Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

E’ Pasqua!

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Adesso, in questo tempo di Passione, mentre fuori piove, vedo gente privata di dignitosa vita, immagini di un mondo assetato di pace, solcato da passi di bimbi trattati come fardelli pesanti. Li sento gridare e tremare per la fame, mentre rabbrividisco alla visione della mensola della mia cucina, che si arricchisce vergognosamente di una colorata collezione di uova di cioccolato: è Pasqua!

Vedo richieste di riscatti, di terrificanti scambi, di vendite di uomini, innocenti o no, non ha importanza. Sento di delitti, di carneficine, mentre preparo il succulento pranzo di domani e già ho la nausea: è Pasqua!

Vedo ornamenti dorati e lumini, fedeli in processione, bande suonanti, bocche aperte su note latine che celebrano la salita al Golgota. Vedo la Croce riempita di baci umidi, raffreddati, truccati con rossetti sfavillanti. Uno dei tanti è il mio che non riesce a toccarLo, per paura di sporcarLo: è Pasqua!

Sento un distacco, la mancanza di entusiasmo, vedo immagini di una chiesa delegante, che non si priva della ricchezza materiale. Dov’è quel Papa sofferente dietro la gravosa Croce? Il suo incespicare e il suo andare adagio? Dove sono le lacrime, il sudore, la pioggia che bagna il suo copricapo? Dove la figura rappresentante il Cristo morente? Sento il rancore che mi turba l’anima, la mia povertà di spirito, il mio giudicare le cose dal mio punto di vista: è Pasqua!

Mi rifugio nel passato per un attimo e sento una mancanza forte e insopportabile di te, che eri la mia guida, del tuo sguardo languido, acquoso, che carezzava il viso sul quale si posava. Mi manca la tua dolcezza di padre, la tua severità e il tuo rigore di pastore. Mi manca la tua chiesa, fortemente voluta, chiesa di riscatto e di rifugio per i ragazzi di strada. Mi manca la scalinata, percorsa mille e mille volte ancora, affiancata dai sedili, disposti ad anfiteatro, per annullare le divisioni, le distanze, per parlare a tutti guardandoli negli occhi. Ci chiamavi per nome, a uno a uno, e di tutti noi sapevi la storia, gli inconfessabili segreti, le paure e le debolezze: è Pasqua!

Ti vedo claudicante e sofferente, prendere per l’ultima volta la Sua e la Tua Croce e fare il giro della chiesa in processione. Dicevi sempre che, il lato contrario a quello in cui è inchiodato Cristo è il posto che aspetta a colui che lo voglia seguire con fede. E tu, il tuo posto dietro le spalle di Gesù, l’hai preso volentieri, senza un lamento, senza una parola mentre durante la via Crucis le tue ginocchia, disubbidienti, tentavano di resistere e, a fatica, le obbligavi a prostrarti ad ogni stazione: è Pasqua!

Mi mancano le divise indossate per l’Occasione importante, le prove estenuanti, la perfezione ricercata della sfumatura del canto, che faceva accapponare la pelle, le note vibranti, gli acuti, le arpe, i violini, il pianoforte, il tuo volto soddisfatto, quando a occhi chiusi, sembrava che volasse fin lassù: è Pasqua!

Vedo il buio che si illuminava flebilmente al passaparola delle candele,  finché tutto era invaso dall’emozionante Luce divina. Mi manca l’acqua, che ospitava corpi di neonati, rinati a nuova Vita. Mi mancano gli applausi di gioia, lo scampanio, che annullava ogni rumore festante, le strette di mano, il calore comunitario. Mi manca la tua mano delicata, che sosteneva il Corpo di Cristo,  con fermo rispetto, con l’umile responsabilità del gesto, trasmissione dell’amore incondizionato di Cristo e per Cristo. Non c’era angolo della chiesa che rimanesse escluso dalla Sua visione: è Pasqua!

Mi manca la pienezza, la soddisfazione all’uscita della funzione, la fede salda che inizia a zoppicare e la voglia di gridare a questo mondo: è Pasqua, è risorto il Redentore!

 

Che il mio augurio di una buona Pasqua ti arrivi fin lassù. Ciao Don…

 

Nonostante qualche mia nota di tristezza auguro a tutti una Pasqua di pace, almeno nel nostro piccolo.

 

 

 

 

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3 pensieri su “E’ Pasqua!

  1. Non riesco a restare indifferente di fronte ai tuoi soliloqui.
    Hai un modo di articolare i pensieri che mi lasciano sempre piacevolmente sorpreso, ho come l’impressione che un colpo di sonno mi stia prendendo mentre guido e le tue parole, come una brusca sterzata mi salvano…
    Ancora resto smarrito…!!!
    In tutte le ipotesi: Serena Pasqua a te…

    Mi piace

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