Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Una “Provvocanda” al giorno…

Ci sono momenti nell’arco della giornata scanditi da gesti ordinati e consueti. Uno di questi è quando siamo tutti a tavola cercando, tra una chiacchiera e l’altra, di seguire le notizie del telegiornale. Ok, sappiamo tutti che i telegiornali sono faziosi, ma una notizia al volo non ha mai inquinato le orecchie di nessuno, tanto meno le mie che sono difficilmente influenzabili. Nel bel mezzo tra la prima e la seconda portata, trasmettono quella che mia nonna, fino a qualche anno fa, chiamava “provvocanda” . Che poi a pensarci bene, mia nonna, seppur sbagliando, non era tanto lontano dal vero significato del termine pubblicità o propaganda o spot (che è più trendy): messaggi che non fanno altro, soprattutto ultimamente, che provocare. Dunque, guardo lo schermo che è occupato da una figura femminile che esce dall’ascensore vestita di bianco, di cui, in un primo momento, si vedono solo gli stivali e una parte dei leggins. La ragazza sembra un tipo frizzante a guardar le bollicine che le escono dal busto. Lei, Eva, ha una missione “difficile” da svolgere presso una tipica famiglia italiana che non si poteva chiamare che Rossi, visto che il bianco era già stato ampiamente utilizzato. Così la statuaria “missionaria” si presenta alla costipata signora Rossi che le apre la porta. In una frazione di secondo lo schermo diventa blu elettrico con un sedere (tra l’altro maschile) in primo piano e una cosetta bianca che sale al suo interno… che nel giro di 10 minuti risolve il problema. Ora dico io: e va bene la gnocca di turno e il nome che le è stato attribuito ( che poi non capisco il paragone col prodotto visto che Eva quella dell’Eden, anziché risolvere situazioni, non ha fatto altro che disastri ), vanno anche bene i disturbi intestinali all’ora di pranzo, ma paragonare una donna a una supposta mi sembra un tantino forzato, a meno che lei, e concedetemi il termine, non faccia cagare! Ma non avevamo detto che era gnocca??? … Dunque!?

Dunque secondo me il problema è un altro. Il problema consiste semplicemente nel fatto che ormai ci si presta a tutto, persino a farsi paragonare a una supposta effervescente che ti fa EvaQuare, pur di lavorare! Sarà che c’è crisi anche nel campo televisivo! E non parliamo di quello cinematografico, che vede anche la nota attrice Uma Thurman concedersi agli spot allusivi. Pensate all’ultimo, quello sulla Schweppes, in cui un impacciato giornalista la deve intervistare. Lui è già imbarazzato perché ha poco tempo a disposizione e perché lei è famosa e bellissima e deve anche cercare di trovare le domande giuste, mentre lei non fa altro che ansimare parlando del suo amore per la bevanda, tant’è che alla fine anche lui è assalito dal dubbio che lei stia parlando di sesso (la pubblicità in inglese infatti gioca sull’assonanza tra Schweppes e Sex). La versione aggiornata di ” Io ce l’ho profumato:…. l’alito e che avevi capito?” di qualche decennio fa.

In fin dei conti ci hanno abituando a tutto: dalla ragazza che fa la ruota senza inconvenienti, alla donna di servizio che ridipinge ringhiere semi nuda insieme alla distinta padrona di casa, mentre arriva un allupato marito che vorrebbe mettere le mani in “pasta” (ops in pittura!), alla donna anziana che va in bicicletta e che entra negli ascensori senza paura di emanare cattivi odori, alle supposte che ti fanno frizzare il sedere e a Uma Thurman che non si controlla davanti alle bollicine di una bevanda…e questo è il minimo, come se i problemi più imbarazzanti e gravi della vita siano tutti al femminile e come se senza un riferimento al sesso non si possa vendere un prodotto.  Tali riferimenti e allusioni poi sono sempre abbinati a immagini stereotipate di donne bellissime pronte a tutto, sia a confidare i propri problemi intimi, sia ad apparire sempre sexy ed impeccabili (come se a casa una sta sempre in lingerie a sculettare avanti e indietro o a trastullarsi tra profumi, bagnoschiuma e specchi).

Che dire, vogliamo essere ritenute diverse, emancipate, uguali e al pari del sesso maschile, ma credo che, in fin dei conti, ancora siamo lontane dall’immagine che vogliamo dare di noi o che semplicemente abbiamo di noi stesse. Usiamo male la nostra intelligenza, il nostro corpo e le nostre doti. E’ come se l’unico modo che abbiamo, per dimostrare al genere maschile che sappiamo prenderci poco sul serio e sappiamo ironizzare sull’immagine che ci è stata cucita addosso per anni, sia questo. Sicuramente credo che non sia il modo più giusto per riscattarci.

E se ancora siamo viste esclusivamente come oggetti erotici è forse solo colpa nostra , di cosa siamo disposte a fare e di come lo facciamo. E non serve indignarci a questo punto, non serve puntare i piedi e additare l’altro sesso come maschilista perché se noi non siamo le prime a rispettarci, ha ragione la grande diva: “What do you expect?”. 

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6 pensieri su “Una “Provvocanda” al giorno…

  1. se poi esista estetica non commerciale, è tema più sottile… forse siamo bestie, e ogni scambio è commercio… che amarezza… mah, mi sono cadute di tasca le conclusioni

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  2. Il mondo della pubblicità è sull’orlo di una crisi di nervi. Tutto si pubblicizza e senza freno. Ma questo ha fatto si che in un marasma generale, dove tutto è vendibile, più nulla lo diventa. Anche il livello delle pubblicità è calato notevolmente. Molte sono realizzate perfettamente in termini tecnici e di sceneggiatura, ma di fatto mancano di contenuto… ed allora ci si sforza di puntare sul personaggio di punta che diventa sponsor di se stesso (basta pensare che ad un certo punto della stagione, tutto era associato a Belen o alla Pellegrini, che hanno spinto solo sulla loro immagine, con scelta idiota da parte del marketing).
    Se poi spostiamo il discorso sulla questione femminile, non posso che essere d’accordo con te. Una serie di luoghi comuni e stupidi che buttano via anni ed anni di riscatto tutto al femminile. Però come ebbi modo di dire in un altro blog qualche tempo fa, c’è una forte componente di protagonismo femminile (bieco e molto sinceramente inutile) da parte di alcune donne che si propongono a qualunque costo, riducendosi di fatto a merce nuda e cruda (vedi le starlette di Arcore e delle loro fasi evolutive; vedi veline, stelline, meteorine… etc) autodenigrandosi e “buttando a mare” l’impegno e le lotte che avete compiuto. Poi però a volte, mi rendo conto che questo pensiero è si diffuso, ma non a tutti i livelli, ed è questo secondo me il peggio… il fatto di voler approvare ed avallare un costume di mercificazione estetica e infruttuosa, definibile molto efficacemente una “provvocanda”…
    … ma ora forse sto uscendo fuori traccia 🙂 …

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