassicurazioni.

Poi si usciva dalla sua botteguccia nera

-come il suo eterno lutto- con l’odore

di gelati confezionati

seggiole di paglia e parlata stretta

e si imboccava la strada per il mare

in gara per la consumazione degli zoccoli di legno

asciugamano in spalla

gli occhi stretti a scrutare la distanza dalla riva.

Da allora credo che in me

ci sia sempre stata

l’impossibilità di cancellare

quei piccoli minutissimi rottami di echi

le voci, i chilometri quadrati di fruscii

i rumori o la nota di silenzio della cornetta

tenuta in aria prima di atterrare

con un click.

“A presto.”

Sconosciuti

Abbiamo vissuto nello stesso attimo

l’arresto del fiato

la distrazione dello sguardo

mentre qualcuno aspettava alla cassa

le tue mani che rovistavano senza trovare.

Poi un arrivederci

un piede davanti all’altro.

Non eri mio

sulla linea della soglia:

il mondo ti aveva già divorato.

Qui e ora

Oggi un tizio mi ha detto di non lasciarmi fregare

che si vive il “qui e ora”

e non ha senso cercare la concatenazione degli eventi

il senso a ritroso di quanto è avvenuto.

Mi ha raccontato un paio di aneddoti e in uno di questi

c’era una donna che non ricordava l’impatto

degli episodi al termine della sua vita

ma che sapeva perfettamente

con cosa riempiva gli attimi al semaforo

mentre attendeva il verde

mentre i minuti scorrevano e il tempo

sembrava sprecato nell’attesa

mentre un tramonto arrossiva il cielo

e un vu cumprà bussava insistente col suo mazzo di rose

al finestrino.

E io mi sono vista dentro quella scena

in fila ad un semaforo o al supermercato

con i prodotti in bilico tra le mani

prima dell’arrivo alla cassa

che tanto “entro a prendere solo due cose”

o al parcheggio sotto casa

quando il cervello mi mette in fila

la solita routine per ottimizzare.

E so che in quei momenti ti penso

quando la frenesia va contrariamente a rallentatore

quando mi sembra di perdere tempo

e quel tempo invece si colma di vita.

Nel mondo del buio
la luce entra in scena
come una disperata.

Intera

Sono intera.

Come le strisce discontinue

che separano le carreggiate quando acceleri.

Spezzata in numerosi frammenti

avanzo mancandomi.

 

 

 

Saldature

È impossibile che non esista più parola

che si incastri tra le unghie

una formula per scacciare tormenti e imperfezioni

un giorno lecito

in cui tu possa accarezzarmi la schiena

e liberarmi dalle vertebre l’ultimo brivido

come scintille.

Non guardarle- mi diceva mio padre-

che perdi gli occhi.

Non poteva sapere che li abbiamo smarriti comunque

sacrificando al tempo le nostre meraviglie.

Mi guardo addosso troppo spesso

frugandomi nelle righe delle suole

gli angoli caduti della bocca.

Dentro un quadro di Rothko

Noi siamo nati dentro un quadro di Rothko

con la sua ordinata scansione di colori

di strisce orizzontali di cieli e campi magri

di grano e di soia

di cimici

che ci volano addosso.

E giocavamo un tempo

a nascondino tra i filari di mais

e le vipere ad acchiapparello con i nostri piedi.

Io mi ero smarrita nei tuoi occhi sulla strada davanti a casa tua

con le villette che stavano abbracciate

a tenersi al caldo e tu

a parlare con i tuoi amici e io

e la mia bici che passavamo.

E il colore del tuo incarnato che si accordava

al pallore dei nostri inverni

i tuoi occhi furbi che sfuggivano prima

di essere sorpresi e le tue mani tra i capelli

il tuo andare spedito e il tuo aspettare le ore

stanche dell’estate che avanzava.

E l’inquietudine nelle tue scarpe

la camicia di flanella sopra la t-shirt

lo zaino in spalla e l’ambizione dei tuoi desideri

la pioggia che non dà tregua ora ai tuoi giorni

e il fango e il colore accesso delle colline.

E anche tu a fotografar pozzanghere

e le immagini tremolanti riflesse nei vetri

che si credono specchi.

E io non so mai quando fai ritorno

e mi sembra di vederti ad aspettare le ore passare.

Ma è solo fame o stanchezza

la sensazione che questo quadro sia un miscuglio

confuso di colori

di ricordi.

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