Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

“Se vuoi, puoi!”

Se vuoi, puoi! Ogni volta che mia madre mi ripeteva questa frase, mi innervosivo. Come si fa a dire una cosa simile ad una adolescente in crisi, che ancora non è in grado di affrontare le difficoltà che la vita le pone davanti? E così ogni volta mi arrabbiavo. “Se vuoi, puoi” assumeva i toni di una sfida, che non riuscivo a cogliere, di una gara, che era più facile evitare, di un voglia di emergere che non mi apparteneva. Preferivo fare il mio, non strafare, non pormi davanti a nessuno con aria di superiorità che quella frase voleva suggerire più a me che non agli altri.

Da allora sono passati circa una ventina di anni. Ogni volta che sono davanti a un problema, quella frase continua a rimbombarmi in testa. E’ diventata un modo per spronarmi, per dire a me stessa che sono in grado ormai di superare tutto. Ed è la stessa frase che mi sono ripetuta guardandoti la prima volta che sei entrata in quell’aula scolastica.

Ti avevano descritta come una persona problematica, che si voleva ritirare dal corso di studi appena accorta di quanto potesse essere dura. Al diavolo il diploma, al diavolo i professori, le materie, la maturità, al diavolo i tuoi che erano morti troppo presto, senza garantirti il diritto di crescere come tutti gli altri, al diavolo queste nuove persone che ti avevano fatta arrivare da Chernobyl qualche anno fa. Perchè salvarti? Perchè non lasciarti lì, abbandonata al tuo destino? In poco tempo avevi dovuto adattarti alla nuova vita italiana, dimenticando il tuo paese, cambiando idioma, abitudini, amici, volti, aria. Avevi dovuto lottare. La scuola? Un ammasso di stronzate inventate da gente viziata e ripetute all’infinito da emulatori illusi che non riescono ad arrivare alla fine del mese. Eppure, mentre tutto questo ti attraversava la mente, stavi lì sulla soglia, chiedendo se potevi entrare, con il tuo fare spavaldo, che cercava di nascondere a stento la tua vergogna per essere di tanti anni più grande dei tuoi compagni di classe. Un dignitoso “ma chissenefrega!” traspariva in ogni cosa che facevi, dal camminare, al sederti svogliata su quel banco in prima fila. Sì quello dei secchioni o degli sfigati. E tu ti sentivi una di loro, una sfigata! Poiché mai saresti diventata una secchiona! Le secchione hanno gli occhiali e i brufoli e sono brutte, di una saccenteria che rasenta l’antipatia. No, tu eri solare, bionda con degli occhi azzurri acquosi e limpidi. Ma questo era come ti vedevi tu, come sapevi di essere, mentre il tuo corpo parlava un altro linguaggio, quel corpo sfigurato dalla tragedia nucleare, che aveva saputo infliggerti oltre la dura pena di rimanere orfana, quella di lasciarti in eredità un solo braccio, tre dita nell’unica mano disponibile e una gamba più corta di 15 cm rispetto all’altra.

Ma tu volevi un riscatto, un’opportunità, quella che ti fa andare avanti, anche quando le persone faticano a guardarti negli occhi, perché troppo concentrati a scrutare le tue mancanze.

E l’hai saputo fare…

Tu, il “se vuoi, puoi” personificato, che hai rotto le convenzioni, infranto i luoghi comuni, calpestandoli e passandoci sopra, per poi ricomporli in altri modi, secondo altre immagini e diversi incastri.

Tu e il tuo corpo abbozzato, come una incompiuta e magnifica scultura michelangiolesca, che sapeva tenere le squadrette da disegno come se fossi la Dea Kalì, mentre tutti ti guardavano, incapaci di coordinare i movimenti di mani e dita più fortunate.

Tu che scorrevi nell’acqua, come se fosse il tuo elemento naturale e che insegnavi ai bambini come non aver paura di nuotare.

Tu, esempio di forza e tenacia che mi ritorni in mente, quando qualcuno scoraggiato dice ” Non ce la faccio”… e io ribatto ” Se vuoi, puoi!”

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8 pensieri su ““Se vuoi, puoi!”

  1. Mi sono venuti i brividi ma ritengo che a volte “volere è potere” o “se vuoi puoi” può servire a rendere le persone frustrate. Usato nella giusta misura è utile ma non deve diventare un’ossessione.

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  2. …Io faccio il contrario, lo dico sempre agli altri :Volere è Potere!

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  3. “volere è potere” lo diceva anche mia nonna. Evidentemente le cose non stanno proprio così, ma è probabile, come dici, che rappresenta uno sprone a darsi una mossa. A fare dei tentativi per mettersi in gioco e sostenere le proprie convinzioni.

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  4. lo sai che anche mia madre usava spesso questa frase……..sembra come se ti venisse impostato di fare una cosa controvoglia…..non la sopporto……un bacio cara

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