Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Storia di un materasso.

Su quel letto ci aveva dormito scomodamente già dalla prima notte, che in fondo era un mattino, la signora Pia con accanto suo marito. Si erano distesi sperando di lasciarsi travolgere dalla foga della cosiddetta prima notte di nozze e invece, si erano addormentati uno accanto all’altra, mano nella mano. Gesto romantico, qualcuno oserà pensare, ma non era così! Il matrimonio era uno di quelli combinati dalle famiglie per esigenze economiche e di prestigio. Pia era una donna molto bella, a cui non mancavano di certo corteggiatori. Peccato che questi non piacessero a suo padre, avido e gretto uomo, che mirava solo ai soldi. Così le aveva trovato questa specie di omuncolo, che faceva impressione a vedersi, con il suo muso da topo e le orecchie grandi e sporgenti. Bello no, ma ricco sì. Tanto ricco che aveva deciso di prendersi in carico tutti i debiti del suocero, contratti durante una vita piena di stenti. Quale matrimonio migliore! Quale fortuna!

E Pia era una donna gentile e mite, timorosa del padre e non aveva osato ribellarsi all’orrendo suo destino. Ma un letto migliore di quello in cui aveva dormito nella casa del padre, fatto di lana ammucchiata male, sì l’aveva sperato e forse anche preteso.

Quando il giorno dopo le nozze andò a rifar il letto, sbirciò da sotto le lenzuola e vide che il materasso era di buona fattura e ben rifinito. Durante le notti successive, nonostante le differenti posture che aveva cercato di assumere, era stata una sofferenza rimanere distesa tanto quanto addormentarsi. Ci riusciva solo verso mattina, quando ormai sfatto dal sonno, il suo corpo si afflosciava in varie posizioni sconnesse. Quel suo battagliare con il materasso e le lenzuola, tra la posizione supina e uno dei due fianchi le dava modo di pensare alle sue scelte, alla sua scarsa ribellione, che l’aveva portata direttamente tra le braccia di quell’uomo, che adesso le dormiva rumorosamente affianco e che lei non  conosceva per niente. Incolpare gli altri più di sé stessa non le portava conforto.

Passavano gli anni e figli dopo figli, Pia non faceva altro che ripetere a sé stessa che la causa  della sua insonnia, del suo mal di testa appena sveglia e del suo persistente mal di schiena era di quel maledetto materasso che non l’aveva accolta bene già dalla prima notte. Aveva convinto persino il marito a cambiarlo, ma la storia si era ripetuta anche con il nuovo materasso. Pia continuava, rassegnata, a lottare e la mattina dopo lo girava, gli faceva prendere aria, lo batteva, lo metteva testa/piedi e piedi/testa, ma chissà come mai, vinceva sempre lui, al buio, nella maniera più scorretta che ci potesse essere, nelle ore in cui un’anima stanca spera di trovar conforto.

Pia era una donna gentile e mite, onorava suo marito come se l’avesse scelto lei, come se lo avesse da sempre amato veramente. Il suo corpo stava disteso su quel letto e sul quel nuovo materasso, finalmente non si sentiva scomoda. Forse quel giaciglio le stava diventando amico? Forse, stanco, aveva deciso di darle tregua?

Pia era una donna gentile e mite e quella  notte aveva capito che per cinquanta lunghi anni non era stato il materasso ad essere suo nemico, ma l’indolenza, la rassegnazione a quella vita precostituita, preconfezionata da qualcun’altro, l’incapacità di reagire per cambiarla, la mancanza di coraggio nell’infrangere le regole, di essere sinceri, almeno per una volta. L’insonnia era dovuta alla spina al fianco, che ogni notte la teneva sveglia e che ogni mattina la faceva alzare, carica di rabbia, a scuotere lenzuola e materasso. Solo quelli!

Mai che avesse cercato di scuotere sé stessa e la sua misera esistenza…

Per Pia quella fu l’ultima notte!

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2 pensieri su “Storia di un materasso.

  1. come la capisco…..bisognerebbe cambiare marito e tenere il materasso…….un bacio

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