Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Maniago d’Autunno

(Accolgo con piacere l’iniziativa di Intesomale… Se volete anche voi potete scrivere della vostra città/paese in autunno… sarebbe bello leggervi)

Maniago  d’autunno ha albe rosee che spuntano dagli interminabili campi coltivati appena fuori dal centro, con quel sole basso e accecante che ti costringe a guardarti le scarpe. E’ spaziare con lo sguardo attraverso la campagna e vedere sfumature degne dei quadri di un espressionista astratto. E’ aprire le finestre e annusare il profumo dell’aria, quella che ti è mancata per tanti anni, sentire che è buona, che sa di prati appena falciati e fertilizzanti naturali che da bambina chiamavo “puzza di mucca”, ma che non cambierei mai con l’odore di città maggiormente all’avanguardia.

Maniago d’autunno è camminare per le strade del piccolo centro e vederle animate da gente che conosci, che si fermano a chiacchierare a gruppetti, che ridono seduti ai tavolini del Leon D’Oro o della Bomboniera, con i suoi schermi LCD  in contrasto con il passaggio di anziane signore che tornano a casa in bicicletta e che adesso pedalano cercando nuove stabilità, con le gonne sotto al ginocchio e i cestini pieni di buste ecologiche. E’ incrociare gruppi di studenti in giro per la piazza a studiarne la storia locale, dal palazzo d’Attimis, alla Loggia dei Caduti, al timido Duomo girato di fianco per farsi scoprire un po’ per volta, fino alle rovine del Castello alle pendici del Monte  Jôf. E’ arrampicarsi su per quei sentieri di montagna, ascoltando il rumore dei tuoi passi, del tuo respiro affannoso, dei tuoi pensieri diafani che si librano liberi in questa natura, che si condensano in quest’aria sempre più fresca, in questo panorama che ti senti di abbracciare non solo con lo sguardo. E’ l’imponenza delle grandi querce e dei castagni e i ricci vuoti sparsi sul terreno, bottino di qualche precedente escursione.

Maniago d’autunno è’ alzare gli occhi al cielo e vedere gli alberi con le foglie indecise a penzoloni e starsene lì sotto ad aspettare che piovano, mentre altre sono già diventate tappeti variopinti dove camminarci, saltellando per sentirne il fruscio, lo scricchiolio e riscoprirti ancora bambino.

Maniago d’autunno è sbattere energicamente la biancheria asciutta per far cadere le cimici che vi si appoggiano e rassegnarsi quando ti accorgi che ce n’è sempre una che ha resistito e che adesso vola dispettosa intorno al lampadario.  E’ aprire la porta ad amici carichi di cestini di funghi che ti propongono una mangiata in compagnia, tra le risate e le voci dai toni caldi e alti, che passano attraverso le tende e le finestre a vetrocamera, per echeggiare nei cortili bui della sera. E’ la polenta che aspetta il salame con l’aceto, è un vino rosso dai sapori forti e speziati, che datemene un dito e già mi tremano le gambe.

Maniago d’autunno ha il profumo della vendemmia e della raccolta delle mele, quando la mamma ritornava felice di aver fatto un buon lavoro e io mi attaccavo a lei per respirarne l’odore dei filari, del fango, dei trattori, dello zaino pieno di fatica.

Maniago d’autunno ha l’odore di pioggia che tarda ad arrivare, di questa terra magra e sudata che orgogliosa ci dona i suoi frutti, ha il sapore della gente comune, della mescolanza dei dialetti, della familiarità e di tutto ciò che io chiamo Casa.

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3 pensieri su “Maniago d’Autunno

  1. Letto nelle tue parole, Maniago è proprio un posto bello e delicato!
    Qui, dalle mie parti, invece è estate.. Fa caldissimo e ad ora di pranzo c’è un sole che spacca le pietre.. E pure le foglie gialle, sono poche 😉

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    • Per me Maniago è ancora un’isola felice nel nord-est d’Italia… come avrai capito l’adoro! Anche qui sta facendo caldo in questi giorni, ma nonostante questo i colori autunnali stanno facendo capolino lo stesso ed è uno spettacolo. Perchè non ci scrivi della tua bella terra, Lois?

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