Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

nero omogeneo & bianco discontinuo

Ci sono giorni in cui i pensieri non mi mollano. Sono un fluire incessante di pensieri. Non ce n’è uno in particolare. E’ come un fiume che, durante la sua corsa, ascolta le storie dei ciottoli, dei pezzi di legno che incontra, delle sponde. Ognuno ha la sua storia, che racconta in un attimo appena, in un tumulto nello scorrere impetuoso verso valle. Il ciottolo parla, si racconta, chiede alle acque di fermarsi, di bagnarlo un po’. E così i miei pensieri mi chiedono di fermarmi, di scambiare quattro chiacchiere con me. Oh sì, quanto io e i miei pensieri parliamo e quanto litighiamo. Alcune volte non si rendono conto quanto pretendano da me, troppo… troppo tempo, troppe ore, intere giornate. E così ogni tanto decido di chiuderli in un angolo nascosto della mente e del cuore. In effetti, mi sono sempre chiesta da dove provengano i pensieri… Si dice che il cuore sia volubile, che i pensieri non siano altro che processi mentali di logica e memoria, una rielaborazione di fatti successi che li hanno plasmati, una razionale creazione, che alcuni definiscono coscienza, altri ancora follia. I miei pensieri sono irrazionali, tumultuosi, rumorosi. Che siano frutto del cuore?  I pensieri mi parlano di ricordi lontani, di sensazioni, di sentimenti e tutto ciò, mi chiedo, col raziocinio cosa ha a che fare?

Mi sfiorano la mente in momenti impensabili della giornata, ma è in auto che prendono il sopravvento ed è lì che trovano il terreno migliore per crescere. Ricordo che spesso pensavo seduta sul sedile posteriore,  mentre papà guidava e tu gli stavi accanto assorta, con la mente che volava via. Dicevi che era l’auto a suscitarti quella malinconia, una specie di allergia, non ai sedili, all’aria, ma a tutto ciò che scorreva attraverso i finestrini, ai paesaggi veloci, alle nuvole, agli insetti che trovavano la loro fine sul nostro parabrezza, ai nidi degli uccelli in bilico sugli alberi, alle siepi che creavano muri verdi al nostro passaggio, al bianco-nero delle strisce sull’asfalto. Avevi gli occhi lucidi e di tanto in tanto ti passavi la mano sulla guancia ad asciugare una lacrima caduta incontrollata. Dopo qualche minuto, ti giravi verso di me e, con estrema dolcezza, come se quella lacrima avesse portato via il tuo ultimo brutto pensiero, mi chiedevi come stavo. Lo facevi sempre ad ogni viaggio, ad ogni mano che passava sulla guancia, ad ogni lacrima, ad ogni pensiero che volava via. E così i miei pensieri e i tuoi pensieri affollavano l’auto, si incastravano vicino ai finestrini,al tettuccio, dentro le bocchette dell’aria condizionata, dentro le casse dell’autoradio che cantava. La nostra auto era piena di note che rimbalzavano nei pensieri e di pensieri che echeggiavano attraverso le note.

Pensieri parlati, urlati, cantati e pensieri pensati, scrigni di ricordi…

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10 pensieri su “nero omogeneo & bianco discontinuo

  1. Ti mando la prosecuzione via mail. Quello che penso lo conosci da 20lines. Mi è piaciuta questa variante e merita di essere esplorata. Se mi dai il permesso pensavo di usare i sei frammenti (incipit e finale tuoi e gli altri quattro pezzi miei) da pubblicare su Caffè Letterario http://bistrotapigalle.wordpress.com/ specificando chiaramente di chi sono le paternità il 21 luglio.
    Anzi se vuoi partecipare, dimmelo che ti mando l’invito. Le regole le trovi sul sito ma sono semplici. Nessun obbligo di pubblicazione, al massimo una volta al mese, secondo un calendario fissato mensilmente. Pubblicazione in autonomia senza censure preventiva.

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  2. Che bella descrizione. Che bel frammento di vita!

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