Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Il percorso ad albero.

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Derivante dal labirinto omonimo è il tipico percorso manieristico, che se si provasse a dipanarlo, non si otterrebbe un filo, ma una struttura ad albero con infinite ramificazioni. In un circuito così fatto, in cui i corridoi aprono diverse prospettive e possibilità di scelta, non vi è certezza di giungere al centro o di potere uscire, poiché tutti i passaggi tranne uno portano a punti morti. Dunque, uno solo è il percorso esatto che porta all’uscita. Può infatti accadere di tornare sugli stessi passi. Ecco perché è necessario proprio qui darsi una regola per l’individuazione dell’uscita. Il momento chiave, a differenza del precedente labirinto unicursale, che è un caso limite di questo tipo di struttura, è quello della scelta, del bivio, dell’incrocio, come punto di discontinuità e di incertezza.

Come appena accennato, il labirinto ad albero conduce spesso il malcapitato a ripercorrere i propri passi, per il semplice motivo che si può verificare che un ramo del percorso si richiuda su se stesso, producendo un “ciclo”, una particolare sequenza di corridoi. Maggiore risulta essere il loro numero di allacciamenti con l’intera struttura, maggiori probabilità ha il viaggiatore di perdersi, come può avvenire se osserviamo la costruzione del percorso delle catacombe cristiane, come quella di Domitilla, veri e propri ambagi diventati rifugi.

pianta_catacombe

Catacombe di Domitilla, pianta.

Catacombe di Domitilla, bivio.

La distribuzione secondo una siffatta disposizione planimetrica acquista un’importanza enorme quando viene utilizzata come una distanza minima per servire ambienti aggregati serialmente. E’ questo il caso delle lunghissime “vie interne” delle Unitè d’Habitation di Le Corbusier, in cui egli prevede un alloggio duplex che si ripete all’interno dell’enorme complesso architettonico.

Le Corbusier, Unitè d’Habitation, 1947-52, Marsiglia Francia.

Lungo i percorsi distributivi orizzontali, l’effetto è quello di smarrimento, come all’interno di un grande albergo in cui non si sa se si è giunti al piano esatto e ci si deve orientare con i numeri distintivi delle porte.

Le Corbusier, Unitè d’Habitation, Marsiglia, 1947-52, interni.

Per chiarire ancora meglio la logica della struttura a d albero, possiamo citare le modalità di aggregazione e assetto delle infrastrutture di collegamento viario e ferroviario. Il loro continuo sdoppiarsi in bivi e scambi riflette il tracciato dei giardini labirintici all’inglese, che costringevano a continue scelte e cambi di direzione. Soprattutto per la rete viaria, quanto più lo scorrimento è rapido, tanto più è gravosa la scelta e impossibile il ritorno sui propri passi. Quando si sbaglia strada si è costretti spesso a percorrere chilometri prima di trovare una via d’uscita per tornare indietro e quando ad errore si aggiunge errore, il viaggiatore rischia di perdersi nel reticolo dei tracciati secondari.

images (29)

Tracciato ferroviario.

Incroci autostradali.

Giardini labirintici all’inglese.

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6 pensieri su “Il percorso ad albero.

  1. Credo che sia il classico labirinto costruito per far perdere il senso di orientamento a chi lo percorre dando un senso di smarrimento marcato.
    Un è la vita, perché non è possibile ripercorrere due volte un istante della nostra esistenza. Assomiglia per le continue scelte ceh dobbiamo operare ma sicuramente arriviamo sempre alla uscita: il punto di non ritorno.
    Aspetto (leggo che siamo quasi in fondo) la prossima puntata.

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  2. ludmillarte in ha detto:

    come percorsi di vita che incitano a non sbagliare strada. tutti interessanti. complimenti e grazie

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