Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

La spirale come generatrice di movimenti verticali e il meandro come movimento fermo.

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La spirale è stata da sempre associata al labirinto come nell’interpretazione botticelliana dell’inferno dantesco, alla crescita, all’evoluzione, allo sviluppo. Quella logaritmica, in particolare, costituente il guscio dei mitili è legata all’immagine dell’armonia, perchè rispondente alla legge del numero aureo ed è inoltre associata all’idea di infinito. Per i lessicografi greci, l’immagine del labirinto corrispondeva a un “luogo conformato come il guscio della chiocciola“. Affrontare il tema della spirale in architettura significa, dunque, percorrere le rampe elicoidali del passato, come quella bramantesca nel Belvedere vaticano o quelle di un periodo più vicino a noi, che vedono una smaterializzazione del cilindro murario di sostegno per rivelare sempre più il dinamismo di tale forma. James Stirling, per esempio, nel Kyoto Center del 1991 sperimenta nuove configurazioni, inclinando l’asse della rampa per accentuare la spettacolarità e la panoramicità della risalita, rendendo ancora più dinamico il segno. Questa soluzione ricorda la Torre progettata da Tatlin, che evoca l’idea del movimento, della Torre di Babele, caratterizzata, secondo l’iconografia storica, da una rampa elicoidale che le si avvolge intorno, che sembra anche riemergere nella Biblioteca del Bramante del 2002 di MVRDV.

Vladimir E. Tatlin, Progetto del monumento a torre.

Soprattutto questo esempio dimostra come intorno a una spirale si possa organizzare un intero edificio, sia che tale elica sia nascosta all’esterno, come nell’esempio del progetto di Villa urbana disegnata da Zaha Hadid a l’Aia, sia che essa venga manifestata nella facciata come per il Museo Salomon R. Guggenheim di Lloyd Wright del 1943-58.

Frank Lloyd Wright, Salomon R. Guggenheim Museum, New York, 1943-58

Egli infatti concepisce il museo come percorso in espansione, in cui l’esterno appare una diretta conseguenza della rampa- ballatoio elicoidale dell’interno, generatrice di una gerarchia spaziale che affranca il rischio di perdersi.

Il termine meandro invece è generalmente utilizzato per indicare l’andamento sinuoso e tortuoso dei corsi d’acqua. Se la spirale è alla base dell’idea di labirinto, il meandro a spirale e quello in forma angolare ne rappresentano una variazione. Dunque l’origine del meandro è da ricercarsi nell’idea che sta alla base della spirale. Al meandro si possono ricondurre tutta una serie di esperienze architettoniche, soprattutto moderne. Basta ricordare, per esempio, la forma a meandro che Carlo Scarpa ha utilizzato per la vasca del giardino della Fondazione Querini Stampalia o quella per il Monumento ai Caduti nella strage in piazza della Loggia a Brescia o ancora quella utilizzata da Arata Isozaki per la biblioteca a Kitakyushu, che, riprendendo la struttura anellide del verme, costruisce lunghe navate che si accostano e si ripiegano in ambagi.

Carlo Scarpa, Fondazione Querini Stampalia, 1961, vasca d’acqua nel giardino.

Arata Isozaki, Biblioteca, Kitakyushu, 1973

Tale forma crea nel visitatore una certa suspance, fino all’ottenimento del cosiddetto “effetto boomerang”, una sorta di meccanismo di amplificazione psicologica delle aspettative in attesa di girare l’angolo.

Ancora maggiormente evidente è la matrice labirintica dei lunghi meandri del Museo Lillehammer di Sverre Fehn, che ha concepito il lungo percorso incastrando tra loro due sistemi meandriformi, al fine di ottenere un circuito continuo che sale lungo il fianco di una collina, raggiunge l’auditorium e torna indietro. Tale progetto adotta il sistema più efficace per ottenere il massimo percorso espositivo, avendo come unico vincolo la larghezza del corridoio e costringendo i visitatori ad un continuo andirivieni.

Anche Le Corbusier si è mostrato da sempre affascinato dalle potenzialità espressive e funzionali di questo simbolo, che ritroviamo soprattutto nei suoi studi per lo schema di progetto di una Villa a Cartagine e nel progetto del Mundanuem.  Ma a guardare attentamente i progetti, si nota come l’utilizzo del meandro è celato in pianta, mentre è presente in alzato, nella sezione verticale, in cui viene svelato il segreto della composizione e della spazialità dei due disegni.

Le Corbusier, Villa a Cartagine, plastico.

Le Corbusier, Mundaneum, schizzi di progetto.

Rem Koolhaas recupera negli anni ’90 queste esperienze lecorbusiane, riproponendole nell’Educatorium ad Utrecht. La pianta quadrata e statica dell’edificio si rivela dinamizzata nella sezione, denunciata in prospetto da un diaframma trasparente.

Rem Koolhaas, Educatorium, Utrecht, 1997

Rem Koolhaas, Educatorium, Utrecht, 1997

Molto raffinata appare, invece, la soluzione di Steven Holl per la casa di Oxnard del 1998, in cui realizza un meandro “pieno” ospitante la zona notte e un meandro “vuoto” per la zona giorno. La sagoma e i ritagli del prospetto ospitanti le bucature sembrano voler accentuare l’utilizzo di tale forma.

Steven Holl, casa di Oxnard, 1988

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3 pensieri su “La spirale come generatrice di movimenti verticali e il meandro come movimento fermo.

  1. Di scale elicoidali ne ho viste due: quella del Borromini a Palazzo barberini e quella di Jacopo Barozzi a Vignola. Danno una stranissima impressione mentre le percorri in salita, perché mentre vedi ruotare l’ambiente intorno a te ti sembra di percorrere una scala lineare. L’aspetto più inquietante è la discesa. Qui hai la sensazione di finire in un imbuto. Semplici sensazioni ma che rimangono impresse.
    Interessante e ben illustrato è la carrellata sui grandi del novecento che hanno trattato la spirale per le loro opere architettoniche.
    Complimenti.

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