Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Ditemi il nome di colui che non è più.

Come si chiama l’uomo che infrange tutte le promesse, che si trasforma in un’altra persona, che disprezza, sminuisce, fa sentire inutili, che, vomitando parole, umilia gravide mogli?

Come si chiama l’uomo che insulta, che sputa rabbia, che, subdolo, prepara tranelli per coglierti in flagrante ma, di fronte all’onestà, si sente spiazzato e medita vendetta?

Come si chiama l’uomo che si dimentica della tua importanza, del tuo valore, che ti rincorre per un lungo corridoio e ti afferra tirandoti dai capelli?

Come si chiama l’uomo che minaccia con gli occhi furenti di rabbia e le mani tremanti davanti al tuo volto, che ti promette la morte, come se fosse l’invito a un meritato spettacolo?

Come si chiama l’uomo che lascia profonde ferite ed estesi ematomi dentro la tua anima, che si alza la mattina col sorriso sulle labbra, come se niente fosse, pretendendo attenzioni e slanci di affetto, perdoni e rinascite?

Sarai sola e scriverai il suo nome su un foglio illibato, affinché senta l’ horror vacui delle sue anemiche manie di grandezza. Lo accartoccerai come un appunto sbagliato, con tutte le tue forze e lo getterai nel cestino con uno lancio veloce scatenato da tutta la tua rabbia. Inutili azioni per sentirti meglio, per dimenticarti la sua esistenza, tutto il male che ti ha fatto, tutti i suoi sguardi atti ad impaurirti, la sua voce graffiante nei rimproveri, il suo odore, i suoi passi, la sua presenza. Riprenderai quel foglio martoriato e lo strapperai in mille pezzetti affinché, cercando di ricomporlo, escano fuori anagrammi grotteschi, con cui potrai farti delle gustose risate. Raccoglierai i coriandoli da terra e li getterai nel fuoco del camino. Solo allora i tuoi occhi gioiranno, fermandosi a vedere quella breve fiammata all’altezza della pochezza del suo essere e solo in quel momento il tuo corpo finalmente sentirà calore.

Presto il fuoco si spegnerà. Cadrai esausta in ginocchio, gli occhi offuscati dalle lacrime, il pianto interrotto dai singhiozzi e ti addormenterai………………………………

……………………………………………………………………………………………….Rumori

Passi.

Chiavi.

Porta.

Tutto ricomincia, le ceneri del camino erano solo di un pezzo di carta con su scritto un nome……………………….

Ditemi il nome dell’uomo che Uomo non è più!

E prenderò quell’uomo sbagliato, tatuerò la sua pelle con gli anagrammi dei suoi nomi grotteschi, trasformerò i suoi gongolanti portamenti in doloranti gobbe per pesanti zavorre di responsabilità, gli affiderò i parti dei suoi insulti e le maternità della sua violenza. Lo farò camminare nelle ceneri della carta straccia del suo avvenire, a braccetto con l’odio che si è gettato addosso, infangato dal suo stesso puzzolente vomito di logorrea.

Ditemi il nome di colui che non è più.

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3 pensieri su “Ditemi il nome di colui che non è più.

  1. daru84 in ha detto:

    adoro la tua scrittura, è piena, vera, ricca di necessità.

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  2. ci ho pensato…ma mi vengono solo parolacce forse la più tenera è “una Merda”

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  3. BESTIA……….

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