Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

La rottura del labirinto. La fusione metaforica di arte e architettura.

inizia da qui

Nei post precedenti ho descritto il labirinto come uno spazio indecifrabile che disorienta e crea spiazzamento. Il maggiore spiazzamento poi si ottiene quando il labirinto è associato a visioni di opere di architettura contemporanea, che utilizzano un linguaggio proprio intriso di metafore che, senza un’adeguata chiave di lettura, sono di difficile interpretazione.

Nell’arte contemporanea, il labirinto è il disorientamento che si ha per la perdita o la rappresentazione distorta della terza dimensione. Gli artisti creano attraverso segni e significati non immediatamente comprensibili; le immagini della memoria vengono interpretate e rielaborate attraverso visioni, scorci, differenti punti di vista, multi- frontalità.

Paul Klee, Zestortes Labyrinth (Labirinto infranto), 1939.

In architettura vi è il disorientamento per la tridimensionalità scompaginata, frammentata, sbriciolata. Gli architetti contemporanei reinterpretano i luoghi a noi noti, smembrando strutture portanti e quelle di tamponamento, inventando nuovi modi di fruire lo spazio e nuove funzioni, abbattendo muri, svuotando, svecchiando e rendendo trasparenti i volumi.

Arte e architettura, più vicine che mai, si fondono.

Attraverso il paragone tra alcune esperienze artistiche e architettoniche si può notare come l’immagine dei labirinti abbia contaminato entrambi i campi e come le stesse ricerche formali si siano talvolta incrociate, mostrando elementi di continuità. Esemplare in tal senso è il paragone tra l’opera artistica di Piet Mondrian e quella architettonica di Mies van der Rohe. E’ da sottolineare come la contemporaneità di queste due personalità sia stata fondamentale. La loro ricerca si basa sull’aspirazione alla “forma pura”, mediante un processo di astrazione, sintesi e riduzione, nel profondo interesse verso linee, direzioni e spazi sempre disponibili a libere alternative.

Piet Mondrian, Composizione ovale, 1913

Mentre Mondrian crea spazi illusori attraverso il segno nero e la campitura di aree, che sembrano avere diverse funzioni rispetto a quelle lasciate incontaminate dal colore primario, Mies accentua questa caratteristica adottando “forme non chiuse” o meglio spazi non chiusi che consentono un nuovo modo di vivere i diversi ambienti, siano essi di abitazione o di spazi espositivi.

Mies van der Rohe, Casa per l’esposizione dell’edilizia, Berlino, 1931

Mies van der Rohe, Padiglione tedesco per l’esposizione universale di Barcellona, 1929.

Piet Mondrian, Composizione con rosso, giallo e blu, 1921.

Anche nella ricerca segnica di Jackson Pollock e negli schizzi preparatori di Carlo Scarpa si può cogliere l’ossessione verso forme archetipe, ripetitive che disegnano, spesso involontariamente, labirinti senza uscita. Nel risultato finale, le opere diventano un universo caotico di segni o dettagli, in cui è quasi impossibile trovare un ordine generale, poiché, come affermava Joan Mirò: “il filo di Arianna è perso fra le mille linee”.

Carlo Scarpa, Planimetria generale del piano terra del Museo di Castelvecchio.

Jackson Pollock, La foresta incantata.

Bene, siamo giunti alla fine del nostro percorso e abbiamo finalmente trovato la nostra via d’uscita. So che si potrebbero fare tantissime altre considerazioni o parallelismi con altre opere qui non citate, ma, come premesso all’inizio, il mio è solo un piccolo contributo, lungi dall’essere esaustivo. Inoltre, non ho volutamente descritto ogni singola opera, in quanto le loro descrizioni si trovano nei migliori libri di storia dell’architettura moderna e contemporanea o, per chi ha fretta, navigando nel web. Compagni di viaggio sono stati due testi che trattano in maniera semplice e completa  l’argomento e di cui vi lascio la bibliografia per ulteriori approfondimenti:

Fabio Colonnese, Il labirinto e l’architetto, ed. Kappa. Roma 2006;

Franca Pittalunga, Sulle tracce del labirinto, Gangemi ed., Roma 2006.

Annunci

Navigazione ad articolo singolo

4 pensieri su “La rottura del labirinto. La fusione metaforica di arte e architettura.

  1. il disorientamento finale, mi sembra la giusta conclusione di questo percorso molto interessante, ed il passaggio nei confini dell’arte, attraversando gli spazi da Van Der Rohe a Pollock, passando per Mondrian (che mi sembra il giusto tramite di rottura) è molto limpido e chiaro, e considero anche io il giusto momento di “spaesamento” in favore di un “espressionismo architettonico” che ci ha condotto alla fine degli anni Ottanta all’opere encomiabili per quanto “poco architettoniche” di Frank Gehry che con le sue forme convesse ha rimodulato la percezione architettonica anche nei pensieri di noi profani.
    Bel percorso, è stato molto molto interessante. Brava, Lois

    Mi piace

    • Beh che dire, detto da te è emozionante e gratificante. L’architettura oltre ad essere il mio campo di appartenenza, rappresenta una delle mie passioni più grandi.
      Per quanto riguarda Gehry, credo che tu abbia citato uno dei massimi esponenti dell’architettura contemporanea che ha saputo trasformare e rivoluzionare il concetto stesso di spazio architettonico, fino a fonderlo col concetto di scultura. Come diceva Bruno Zevi nel suo “Saper vedere l’architettura”: “La pittura agisce su due dimensioni, anche se può suggerirne tre o quattro. La scultura agisce su tre dimensioni, ma l’uomo ne resta all’esterno, separato, guarda da fuori le tre dimensioni. L’architettura invece è come una grande scultura scavata nel cui interno l’uomo penetra e cammina.”…Se poi ci si perde, dico io, assaporerà ancora di più i suoi meccanismi interni, fatti oltre che di materiali tangibili, di ombre e di luce: “L’architettura è il gioco sapiente, rigoroso e magnifico dei volumi sotto la luce” (Le Corbusier).
      Grazie Lois 🙂

      Mi piace

  2. beh, anche nella ‘versione architettonica’ meriti i complimenti. ora so davvero di più sui labirinti e non solo. grazie 🙂

    Mi piace

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: