Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Omaggio…

Mi sono sempre ritenuta una tuttofare. In realtà la parola giusta sarebbe tuttologa, ma la sua definizione non mi è mai piaciuta, ricordandomi una persona presuntuosa, che parla dall’alto della sua sapienza artefatta, costruita e falsa, anziché realmente fondata. Dunque la parola che mi si addice di più è TUTTOFARE, in maniera semplice e senza troppe pretese, che presuppone perciò non solo il fare intellettuale, ma anche il fare fisico. La parola “tuttofare” viene spesso attribuita a una persona non destinata a un lavoro specifico oppure a una persona che è in grado di svolgere qualsiasi servizio non specifico e a cui non viene richiesta una particolare “specializzazione”. Specializzazione…. altra parola che forse ai giorni d’oggi si usa con troppa facilità!

Vediamo… Molte persone che conosco si sono specializzate in un ramo o in un campo del sapere, facendo della loro professione un punto di forza: conosco medici, ho amici architetti, designer, letterati, esperti in lingue estere, falegnameria, calcoli strutturali, aeronautica, impianti elettrici, conosco specialisti nell’avvitare lampadine, nell’accudire i propri figli, nel piantare un chiodo…

Un chiodo…. ecco, per esempio, se vi facessi parlare con mio zio, lui definirebbe quella del chiodo un’arte sopraffina. Egli è convinto che ogni supporto è nato per accogliere il suo chiodo e viceversa. Ricordo che, ogni volta, studiava alla perfezione il muro di mattoni, legno o cartongesso che fosse e in seguito il chiodo. Rimaneva così in contemplazione per qualche minuto, accarezzando la parete e subito dopo guardando in controluce il chiodo, la sua lunghezza, lo spessore, con un occhio chiuso, muro-chiodo-muro-chiodo-muro-chiodo. Poi si decideva e, abbandonata la sua posizione meditativa, iniziava la ricerca dello strumento adatto per impiantarlo alla parete. Mio zio preferiva lavorare su pareti in cui non serviva usare il trapano, il tassello e le viti, “perchè mortifica la fatica umana” diceva in tono solenne  e poi con rapidi colpi lo faceva diventare parte del legno, del mattone, della parete, della casa, …. del suo mondo!

Questa è per me la specializzazione, quella vera, quella non a tutti i costi ufficializzata da un pezzo di carta, questo amore, questa conoscenza, questo familiarizzare e sentire propria una cosa, un gesto, un mestiere, un’arte, così da non aver dubbi sul da farsi e averne una dedizione tale da renderti soddisfatto, anche se è legata al  gesto più insignificante e banale di questo mondo.  Vorrei anche io il mio chiodo e il mio supporto, la mia superficie da contemplare, il gesto ricorrente, la sicurezza di far bene, la decisione, la dedizione, la soddisfazione, insomma una “specializzazione” così, ricca di passione e non solo di numeri e parole stampate su una fredda pergamena.

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2 pensieri su “Omaggio…

  1. Contemplare un momento di vita, ammirando un “banale” chiodo, è davvero un
    Mestiere da Grandi.
    Ho anch’io il mio chiodo fisso…
    Felice giorno
    Gina

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