Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Stream of consciousness

E’ un periodo di flussi di parole, che ordino mentalmente prima di affogarle di inchiostro su un foglio bianco. Mi si presentano davanti, sospese a mezz’aria, come le immagini da riordinare dei crimini in Minority Report.

Parole invidiose, che vogliono vivere la mia vita, che si inzuppano nel latte la mattina. Le tiro su, pesanti, col cucchiaio e un distratto “sbadiglio” scivola e ricade con un tonfo dentro la tazza, mentre le altre mi riempiono la bocca di sonnolenti “buongiorno”.

Svogliate, il “dovere” e la “fretta” rovistano nel mio armadio in cerca di qualcosa da mettermi addosso, come un po’ di “motivazione” e intanto le grucce rimangono nude e fiere della propria magrezza mattutina. Con gesti rapidi mi tolgo dal viso bagnato le ragnatele della notte. “Vanità”, “bellezza”, “trucco” appannano l’aria con il loro vapore pesante e si dissolvono in goccioline, che rigano lo specchio appena apro la porta.

Entro velocemente in macchina, accelero, c’è un ingorgo di parole per strada, “rosso”, “strisce”, “pedoni”, “musica”, “arrivo”, “parcheggio”, “scuola”, “cortile”, “campanella”.

Tutt’intorno è un gridare colorato e colorito di parole. Generazioni di parole vuote, di intercalari fatti uscire tutti d’un fiato, senza punteggiature, senza espressione, acute come una sirena stonata, che ha bisogno di sfogarsi, di far sentire la propria presenza. Parole in fila, che spintonano e che corrono su per le scale, parole tra i banchi, parole scritte, dette, dettate, confuse, incespicate, balbettate, sbagliate, finite…

Fuori, ancora con la testa piena di parole, mi ritrovo a fare il bilancio della giornata: le parole confondono,creano equivoci, disagi, differenze, abissi, ma anche conforto, amore, comprensione, solidarietà, amicizia, legami.

Ho deciso!  Mi rifugio velocemente a casa, chiudo la porta a chiave dietro di me e lascio fuori le parole vane, quelle sbagliate, quelle unte e ingiallite che ti si appiccicano addosso, come gli odori di un vecchio fast food o di un ristorante cinese a basso costo.

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