Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Lasciapassare A38

Questa è stata l’estate dei matti…io la prima. Richiedere un documento nel nostro bel Paese è già un’impresa degna di un eroe, figuriamoci pretendere di ottenerlo pochi giorni prima di Ferragosto. Ma si sa che le imprese impossibili non sempre si compiono per manie di grandezza o per sfidare il destino, ma per pura e semplice necessità. E io quella ce l’avevo tutta. Mettiamoci in conto anche l’urgenza e l’aver programmato le vacanze forzate  in quella determinata città solo ed esclusivamente per sbrigare le pratiche di una lunga storia e la follia è assicurata…

Venerdì- Armata di tutta la pazienza mi immetto nella grande autostrada della burocrazia sperando di uscirne presto col  documento notarile tra le mani.  La prima cosa logica da fare era chiamare l’Ordine dei Notai per farmi dire i nomi di quelli disponibili in questo periodo torrido di ferie. L’Ordine mi dà circa cinque nomi che diligentemente compongo uno dopo l’altro. Il telefono squilla inesorabilmente e, come nelle migliori storie tragicomiche,  al limite delle speranze, risponde qualcuno solo all’ultimo numero composto. Spiego tutta la situazione e mi si concede l’appuntamento per il lunedì successivo.

Lunedì ore 8:30- Mi presento all’ufficio del famoso notaio. Sono pronta per rispiegare a quattrocchi il tutto per evitare equivoci e farmi consigliare al meglio. Salgo le scale a due a due, ho fretta, ho voglia di mettere un punto e buttarmi alle spalle i grossi pensieri. Si presenta alla porta un uomo smilzo, con pochi capelli e con voce flebile mi chiede cosa desiderassi. “Come cosa desidero?” penso “Ok, forse non è lui il notaio, sarà una specie di apprendista, adesso lo chiamerà. Devo trovare le parole giuste, nonostante il mio aspetto che mi fa sembrare un’eterna ragazzina. Devo cercare di non dimenticare niente!”. “Come il notaio non c’è? Mi ha dato l’appuntamento e io dalla casa al mare ho fatto 90 km per venire qui alle 8:30 di mattina!?!” “Ditemi che è uno scherzo!!!”

ore 8:40- Lo smilzo si congeda tutto rosso dopo avermi travolta di scuse e di “sono mortificato, ma la collega avrà sbagliato”. Esco rifaccio le scale a due a due. Chiamo Domenico. Lui sì che si rivela sempre utile nei momenti di panico. “Che faccio?”. “Vieni allo studio che proviamo un’altra strada”. “Ok volo!”

ore 9:15- Dopo aver  richiamato l’Ordine dei Notai e vomitato con educazione il mio disappunto per quello che era successo, corro per le strade del centro finché non arrivo al tribunale. “Buongiorno, scusi dovrei fare tale documento e mi hanno detto che posso farlo qui”… “Deve andare alla cancelleria del tribunale che si trova in periferia al Centro Direzionale oppure alla sede della Polizia di Stato al Palazzo di Vetro.”

ore 10:00- La città è in pieno fermento, è tardi, le auto sembrano andare troppo lentamente per la mia fretta. Qualcuno perde tempo tirando fuori la testa dal finestrino per fare un gestaccio ad un altro automobilista. I semafori smaltiscono le file con la fiacca di un bagnante che risale dal mare sotto il sole cocente.

10:15 – Arrivo alla Polizia, semplicemente perché è la sede più vicina e se ho fortuna mi risparmio altro traffico e altro cuore in gola. Incrocio un primo poliziotto al piano terra che mi indirizza “piano terzo, seconda porta a destra”. Sono fortunata, sembrano informati. Piano primo, le scale non finiscono mai, maledetta abitudine di non prendere l’ascensore. Secondo piano. Alcune donne stanno uscendo con fare frettoloso “Dove sta andando? Chi desidera?”. ” Ecco sì, dovrei fare questo documento e mi hanno detto che lo posso fare qui”. “Ahhahahahahha e chi le ha detto una cosa simile???? Al limite qui la possiamo arrestare ahahhaha. Vada vada e buone vacanze!”. “Montate!!!” penso, sarebbe bastato poco e la mia illibata fedina penale avrebbe subito un grosso passaggio di livello.

10:30- Ultima chance, il Centro Direzionale, palazzo enorme con le sue infinite finestre. Cerco velocemente parcheggio e la giusta torre tra le quattro che ospitano i diversi uffici. La trovo: torre 2 piano 3. Entro, salgo, mi infilo nei lunghi corridoi con le porte che vi si affacciano come vecchie vicine che non si fanno gli affari loro. Mi ritrovo senza accorgermene nella torre 3. Leggo le targhette, “Cancelleria…finalmente!”. Mi metto in fila. C’è una ragazza allo sportello che attende le istruzioni di un’addetta. In realtà in quel buco sono in tre, una è fuori dal mio campo visivo, ma fa ben sentire la sua voce, le altre due cercano una pratica in una pila di cartelline arancioni. Fa caldo! Davanti a me c’è un avvocato vestito di tutto punto, sembra sicuro di sé. Indica alla ragazza come risolvere il suo problema mentre una delle tre addette esce dalla stanza. “Avvocato, che ci fa qui quasi a ferragosto?”, “Eh sa com’è certe cose si devono fare anche a ferragosto! Se non era urgente non mi trovavo qui.”, “Ma quale urgenze? Non ci sono urgenze. Vada al mare e ritorni a settembre.” L’avvocato rimane. La ragazza finisce e se ne va. L’avvocato entra nella stanza- lui può- io mi avvicino allo sportello. Sul più bello la seconda addetta tira giù le veneziane sul vetro dello sportello e l’ultima esce dalla stanza. “Ma come io sono in fila!”, “A settembre signora, a settembre, siamo chiusi. Lo sportello chiude alle 11”. “Sì ok ma io ero in fila da prima… non può… deve smaltire”, “A settembre”, “Ma non può… Accidenti!!!!”

11:00- Per educazione non continuo a parlare, anche se lo desidero tanto. Sprecherei una quantità eccessiva di parole senza senso e senza effetto, mentre quella ha già la mente in bikini in riva al mare. Sono nera, furiosa.

11:30- Alla fine di una mattinata interminabile mi sento spompata, disillusa, quasi quasi con le lacrime agli occhi. Poi una telefonata mi risveglia dai pensieri intrisi di rabbia e impotenza: “Ho scoperto che il documento, a differenza di come ti avevano informata prima, non è di competenza provinciale, lo puoi fare anche da te, dove saranno sicuramente più celeri ed efficienti”. “Non me lo potevano dire prima?”.

Nonostante i 90 km della mattinata, i 1400 km dei giorni precedenti, il tempo che stringe, l’andirivieni da un ufficio all’altro, l’incompetenza, la poca voglia di lavorare, le porte in faccia, la sgarbatezza degli addetti ai lavori, la rabbia ecc ecc. adesso non mi sembra vero!

Inizio a saltellare di qua e di là in preda a un raptus di gioia… questa notizia è la mia pozione magica…il mio lasciapassare A38…!!! o forse A39? 🙂

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2 pensieri su “Lasciapassare A38

  1. Incubo!

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