Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Archivi per il mese di “luglio, 2012”

Untitled, acrylic on canvas

Una tavolozza vergine.

Le immagini scorrono, attraverso il mio braccio, dalla mente, traboccante di colori, alla tela bianca.

La musica dentro le orecchie scaccia i pensieri o almeno ci prova.

Il ritmo accompagna le pennellate, lente, rabbiose, spensierate, energiche, grasse, velate, annacquate.

Le lacrime diluiscono le tinte, le sfumano, le impastano di dolore, incertezze, ricordi.

Tra bianchi e neri, tra luminosità ed ombre, nella continua incertezza se far prevalere le une o le altre.

Tutto adesso è sulla tela.

La mente si svuota, si libera del passato, della dicotomia tra bene e male, della contrapposizione tra desiderio e senso del dovere.

Untitled, acrylic on canvas…

Forse è un quadro la metafora della vita… la mia.

 

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L’urlo del silenzio…

Oggi sono indignata, anzi non lo sono solo da oggi, ma da quando ho letto un articolo su una mamma che ha messo sul web le foto del suo aborto. La madre in questione ha motivato la sua scelta dicendo che è così facile abortire e non c’è nulla di tragico, che non è giusto che tutta una serie di persone, tra cui medici obiettori di coscienza e religiosi in genere, ne facciano un caso di stato. A suo dire “Le sue foto servono solo per educare e non spaventare le donne”. L’articolo originale è questo:

http://www.thisismyabortion.com/

Non voglio qui dilungarmi sul perchè una donna faccia una scelta simile. Non voglio neanche discutere su cosa sia giusto o  meno, su cosa sia morale o no. I giudizi li lascio a chi è più in alto di me. So solo che tante donne si spingono ad un gesto così estremo per ragioni diverse: esigenze lavorative, problemi economici , violenza subita, abbandono del consorte o del compagno, insicurezza, o perché vedono il futuro bambino come un intralcio. Poi c’è tutta una serie di motivazioni più gravi e drammatiche, come il pericolo di vita della mamma o problemi di salute del feto, di cui comunque sia la comunità medica che quella religiosa tiene conto. Prendendo per buona la carrellata da me appena accennata, la cosa che mi indigna è il modo in cui certe cose vengono dette, così senza filtri, spiattellate senza il rispetto per il dramma che si va a compiere e senza il rispetto per tutte quelle persone che vorrebbero averne di figli e non possono. Senza il rispetto per coloro che l’aborto l’hanno dovuto accettare perchè dettato da madre natura e non dalla propria volontà. Senza il rispetto per quella povera creatura che già respira dentro una donna, che ne sente il calore, il battito del cuore, che si culla e si aggrappa in lei con estrema fiducia. La cosa che mi indigna di più è che questa donna pensa di voler rassicurare le altre donne, mettendo in pubblica piazza una cosa così intima e privata senza una metabolizzazione, una digestione dell’atto che di per sé è dolorosissimo e non solo dal punto di vista fisico, il tutto come se quattro foto su un sito possano giustificare la sua scelta. A me personalmente sembra uno spot stile assorbenti all’ora di pranzo. “Ehilà gente <<This is a Creative Commons project… take it, use it, share it.>>”  La signora non parla naturalmente del perché abbia abortito. Se lo scopo del suo progetto fosse stato quello di abbattere un tabù, sarebbe stato un punto a suo favore… o anche no! Al di là della libera scelta, dell’essere padroni del proprio corpo e del proprio destino ritengo che, escludendo una violenza sessuale, ci debba essere un grande senso di responsabilità prima di fare un atto simile, anche perché al giorno d’oggi si conoscono tanti metodi contraccettivi o preventivi, che possano in qualche modo allontanare l’eventualità di una gravidanza non desiderata. Un bambino non è un cambio d’abito per seguire i dettami di una moda, non è una bottiglia vuota che,  inutile, si può accartocciare.

Le mamme o, a questo punto, le ex future mamme sono al sicuro nelle mani di medici esperti, ma nessuno parla purtroppo di cosa succede ai bambini. Si discute tranquillamente di aborto senza neanche sapere cosa sia,  il feto diventa Il Problema di cui disfarsi velocemente. Provate a guardare questo video:

E se non siete ancora convinti leggete questo articolo:

http://www.centrosangiorgio.com/aborto/articoli/pagine_articoli/aborto_e_coscienza.htm

Qualcuno dirà che è un articolo fazioso…è fatto da persone che stanno dalla parte della Chiesa. Io vi chiedo, se non avete la pazienza di leggerlo tutto, almeno di guardare le foto e leggere le didascalie… penso che vi possa bastare lo stesso. Non voglio convincere nessuno… Voglio solo che pensiate… che pensiamo a quella creatura che si trastulla, si succhia il ditino, si rigira, sogna… che tutto ad un tratto si desta, viene risucchiata, bruciata, smembrata, fatta uscire con la forza, privata di una vita che non aveva chiesto e uccisa in maniera crudele… però non possiamo sentirne il grido di disperazione. Ci scandalizziamo per tante cose, facciamo le battaglie per l’ambiente, l’abbandono degli animali, la pena di morte… per me l’aborto è una pena di morte, anzi è La Pena di Morte!!!

Quante mamme e papà sterili desiderano tanto avere dei figli! Quante donne non possono tenerli quei figli! Quanti bambini avrebbero il diritto alla vita e a una famiglia se queste due parti avessero la possibilità di aiutarsi gli uni gli altri. Il problema è che soprattutto qui in Italia i tempi per ottenere un affido o un’adozione sono troppo lunghi e le mamme che non voglio i propri bambini, non vogliono neanche arrivare al termine della gravidanza, per evitare di affezionarsi alla creatura, per i pregiudizi della gente, per l’odio verso quell’uomo che le ha private di una scelta spontanea e consapevole, per continuare la propria vita, per la paura del dolore, per uno stile di vita che non permette nessun  rallentamento ecc ecc. Sempre evitando di estremizzare troppo il discorso, penso che, aumentando la sensibilizzazione sul sesso sicuro, a partire dalle scuole, abbattendo i tabù che ci sono sui contraccettivi, stando più attenti e responsabili e rendendo l’adozione più facile, si eviterebbe l’aborto come unico ed estremo atto finale.

Setacciati

Mi sento come dentro un quadro di Goya, invischiata nella mostruosità delle mie immaginazioni. Ti vedo dal basso verso l’alto. C’è la tua faccia che incombe, il mento,  il collo, che da questa mia posizione, sfoggia un pomo d’Adamo troppo sporgente. Vedo i pori dilatati della tua pelle, che lasciano spuntare i peli ispidi della tua rada barba, le narici aperte, le rughe vicino agli occhi. Tieni tra le dita un setaccio pesante, lo so, lo percepisco dalle espressioni del tuo viso che si piega per lo sforzo. In quell’enorme setaccio siamo in tanti a cercare di stare in equilibrio. Siamo minuscoli tra le tue mani. Siamo piccoli granelli di farina e di crusca, pronti per il trapasso. Siamo sassolini, siamo sabbia e pepite d’oro. Cerchiamo di stare in piedi, evitando di infilarci in mezzo ai buchi larghi della trama. Sembra un’impresa impossibile. E’ faticoso rimanere aggrappati per tanto tempo. E tu questo lo sai, ma sembra non importarti. Qualcuno ti supplica di aver pietà, di stare ad ascoltare le sue ragioni, qualcuno continua a sorriderti, altri rassegnati aspettano la fine, il loro passo falso in questa rete.

Eppure qualcuno è stato tuo amico una volta, altri sono solo dei conoscenti, dei colleghi, gente che ti ha sfiorato, che ha tentato di starti vicino, qualcuno ha intrecciato qualche ricordo al tuo. E io cosa sono? Non lo so, non c’è definizione.

Ma cosa importa, il grande imbuto che è la vita farà cadere sempre gente nuova nel suo staccio e non ci sarà spazio per tutti.

Bisogna fare pulizia, pensi… lasciare solo i granelli migliori.

Con un rapido e inconsulto movimento dei polsi ci dai una bella scrollata. Tante persone accanto a me scivolano, cadono giù nel buio della dimenticanza. Le osservo mentre i loro occhi continuano a guardare verso l’alto con fare interrogativo, con rassegnazione, con incredulità. Qualcuno resta ancora aggrappato, si tiene saldo, intreccia gambe e braccia al bordo di questa giostra. Anche io sto lì, resisto con tutte le mie forze. Si legge il terrore nei nostri occhi, si leggono le nostre speranze. Si dice che quelli che rimangono sono le farine migliori, quelle più bianche e pregiate, quelli che rimangono sono le pepite d’oro che prima si mimetizzavano.

Ti sei fermato. Adesso siamo tutti al centro, tutti schiacciati uno sull’altro. Sento gli aliti, i respiri affannosi. I muscoli si rilassano un po’, ma il cuore ancora palpita forte. Forse hai finito, forse ricomincerai a scrollarci. Questa volta il nostro destino non dipende solo da noi, dalla nostra tenacia, dalla nostra fedeltà. I bruschi strattoni al vaglio dei tuoi sentimenti potrebbero di nuovo compromettere le nostre stabilità… ma noi resistiamo ancora, io resisto…

Fai tu il resto, che ti fermi o che ricominci. Ma affina la vista e guarda oltre la crusca, oltre le bucce, oltre i sassolini. Troverai farine bianche, troverai pepite.

In una notte di mezza estate…

Sei prepotente quando bussi nelle mie notti inquiete, ti spingi dentro i miei sogni e vivi insieme ai miei palpiti e alle mie sensazioni. Rubi i colori alla notte e la tingi di sfumature di malinconia e rimpianti.

Sei prepotente quando la mattina ti lascio nella foschia di quelle immagini notturne tra le pieghe del mio cuscino, mi vesto svogliatamente e inizio la giornata, col tuo sapore immaginato sulle labbra e sulla pelle.

Sei prepotente quando ti nascondi nella mia mente, mentre io cerco concentrazione o semplicemente distrazione dal tuo pensiero e all’improvviso ti sento, ti vedo ancora sulla soglia. Entri senza chiedermi il permesso e ti accomodi con un fare candido sui miei ricordi.

Sei prepotente con quei tuoi modi di fare, con quell’incedere e quell’arretrare, un passo avanti e trecentosessantacinque indietro, quando cerchi di stuzzicare la mia curiosità. Un vedo e non vedo di intenzioni sospese a mezz’aria, che spero che gocciolino per potermi rinfrescare.

Sei prepotente quando non chiedi le parole che il mio cuore ti riversa addosso e che ti sporcano il vestito, le orecchie, l’anima, lo spazio intorno. E tu ti alzi e te ne vai con la parte più importante di me incollata addosso, come una camicia sudata che ti si appiccica sulla schiena e disegna la tua sagoma.

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Sei prepotente quando non accudisci quel che provo e lo scacci come una fastidiosa zanzara in una notte di mezza estate.

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