Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Come se fosse la mia ultima notte…

Mi tormento ed è notte e non posso fare niente. Sembra che questo buio parli lingue confuse, sconosciute. Domani non c’è più tempo, domani non c’è più un mondo, un te e un me, il canto di un gallo che sveglia il mattino. Domani è già tardi e, frenetico, il mio corpo si agita in questo giaciglio come su un rovente letto di braci, in cerca di posizioni rilassanti, per poter dormire. Ma è inutile. Non si può, è come se questa notte fosse l’ultima e ci siano tante cose da fare e da dire e poco tempo a disposizione.

Vorrei prendere il telefono e chiamarti. E’ tardi… Compongo il numero, chiudo, mi distendo, è tardi, spengo la luce. Mi alzo, accendo la luce, prendo il telefono, compongo il numero, silenzio, chiudo, mi prendo la testa tra le mani, “cosa sto facendo?”, è tardi, chiudo la luce. Mi rialzo, prendo il telefono, lo rimetto a posto, guardo l’orologio, è tardi, lo riprendo, compongo il numero, le tre, squilla, silenzio, cuore in gola, chiudo, è tardi!!!

Se solo fosse possibile ti chiamerei, ti chiederei centomila volte scusa per i pianti muti e i fazzoletti che ho consumato, ti chiederei perdono per i nostri aliti che non si sono mescolati, per gli sguardi non incrociati, per i niente tra di noi, per non averti fatto sprofondare nei miei sentimenti come se fossero sabbie mobili. Ti farei vedere gli abissi e i coralli delle nostre mancate chiacchierate, ti avvertirei che siamo rimasti impigliati nelle alghe attorcigliate dei nostri silenzi.

A destra dei marciapiedi vicino le vetrine colorate, ti inseguirei come un’ombra in pieno giorno, visibile, senza paura di nascondermi. Prenderei le tue mani, mentre tu cammineresti a passo svelto. Intreccerei le nostre dita, come la trama e l’ordito di un tappeto orientale, finemente lavorato. Ti fermerei con le spalle al muro, ti abbraccerei, lascerei scorrere senza vergogne le mie lacrime, a lungo ingoiate, ti chiederei di raccontarmi come ce l’hai fatta, solo, di spiegarmi le ragioni delle tue indifferenze, della tua vita privata, custodita come una proprietà militare, con tanto di recinzione elettrificata e cartelli di limite invalicabile che, se adesso mi avvicino troppo, spari a vista.

Ti direi che inconsapevolmente mi hai guarito da dolorose ferite, così semplicemente, senza che ti dicessi niente, senza che tu chiedessi niente, ma parlando con i tuoi modi spensierati, le battute, dei tuoi viaggi, dei fantasmi, dei tuoi film assurdi e delle mele succulente di Biancaneve. Ti farei vedere come ho imparato a ridere di nuovo, non più come una volta… quelle risate spensierate non ci sono più, ma in un modo diverso, più maturo, più sommesso, più consapevole che la tristezza spesso ci fa visita e non si dimentica di noi. Ti direi che mi è rimasta quella opprimente sensazione che tutto finisce, così da un momento all’altro, senza avvertimenti, nè annunci ai quattro venti, che mi sembra che, ogni tanto, qualcuno lo sussurri, sghignazzante e soddisfatto, nell’aria.

Ti direi che potresti fidarti di me, che non c’è niente di male a condividere i racconti degli sgambetti del destino, delle gomitate delle brutte esperienze, degli innalzamenti delle gioie e delle soddisfazioni. Ti sussurrerei che potresti finalmente abbattere le tue barriere inutili, le tue recinzioni di filo spinato ed io potrei curare le tue piaghe, come tu hai fatto con le mie.

Non ci sarebbero più urgenze, più telefonate salvifiche ai pronto soccorsi dell’anima. E al mattino successivo ci sarebbe ancora un mondo intero da vivere!

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21 pensieri su “Come se fosse la mia ultima notte…

  1. Stupendo finale! !!!!
    Complimenti
    🙂

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  2. L’attesa è rincorsa. In diversi sensi. Ciao.

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  3. Si lotta se ne vale la pena…………complimenti x il tuo blog.

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  4. C’è un giorno che ci siamo perduti
    come smarrire un anello in un prato
    e c’era tutto un programma futuro
    che non abbiamo avverato.

    È tempo che sfugge, niente paura
    che prima o poi ci riprende
    perché c’è tempo, c’è tempo c’è tempo, c’è tempo
    per questo mare infinito di gente.
    … (ivano fossati)

    È una canzone che mi accompagna da molto e mi ha aiutato tante notti insonni.. Che ancora mi accompagnano!!

    C’è tempo, c’è tempo… 😉

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    • Bellissima, non la conoscevo. “C’è tutto un programma futuro che non abbiamo avverato”… “è tempo che fugge che prima o poi ci riprende” meravigliose queste frasi! Come “nell’illusione del destino” io sono sempre fiduciosa… grazie 🙂

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      • La consapevolezza delle nostre scelte e delle nostre attese si consolida nel tempo. Intanto tutta la nostra insicurezza avanza e ci dispera. Ma c’è tempo. E c’è tempo per le piccole speranze e anche per rinascere. Con un poco di buona volontà ed un po’ di forza ce la potremo fare 😉

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  5. ci sono molti mondi da vivere…ma se uno vuole un mondo e solo quello deve lottare per averlo

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