Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Archivi per il mese di “settembre, 2012”

Annuncio di un ritorno

Su un foglio bianco il mio nome cola come colla dalle tue solide dita,

tu scoperchi i coperchi dei miei mondi sotterranei,

sprofondati nello stomaco a forza di deglutire.

Estrai ancora conigli addormentati da ammuffiti cappelli,

trasformi aride bacchette in rattrappiti mazzi fioriti,

riesumando dalle mie labbra sorrisi annichiliti.

E bastano righe nere delle tue parole messe in fila

come neutroni rallentati a scatenare le mie reazioni nucleari.

Divento atomo, luce, radiazioni,

mi sciolgo consumando infinite emozioni.

Tremo.

Mi chiedi ancora se ti temo?

Timore o amore?

E’ al secondo che credo.

L’opera umana.

Donne hanno gli occhi liquidi del pianto recente.

Occhi di emozione, che fotografano la felicità.

Stanze di schermi neri con figure minute,

ventri in attesa di gonfiori, movimenti e dolori,

ventri svuotati, flaccidi, raggrinziti.

Urla di individui affacciati al nuovo mondo

di aria pesante e soli accecanti,

bruciori di pelle bianca.

Mani protettive a cingere teste e corpi,

rannicchiati in seni prosperosi di fluidi biancastri.

Fuori dalla finestra un bruco tesse piano  il suo giaciglio.

La metamorfosi è lenta, è vicina.

La tua pancia è in attesa di respiri sommessi e di cuori pulsanti.

Crescono paure di sacchi vuoti

di materia trasparente in trasformazione.

Nove lune occorreranno per questo opus alchemico

di personali trasmutazioni umane.

Lettera aperta alla Nera Signora

Non ho ancora capito perchè sto qui a scriverLe, perchè so che alla fine prenderà la sua decisione indipendentemente da ciò che ho da dirLe. Ma ci provo ugualmente per non pentirmi di aver lasciato qualcosa di intentato. Le premetto che ho saputo da fonte certa che Lei non è molto diplomatica. Prende quello che ritiene Suo, senza troppe cerimonie, senza convenevoli. E’ egocentrica e spesso attira l’attenzione nei posti e nei momenti meno opportuni. Mi hanno informato che alcune volte cambia idea così repentinamente, senza preavvisi, nè spiegazioni. Non so quale dei Suoi atteggiamenti preferisco, se la Sua decisione o i Suoi ripensamenti, ma ritengo che a tutto c’è un limite. Lei spesso fa entrate ad effetto, da prima donna. Alcune volte rimane invece lì a guardare impassibile, senza muovere dito, per tempi interminabili, poi come se ci prendesse gusto fa il Suo lavoro freddamente e se ne va. Del resto la vita La paga per questo no? Per eseguire bene il Suo mestiere! Lei è assolutamente ineguagliabile per fantasia e ha un curriculum di tutto rispetto per esperienza e flessibilità. Ma alcune volte tutto questo non deve essere per Lei motivo di orgoglio, vero? Le persone La conoscono, cercano di capire le Sue azioni, alcuni La richiedono espressamente, insistentemente, altri invece con tutto il disprezzo La odiano. Lo so, lo so, ci si sente soli. Ma cosa vuole, Lei ha avuto altri privilegi che portano sicuramente a ingoiare qualche rospo, del resto lo fanno tutti.

Si ricorda quella famosa questione con mia nonna? Beh lì è stata veramente ridicola. Prendersi gioco di una donna anziana e cagionevole. Ma come ha potuto fare ad illuderla per ben tre volte? Farci stare col fiato sospeso per poi cambiare idea all’ultimo minuto? Noi Le siamo grati, non sto dicendo diversamente, ma deve anche capire che non ci si può comportare così. Invece con mio nonno e con Francesca è stata molto più decisa. Ha chiuso subito i contratti, senza clausole aggiuntive. Le devo fare altri esempi? Lei sa bene a cosa mi riferisco, vero? E sa benissimo che non lo doveva fare. Come ha potuto? Si chiama illusione far attendere le persone inutilmente per poi gettarle nello sconforto. E non credo che Lei possa capire!

Ha visto i muri della città? Sono tappezzati, sì! E’ orgogliosa, non è vero? Oggi appesa a quel muro c’era la foto di Claudio, di Christian e di Roberto! Avevano conosciuto la Sua cara amica. Claudio troppo presto e si è bruciato, mentre gli altri due si possono ritenere più fortunati… magra consolazione dico io, mentre Lei ride. Poi dica alla Sua amica di imparare un po’ di educazione, in quanto non ritengo giusto suonare alla porta di qualcuno, entrare in casa senza permesso e auto invitarsi alla sua tavola. Per festeggiare cosa poi? Il fatto è che le persone non riescono a trovare il modo per arginare la sua sfacciataggine, per mettere un freno al suo comportamento invadente e invasivo, che spesso poi sfocia in una estensione dell’invito anche alla Sua persona.

Noi abbiamo già abbondantemente conosciuto la Sua amica. Ha deciso di frequentare casa nostra una ventina di anni fa e, nonostante, non sia mai stata gradita, ha sempre fatto di testa sua, intromettendosi nelle nostre vite. Mentre Lei alcune volte agisce di impulso, la Sua amica è paziente, agisce spesso nell’ombra, rivelandosi quando non c’è più tempo. Con noi ha scelto di lavorare in maniera palese, manifestando tutte le sue strategie. Che dire siamo rimasti spiazzati all’inizio, ma ci si adatta. Potrà essere orgogliosa di lei, ha fatto un lavoretto coi fiocchi.

Bene, credo che il mio tempo a disposizione stia per finire (spero che stia per finire solo il tempo che mi ha concesso per leggere questa mia lettera), perciò volevo solo aggiungere che siamo stanchi e che, quando deciderà di finire il lavoro della Sua amica, spero che lo faccia in fretta e in maniera indolore… la Sua amica ha già goduto di grandi soddisfazioni e almeno questo favore Lei me lo deve.

La prego ancora di avere un’occhio di riguardo. Qui si cerca solo di sopravvivere e Lei e la Sua amica non ci rendete la vita facile.

Saluti.

Destinatario sconosciuto

Perchè ho un’enorme nostalgia…

Destinatario sconosciuto.

Zolletta :)

Mi ha sempre stupito il meraviglioso candore che c’è nella maturità con la quale dice le cose. Se una persona non la vedesse e non sentisse la sua vocina squillante potrebbe dubitare di parlare con una bambina di sei anni. Io ci sprofondo ogni giorno nell’animo di questa donnina che mi gira intorno, che saltella per casa, che usa parole masticando un inglese inventato. Indossa vestiti più grandi di lei con strascichi che spostano la polvere, come se fosse terra trascinata via da un aratro, immaginando di essere un’elegante signora a teatro, ventaglio alla mano e aria fiera, nonostante cerchi di evitare qualche rovinosa caduta su tacchi troppo alti.

Piccola astronoma che riesce a spiegare il concetto di gravità, di piedi bene ancorati alla terra, pur continuando ad annusare il cielo con il suo viso all’insù. Spiritosa, spiazzante, ironica, sorprendente anima sensibile, affettuosa e materna  maestra di vita per le piccole sorelle delle amiche, quando pazientemente spiega che questo non si fa e quello forse è meglio farlo in altro modo.

Grande, ma piccola… Piccola ma già grande al suo primo giorno di scuola , radiosa , composta, responsabile che cammina in questo mondo disilluso, violento, pieno d’inganni. Come faccio a lasciare sciogliere la mia zolletta di zucchero in questo caffè amaro che è diventato il mondo?

 

Una “Provvocanda” al giorno…

Ci sono momenti nell’arco della giornata scanditi da gesti ordinati e consueti. Uno di questi è quando siamo tutti a tavola cercando, tra una chiacchiera e l’altra, di seguire le notizie del telegiornale. Ok, sappiamo tutti che i telegiornali sono faziosi, ma una notizia al volo non ha mai inquinato le orecchie di nessuno, tanto meno le mie che sono difficilmente influenzabili. Nel bel mezzo tra la prima e la seconda portata, trasmettono quella che mia nonna, fino a qualche anno fa, chiamava “provvocanda” . Che poi a pensarci bene, mia nonna, seppur sbagliando, non era tanto lontano dal vero significato del termine pubblicità o propaganda o spot (che è più trendy): messaggi che non fanno altro, soprattutto ultimamente, che provocare. Dunque, guardo lo schermo che è occupato da una figura femminile che esce dall’ascensore vestita di bianco, di cui, in un primo momento, si vedono solo gli stivali e una parte dei leggins. La ragazza sembra un tipo frizzante a guardar le bollicine che le escono dal busto. Lei, Eva, ha una missione “difficile” da svolgere presso una tipica famiglia italiana che non si poteva chiamare che Rossi, visto che il bianco era già stato ampiamente utilizzato. Così la statuaria “missionaria” si presenta alla costipata signora Rossi che le apre la porta. In una frazione di secondo lo schermo diventa blu elettrico con un sedere (tra l’altro maschile) in primo piano e una cosetta bianca che sale al suo interno… che nel giro di 10 minuti risolve il problema. Ora dico io: e va bene la gnocca di turno e il nome che le è stato attribuito ( che poi non capisco il paragone col prodotto visto che Eva quella dell’Eden, anziché risolvere situazioni, non ha fatto altro che disastri ), vanno anche bene i disturbi intestinali all’ora di pranzo, ma paragonare una donna a una supposta mi sembra un tantino forzato, a meno che lei, e concedetemi il termine, non faccia cagare! Ma non avevamo detto che era gnocca??? … Dunque!?

Dunque secondo me il problema è un altro. Il problema consiste semplicemente nel fatto che ormai ci si presta a tutto, persino a farsi paragonare a una supposta effervescente che ti fa EvaQuare, pur di lavorare! Sarà che c’è crisi anche nel campo televisivo! E non parliamo di quello cinematografico, che vede anche la nota attrice Uma Thurman concedersi agli spot allusivi. Pensate all’ultimo, quello sulla Schweppes, in cui un impacciato giornalista la deve intervistare. Lui è già imbarazzato perché ha poco tempo a disposizione e perché lei è famosa e bellissima e deve anche cercare di trovare le domande giuste, mentre lei non fa altro che ansimare parlando del suo amore per la bevanda, tant’è che alla fine anche lui è assalito dal dubbio che lei stia parlando di sesso (la pubblicità in inglese infatti gioca sull’assonanza tra Schweppes e Sex). La versione aggiornata di ” Io ce l’ho profumato:…. l’alito e che avevi capito?” di qualche decennio fa.

In fin dei conti ci hanno abituando a tutto: dalla ragazza che fa la ruota senza inconvenienti, alla donna di servizio che ridipinge ringhiere semi nuda insieme alla distinta padrona di casa, mentre arriva un allupato marito che vorrebbe mettere le mani in “pasta” (ops in pittura!), alla donna anziana che va in bicicletta e che entra negli ascensori senza paura di emanare cattivi odori, alle supposte che ti fanno frizzare il sedere e a Uma Thurman che non si controlla davanti alle bollicine di una bevanda…e questo è il minimo, come se i problemi più imbarazzanti e gravi della vita siano tutti al femminile e come se senza un riferimento al sesso non si possa vendere un prodotto.  Tali riferimenti e allusioni poi sono sempre abbinati a immagini stereotipate di donne bellissime pronte a tutto, sia a confidare i propri problemi intimi, sia ad apparire sempre sexy ed impeccabili (come se a casa una sta sempre in lingerie a sculettare avanti e indietro o a trastullarsi tra profumi, bagnoschiuma e specchi).

Che dire, vogliamo essere ritenute diverse, emancipate, uguali e al pari del sesso maschile, ma credo che, in fin dei conti, ancora siamo lontane dall’immagine che vogliamo dare di noi o che semplicemente abbiamo di noi stesse. Usiamo male la nostra intelligenza, il nostro corpo e le nostre doti. E’ come se l’unico modo che abbiamo, per dimostrare al genere maschile che sappiamo prenderci poco sul serio e sappiamo ironizzare sull’immagine che ci è stata cucita addosso per anni, sia questo. Sicuramente credo che non sia il modo più giusto per riscattarci.

E se ancora siamo viste esclusivamente come oggetti erotici è forse solo colpa nostra , di cosa siamo disposte a fare e di come lo facciamo. E non serve indignarci a questo punto, non serve puntare i piedi e additare l’altro sesso come maschilista perché se noi non siamo le prime a rispettarci, ha ragione la grande diva: “What do you expect?”. 

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