Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Knifeville!

Knifeville, 1907, città che danza sulle note dei battiferri, suoni che preannunciano prestigio e sviluppo economico. I visi seri per l’importanza dell’evento, ordinati per altezza, gli uomini dietro, poi le donne e i bambini seduti in prima fila:  click! una foto in bianco e nero, tocco delicato per orecchie abituate a registri ferrigni e tonalità metalliche.

La fabbrica è un continuo andirivieni di garzoni che, raggiungono a malapena gli otto anni d’età, sporchi, stanchi, anneriti portano il materiale su carriole. Il loro sudore si mescola all’acre odore del ferro battuto, della fucina e dei magli verticali e a testa d’asino che continuano imperterriti con il loro battere e levare. Tutt’intorno è fermento e cenere, tutt’intorno è frenesia e calore.

Sblengh, il maglio si accanisce sul ferro rovente da forgiare, l’acqua della roggia non gioca più con la ruota tra corse agitate e fermate repentine perchè il progresso ha portato l’energia elettrica che tutto muove, persino il mantice fa sbuffare in un modo diverso. Il fabbro muove sapientemente il pezzo e lo trasforma da informe a singolare opera d’arte: pala, falce, zappa, martello, scure, spada vengono affiancati da forbici e coltelli fatti in serie. La vecchia maniera di molare il pezzo, a cavallo di una tavola di legno che, calibrata dal peso dell’artigiano, andava su e giù regolandone la pressione, viene soppiantata dalle fredde macchine e da operai allineati davanti le proprie postazioni. Tutti in fila, tutti con indosso la propria giacca o il proprio gilet, tutti che mangiano lo stesso panino e limatura, tutti che lavorano a testa bassa per ore infinite senza scambi di parole, senza sguardi, senza esigenze corporee da dover soddisfare… è tardi, la catena di montaggio non può aspettare. A casa la sera si porta con orgoglio in tavola il coltello col marchio, quello fatto dal vicino di casa, dal parente, dall’amico, dal papà che lavora nelle prestigiose Coltellerie Riunite.

Knifeville, 2012, città del coltello, passata al taglio laser e alle macchine a controllo numerico, all’assoluta precisione nel controllo della temperatura, agli acciai speciali, ai materiali ad alta resa, ai diritti del lavoratore, ai tappi per attutire i rumori, alle otto ore. Hai saputo elevare la tua importanza, la tua fama è arrivata ad Hollywood, grazie soprattutto alle mani vivaci di coloro che hanno continuato a lavorare, in serie o artigianalmente. La vecchia fabbrica è diventata adesso museo, in cui rivivono, tra gli allestimenti di acciaio COR-TEN, le antiche botteghe del “favri da gros” e del “favri da fin”. Tutto è avvolto da un’atmosfera che riporta indietro nel tempo, le pinze, le pietre abrasive, le incudini, le finestre affumicate per custodire i segreti del mestiere, gli attrezzi per l’affilatura, il magnetizzatore delle lame, così come il ritmo incessante del martello che risuona nelle sale espositive.

Se ti fermi per un attimo puoi persino sentire il movimento d’aria provocato del garzone in corsa che ti passa accanto, portando con sé schegge di un sapere antico…

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