Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Archivi per il mese di “ottobre, 2012”

Maniago d’Autunno

(Accolgo con piacere l’iniziativa di Intesomale… Se volete anche voi potete scrivere della vostra città/paese in autunno… sarebbe bello leggervi)

Maniago  d’autunno ha albe rosee che spuntano dagli interminabili campi coltivati appena fuori dal centro, con quel sole basso e accecante che ti costringe a guardarti le scarpe. E’ spaziare con lo sguardo attraverso la campagna e vedere sfumature degne dei quadri di un espressionista astratto. E’ aprire le finestre e annusare il profumo dell’aria, quella che ti è mancata per tanti anni, sentire che è buona, che sa di prati appena falciati e fertilizzanti naturali che da bambina chiamavo “puzza di mucca”, ma che non cambierei mai con l’odore di città maggiormente all’avanguardia.

Maniago d’autunno è camminare per le strade del piccolo centro e vederle animate da gente che conosci, che si fermano a chiacchierare a gruppetti, che ridono seduti ai tavolini del Leon D’Oro o della Bomboniera, con i suoi schermi LCD  in contrasto con il passaggio di anziane signore che tornano a casa in bicicletta e che adesso pedalano cercando nuove stabilità, con le gonne sotto al ginocchio e i cestini pieni di buste ecologiche. E’ incrociare gruppi di studenti in giro per la piazza a studiarne la storia locale, dal palazzo d’Attimis, alla Loggia dei Caduti, al timido Duomo girato di fianco per farsi scoprire un po’ per volta, fino alle rovine del Castello alle pendici del Monte  Jôf. E’ arrampicarsi su per quei sentieri di montagna, ascoltando il rumore dei tuoi passi, del tuo respiro affannoso, dei tuoi pensieri diafani che si librano liberi in questa natura, che si condensano in quest’aria sempre più fresca, in questo panorama che ti senti di abbracciare non solo con lo sguardo. E’ l’imponenza delle grandi querce e dei castagni e i ricci vuoti sparsi sul terreno, bottino di qualche precedente escursione.

Maniago d’autunno è’ alzare gli occhi al cielo e vedere gli alberi con le foglie indecise a penzoloni e starsene lì sotto ad aspettare che piovano, mentre altre sono già diventate tappeti variopinti dove camminarci, saltellando per sentirne il fruscio, lo scricchiolio e riscoprirti ancora bambino.

Maniago d’autunno è sbattere energicamente la biancheria asciutta per far cadere le cimici che vi si appoggiano e rassegnarsi quando ti accorgi che ce n’è sempre una che ha resistito e che adesso vola dispettosa intorno al lampadario.  E’ aprire la porta ad amici carichi di cestini di funghi che ti propongono una mangiata in compagnia, tra le risate e le voci dai toni caldi e alti, che passano attraverso le tende e le finestre a vetrocamera, per echeggiare nei cortili bui della sera. E’ la polenta che aspetta il salame con l’aceto, è un vino rosso dai sapori forti e speziati, che datemene un dito e già mi tremano le gambe.

Maniago d’autunno ha il profumo della vendemmia e della raccolta delle mele, quando la mamma ritornava felice di aver fatto un buon lavoro e io mi attaccavo a lei per respirarne l’odore dei filari, del fango, dei trattori, dello zaino pieno di fatica.

Maniago d’autunno ha l’odore di pioggia che tarda ad arrivare, di questa terra magra e sudata che orgogliosa ci dona i suoi frutti, ha il sapore della gente comune, della mescolanza dei dialetti, della familiarità e di tutto ciò che io chiamo Casa.

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Merce (inconsapevole) di città avariate.

E’ confusa questa città grigia con i suoi cartelloni ad intermittenza, abiti attillati dei palazzi del Nuovo Mondo, e insegne pubblicitarie che simulano palcoscenici luminosi in bilico sul filo della tendenza, come Spider Man, ma più alla moda. Il suo cielo ha colori cangianti a seconda dell’umore e ascolta musica assordante di clacson e di grida di gente concitata e sempre di fretta.Volti senza volto di manichini metafisici di solitudine, nonostante la confusione, nonostante le voci assordanti che si impastano diventando rumore di fondo, diventando silenzio. Si lascia scorrere tutto addosso questa città, spettatrice solitaria dentro il suo film muto.

Le zebre distese sulla strade sopportano passi obesi, leggiadri, palestrati, frettolosi, manageriali, puzzolenti, barboni, ubriachi e non se ne scandalizzano. Loro continuano a scolorirsi sotto l’inesorabile scorrere del tempo, dei pneumatici, dello smog e a intrecciarsi, disegnarsi ogni anno ad ogni nuova passata di bianco. Codici a barre di questa contemporaneità  che tutto quantifica, tutto mercifica, tutto omologa, che crede che l’uomo sia la merce di questo nastro trasportatore. Al di là, alla fine delle strisce, quando si crede di essere in salvo dal flusso della massificazione, la società aspetta con lo scontrino stampato, col conto in mano e brama ingorda un cenno per tenersi il resto come mancia.

Dentro un limbo liquido

La mamma oggi si sta facendo bella. Martedì abbiamo un appuntamento importante, per noi, per la nostra vita. Oggi è venerdì. La mamma è dalla parrucchiera e ha deciso di farsi ancora più bella di com’è.

Stanotte non siamo state bene. Ci siamo rotolate, ci siamo girate avanti e indietro cercando di trovare posizioni comode per poter riposare in santa pace… ma non c’è stato niente da fare.

Oggi siamo in questo limbo liquido pieno di speranze, martedì forse ne saremo fuori, forse riusciremo a stare meglio e la mamma sarà bella e felice, sarà raggiante con i suoi capelli biondi che brillano al sole e quegli occhi verde smeraldo.

La mamma è seduta sulla poltrona girevole, parla di noi con la parrucchiera, ha una voce calda  la nostra mamma, ci fa sentire bene, ci rasserena. Però qui fa troppo caldo. La parrucchiera passa alcune ciocche nelle cartine di alluminio, stende il colore, arrotola e passa ad altre ciocche. Ci vuole tempo, la mamma ha una chioma lunga e folta. Ogni tanto appoggia la mano su di noi e ci accarezza amorevolmente. La sua mano è calda e qui l’aria è soffocante. Io non ce la faccio più, vorrei uscire, mi agito. Sbatto i piedi, la mamma capirà che non sto bene e farà qualcosa. Mia sorella non può far niente per aiutarmi. Mi sento troppo stretta, lo spazio sembra restringersi, l’aria liquida si addensa sempre più.

La mamma è passata al lavandino. Sento un buon profumo, sento che si è rilassata e anche io percepisco sempre meno questa mancanza di ossigeno. Eppure continuo a sentirmi irrequieta, c’è qualcosa che non va. Mia sorella dorme. Lei sta bene, non ha problemi, si è girata su un fianco e con un piede preme sulla mia schiena. Il suo piede non si stacca da me, continua a spingere e io mi sento schiacciata dentro questo spazio ristretto.

La parrucchiera sta asciugando i capelli alla mia mamma. Tra poco saremo fuori di qui. Mi faccio coraggio, mi rigiro, cerco di allontanare quel piede da me, non riesco, mi sento debole. Le forze mi stanno abbandonando. Mia sorella ancora dorme pacifica. E’ tutto denso, appiccicoso. Non sento più alcun rumore, i miei occhi si stanno chiudendo.

Non è il momento di dormire, devo reagire, mia mamma si sta facendo bella per me, per noi…. Gli occhi continuano a chiudersi, non sento più il mio corpo, la forza, il respiro…………………………………………………………………………………….

tutto è fluido, tutto è caldo in questo limbo

………soffoco

mia mamma si fa bella

e io muoio……………………………………………………………………………

 

 

A una notte di distanza.

Vorrei posare sulle tue labbra il mio nome

e sentire come suona con la tua voce.

Vorrei distendere sui tuoi occhi la mia immagine

per vedermi come tu mi vedi.

Lì, dove il giorno è notte

e la notte è giorno

arricchisci la tua anima di luce dai contorni stranieri

e di profumi metropolitani.

Sei troppo lontano per sentire questo pensiero

che conta a ritroso la fine dei giorni

e grida sommesso

nell’attesa del rumore dei tuoi passi.

 

Soldato

Agli estremi confini del mondo

dove il mondo non è mondo

è un altro mondo

fuori dal mondo

disumano

inospitale

ostile

combatti guerre estranee

per missioni umanitarie e di pace.

Intriso di sangue

di guerre intelligenti

di armi sperimentali

in questa terra rovente

è rimasto inerme quel corpo

tra immobili corpi nemici.

Nemici di chi? Nemici di cosa? Nemici per cosa?

Ideologia  odio controllo potere orgoglio interessi economici supremazia militare

a r m i n o n c o n v e n z i o n a l i

armidistruzionedimassa

giustificazioni di crimini

di orrori

di guerra

la Guerra!

Soldato, in questo feretro vuoto

non v’è corpo di uomo

non v’è straccio di eroe

non v’è giustizia

né pace

non v’è umanità

non v’è il dio per cui combatti.

Solo pianti di vedove

e grida di infanti.

Nella tregua apparente

di illusorie speranze accordi riconciliazioni patti

d i r i t t i d e l  l ‘ u o m o

difesadeideboli

alza il suo trofeo il sol vincitore festante

la morte,

la Morte!

Inspiring Blog Award…. e a tutti coloro che mi seguono :)

Accolgo con piacere questo premio che mi è stato mandato da Marcoforever.

Colgo anche io l’occasione per premiare a mia volta i bloggers a cui sono più affezionata per simpatia, per il piacere di leggerli e che mi danno sempre modo di confrontarmi e di crescere. Mi scuso già in anticipo se qualcuno non si ritroverà, ma potevo sceglierne solo 10. Questo premio è legato ad una catena: si dovrebbe rispondere a 10 domande, incollandole sul proprio blog.

Amici non è necessario proseguire la catena :-) (rispondendo alle domande), ma può essere divertente, anche se io a priori sono un po’ restia a rivelare troppe cose di me in maniera non velata… ma starò al gioco.

Ecco qui le domande e le relative risposte:

1) Quale è il capo d’abbigliamento che ti fa sentir meglio:  tutto quello che mi fa sentire molto femminile (il che non vuol dire necessariamente sexy o volgare, solo femminile)

2) Quando è che ti senti più energico: Mattino,mezzogiorno o sera:  sono una bomba di energia quasi sempre, ma se devo preferire un momento della giornata, direi pomeriggio…. ooopsss non c’è 😀

3) Quale è il tuo cibo e bevanda preferiti: mmmhhh si può rispondere tutti i tipi di cibo??? 😀 Per la bevanda la Coca cola
4) Quale tipo di cioccolato preferisci: al latte o con le nocciole.
5) Quale è il tuo hobby preferito: Leggere, scrivere, dipingere, modellare l’argilla…
6) La tua musica preferita: Pop, rock, post-rock
7) Se potessi fare le valigie e lasciare in questo momento, quale paese o città vorresti andare? Inghilterra
8) Hai delle cattive abitudini? Sono abbastanza moderata.
9) Cosa non sopporti degli altri? L’arroganza e la falsità
10) Cosa non sopporti di te stesso? L’insicurezza.

Questo è il premio potete prelevarlo facendo copia/incolla per inserirlo nel post se farete la catena e se volete inserirlo nella colonna del blog copiate l’url dell’immagine e poi inserite in un Widget Immagine in Bacheca,se qualcosa non è chiaro scrivetemi dove vi pare o nel post o in privato! 

Ok non vi pare che abbia detto fin troppo di me? Adesso tocca a voi…

I candidati sono:

1) Intesomale 

2) Assolocorale

3) Grazia Bruschi

4) Briciolanellatte

5) samantagiambarresi

6) labambinacolpallocino

7) Profonda Come Una Pozzanghera

8) Reale Illusione

9) Il Linguaggio Dei Fiori 

10) Sentimental Blog

Tocca a voi 😀

Il profumo della notte

Procedo a tentoni

lungo strade di sonni notturni.

Un odore

improvviso

conosciuto

di pelle antica

di profumi lontani.

Ripercorro i passi

indietro

e poi avanti

e ancora a ritroso.

Inspiro

espiro

annuso

seguo

quest’aria antenata.

Presenze vicine

sorridono

nella notte

rimboccano coperte

di ricordi

e di dolcezza.

 

 

A mio nonno

9:43

Al tuo ritorno,

costruiremo collane di perle di sudore,

che brilleranno al petto al primo sole,

licenzieremo ragni per arrampicarci alle loro trame,

srotoleremo fili per tessere nuove storie.

Ma adesso fuori piove!

Al tuo ritorno,

chiederò ad Oz un cuore nuovo e un cervello e del coraggio

per accogliere sguardi, parole, abbracci,

con la neve che colora in modo nuovo il nostro paesaggio.

Ma adesso fuori piove!

E sarà un miscuglio di gioie e dolori

di dentro e fuori

di disagio e confusione,

di appartenenza e disperazione.

Mentre forse fuori piove.

Ho letto tre parole semplici al tuo arrivo,

che cambiano l’umore alle giornate storte,

agli anni scaduti per colpa della sorte

e fanno arrivare il sole all’improvviso.

 

Adesso fuori più non piove!

 

 

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