Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Hope!

In un cassetto ben chiuso conservo una vita vissuta, che adesso è difficile riprendere in mano o solamente ricordare. Biglietti di musei, di viaggi, scontrini, libri, cd, fotografie. Questa vita tutta compressa, stipata, soffocata, in quei pochi centimetri quadrati di spazio. Quando devo prendere qualcosa, lo apro e faccio tutto d’un fiato, a occhi chiusi e poi, frettolosamente, lo richiudo, come se fosse una specie di pericoloso vaso di Pandora. Ieri quel vaso è stato aperto. Sono straripati momenti dolorosi e nel mucchio di tutti quei ricordi, mi sei ricapitato tra le mani, dentro una foto. Ho avuto un sussulto, non me l’aspettavo. Non me la ricordavo nemmeno di averla, quella foto.

Il tuo viso è piegato in una smorfia, che dovrebbe simulare un’arrabbiatura o uno sguardo severo, ma con il mestolo in mano e il grembiule sei poco credibile e mi fai scappare una risata. E’ estate, un’estate di generosità, di adempimenti, di aiuti donati con semplicità d’animo, che rimescoli nella cucina del tuo cuore come il tuo miglior ragù. Tutto è intriso di quel senso pieno di familiarità e di confidenza. Si respira aria di casa a casa tua, con i canarini cinguettanti nel balcone, i gerani pendenti che fanno invidia al vicinato e quell’odore di legno che ormai ha preso possesso delle cose che portano il tuo nome.

Mi manchi, così come mi manca la tua risata timida e trattenuta, che mi ricordavi Muttley di Dick Dastardly delle corse pazze. Mi manca come mi guardavi, quello che mi dicevi, i tuoi incoraggiamenti e le tue previsioni per il futuro con il tuo “vedrai” che, gesticolante, metteva in mostra le tue mani martoriate dal lavoro. Hai lottato fino all’ultimo in quel letto, in cui non sopportavi che nessuno ti vedesse e in cui io stessa non sopportavo vederti: tu così attivo, così frenetico e pieno di vita, tu, punto di riferimento in tanti momenti della mia vita. Ho visto la rassegnazione nei tuoi occhi, ho visto la paura del dolore e della morte, il corpo umiliato, la tua consapevolezza che sarebbe ormai tutto finito e che il peggio sarebbe passato presto. Hai lottato, hai fatto la tua ultima corsa pazza, senza scorrettezze, senza cinismi, forse, come Muttley, hai perso.

Ma io so che nel fondo del mio cassetto è rimasta una cosa, la speranza…. forse hai vinto!

I wanted to see
if fire would burn me.
I thought I would know
if four walls could hold me.

I wanted to see
if fire would burn me.

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5 pensieri su “Hope!

  1. Reblogged this on Soliloquio in compagnia and commented:

    A un anno da te… adesso capisco la tristezza di questa giornata.

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  2. Muttley… Fa qualcosa!!!! Lo ricordo quel cartone e ricordo anche delle corse perse e lo sgnignazzo sonoro di quel cane, che pur sconfitto lasciava simpatia e affiliazione. Dalle parole che scrivi, il tuo “Mattley” ha tristemente perso la sua corsa, ma ha vinto l’immortalità che richiama simpatia e affiliazione. Purtroppo al distacco fisico non c’è rimedio, ma i sorrisi, i pensieri, gli abbracci e gli occhi, nessuno potrà sottrarceli.

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  3. trasuda malinconia dolce

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