Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Tempo.

Attesa… Quante attese, attese di eventi, di gesti, di parole, di lettere, di riconciliazioni, di incontri, di persone,  di riconoscimenti, di dolcezze, di comprensioni, di affermazioni, di compimenti, di nuove attese!

E le giornate diventano lunghissime, i minuti non passano, sembrano ore, che non si contano più attraverso le lancette dell’orologio. Queste ormai segnano le stagioni, i secoli della tua perenne attesa. Come ritmato dagli orologi di Dalì, estenuante e malinconico, il tempo cola e si scioglie, si trascina, lasciando dietro pezzetti di memoria del tuo passato e scivolando sulle gocce del tuo futuro. La tua mente cerca distrazione altrove, il tuo corpo si impegna in attività alternative, ma con un gesto inatteso, il tuo occhio disubbidisce alla regola ferrea e,  sfiorando l’orologio appeso al muro, cerca di reinventarla. E tutto, anziché accelerare, diventa più lento. La lancetta dei secondi sembra incantarsi nella sua cadenza: tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tic…. tac-tac.

La speranza che il tempo passi viene messa a dura prova. Ti sforzi per resistere ad una nuova attesa. Aspetti, ancora… il tempo è fermo, tutto si arresta, insieme al tuo occhio immobile  sulle lancette, che chiedono venia per non aver saputo resistere alla tentazione.

Timido il tempo, se lo guardi troppo abbassa lo sguardo, si nasconde,  si copre con il velo della malinconia, della tristezza, a volte fa tardare inconsapevolmente gli eventi o, emozionato, come un giovane innamorato, si dimentica di farli accadere. Quando si ravvedere dal suo rossore cerca di rimediare, ma ormai per te è troppo tardi. Le lancette si sono spostate, quando tu non guardavi più e non è accaduto ciò che speravi. Così le motivazioni che ti avevano spinto a sperare a una sua accelerazione, o quelle che ti avevano fatto trepidare per qualche secondo, scalpitare, battere il cuore, stare in ansia decadono prive di significato, svuotate, rese vane. Tutto si attutisce, si smussa, si stempera, si tranquillizza, si sfuma.

Il tempo ormai anacronistico ritorna alla sua corsa inarrestabile, finché tu non aspetti ancora qualcos’altro e il tuo sguardo, posato sulle lancette, ritornerà a intimidirlo, bloccandolo.

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