Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Archivi per il mese di “settembre, 2013”

Giochi di prestigio

A voi offro le mie labbra di uno sbavato color ciliegia

e il pallore di un viso dai languidi occhi ingranditi.

Lampioni abbaglianti al centro della scena

colorano capriole di birilli in aria

che raccolgono pulviscolo sporco di questa arena.

Reclamo polvere di palcoscenici illustri

e onorari che gonfiano il borsello,

mentre voi stupidi ridete di me

e dei miei trucchi maldestri col cappello.

Tra una finta caduta

e un fiore gocciolante dall’occhiello

al suon di tamburi e scale stridule di trombe

a voi signori sbellicati

dedico ancora un’ ultima prodezza:

piegata la schiena in un inchino

distendo il dito giusto con tanta schiettezza.

Il medio,

per fare chiarezza!

Spiegatemi il mondo!

E’ questo il mondo?

Occhi cavati, corpi straziati

membra distrutte.

Ditemi è questo il nostro mondo?

Innocenze violate

sogni appassiti

sentimenti a pagamento.

E’ questo quello che osate chiamare il vostro mondo?

Ditemi le ragioni

dei futuri andati a male

chè i miei occhi non possono più vedere

e la mia mente più immaginare

mani che cadono pesanti

su sguardi ingenui

e voci strozzate.

Non è più mio, nè vostro.

E’ fatto di paure il loro mondo!

On the road

On the road.

La città e il mondo sotterraneo: Città e villaggi.

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Ed eccoci giunti all’ultimo capitolo del nostro viaggio nel mondo sotterraneo. Comprendo che avrei potuto dire tantissime altre cose, per esempio parlare dei sotterranei di Torino o che ne so di Praga… ma non si sa mai che non lo faccia in futuro, magari quando mi cimenterò con  gli aspetti esoterici dell’architettura.

Per adesso continuo con un genere di architettura, diciamo, più solare almeno nelle intenzioni.

Nell’ultimo post abbiamo parlato delle abitazioni scavate lateralmente. Le città e i villaggi di cui tratterò oggi appartengono sostanzialmente a quella categoria, ma pensata in grande. Mi spiego meglio. In Tunisia o in Spagna le abitazioni erano spesso elementari o qualora fossero più complesse erano destinate ad ospitare solo un nucleo familiare. Quando il desiderio di appartenenza a un luogo e a una comunità ha portato al raggruppamento delle singole abitazioni in complessi più elaborati si sono via via andati a creare intere città e villaggi. Cosa ovvia, dirà qualcuno. Certo, dico io, se siamo abituati a pensare alla città in superficie. Ma pensare che ciò si sia potuto materializzare sotto terra è una cosa abbastanza straordinaria.

I villaggi a parete hanno costituito il modo più diffuso di aggregazione. Spettacolare è il complesso in grotte di Mesa Verde in Colorado, la cui cavità ospitava 217 abitazioni delle quali 23 kivas (costruzioni comunitarie ad uso cerimoniale) in cui abitavano circa 250 persone. Grande attenzione era posta alla ricerca o al riparo dal sole nelle diverse stagioni. Gli insediamenti si trovano all’interno di ampie caverne disposte a sud. La conformazione della roccia ha fatto sì che gli abitanti potessero godere di situazioni climatiche confortevoli sia d’estate che d’inverno. D’estate infatti il villaggio era posto al riparo dai raggi solari alti e bene ventilato dalle correnti di aria fredda, mentre d’inverno era esposto in maniera tale da accogliere i raggi solari più bassi ed evitare le correnti gelide. Il calore inoltre veniva e viene tutt’oggi immagazzinato dalla roccia e dal materiale delle abitazioni e ceduto poco per volta durante la notte, in modo da avere un clima sempre confortevole.  Gli insediamenti sono numerosi e tra questi possiamo citare Spruce Tree House, Balcony House e Cliff Palace. Quest’ ultimo fu trovato per caso nel dicembre del 1888 da due mandriani quaccheri, nel pieno di una tormenta di neve.

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Pianta di Cliff Palace, Mesa Verde, Colorado

mesa estate

Mesa Verde, condizioni climatiche estive.

Mesa Verde, condizioni climatiche invernali.

Mesa Verde, condizioni climatiche invernali.

Le tecniche e i materiali da costruzioni sono molto diversi.: adobe (terra e paglia), pietra, pietra e adobe, muratura di pietre ben disposte. A quanto pare, nel XIII secolo gli abitanti, gli Anasazi, si trasferirono verso il fondo dei canyon ed occuparono un gran numero di grotte sui fianchi della falesia per difendersi da tribù più aggressive, anche se in seguito sembra che quella zona sia stata abbandonata a causa dell’esaurimento delle sorgenti d’acqua o per il crollo di qualche parete sovrastante. Adesso tutto il sito è diventato un parco nazionale ed è patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.

Cliff Palace, Mes Verde, COlorado.

Spruce Tree House, Mesa Verde, Colorado.

Cliff Palace

Spruce Tree House, Mesa Verde, Colorado.

Interni, Mesa Verde, Colorado.

Interni, Mesa Verde, Colorado.

Cliff Palace, Mesa Verde, Colorado.

Cliff Palace, Mesa Verde, Colorado.

Square Tower House, Mesa Verde, Colorado.

Square Tower House, Mesa Verde, Colorado.

Square Tower House, particolare, Mesa Verde, Colorado.

Square Tower House, particolare, Mesa Verde, Colorado.

Interni, Mesa Verde, Colorado.

Square Tower House, interni, Mesa Verde, Colorado.

Anche l’Italia può vantare un villaggio antico, che ha sfruttato per molti secoli l’occupazione della roccia, Matera. Oggi quasi interamente disabitati, i Sassi ospitavano circa 15.000 persone fino al 1952, quando una legge dello Stato ne decretò lo sfollamento per motivi igienico – sanitari. La struttura urbana di questi quartieri è davvero unica: scavata nel tufo della Gravina di Matera, è costituita da un intricato avvicendarsi di vicoli e scale, di grotte e palazzetti signorili, di archi e ballatoi, orti e ampie terrazze da cui sbucano, improvvisi, i caratteristici comignoli o i campanili di chiese sotterranee. Incredibile è la stratificazione delle abitazioni con le cisterne completamente scavate nelle profondità del terreno e capaci di conservare l’acqua fresca e potabile anche nei periodi più caldi.  Anche qui l’ingegno ha determinato la sopravvivenza di un’ intera comunità in armonia con l’ambiente naturale.

Sassi di Matera

Sassi di Matera

La storia architettonica dei Sassi può essere riassunta in quattro tappe principali:

1. scoperta delle grotte naturali e successivo insediamento;

Grotta, Matera

Grotta, Matera

2. tamponatura della grotta per esigenze climatiche e di privacy;

Grotta tamponata, Matera

Grotta tamponata, Matera

3. costruzione di un lamione, cioè un proseguimento della grotta stessa, realizzato con il materiale derivato dallo scavo. I lamioni erano costituiti da un ambiente con un’unica apertura e volta a botte; avevano una pianta molto semplice a forma rettangolare ed erano costruiti con un rapporto ben preciso, dato dalla “legge del quarto”, le pareti dovevano essere spesse almeno un quarto della luce dell’arco. In pratica era una grotta “costruita” in cui le due tipologie continuavano ad esistere, essendo una il proseguimento dell’altra. In questo modo si occupò tutto il territorio, con un avvicendarsi di costruito, di scavato, di sapienti sistemi per la raccolta dell’acqua, attraverso una trama di canalette, cisterne e grotte che permettevano, oltretutto, un mantenimento stabile del terreno altrimenti a rischio di erosione;

Lamione, Matera.

Lamione, Matera.

4. Nel corso del XVII secolo, dopo le ribellioni contadine ai baroni, iniziò il degrado dei Sassi. Nel 1663 Matera era divenuta capoluogo della Basilicata e sede della Regia Udienza Provinciale. Lo sviluppo che ne derivò portò anche a un eccessivo incremento della popolazione con il conseguente ampliamento degli spazi abitabili. Si costruì ovunque era possibile e di conseguenza scomparvero orti-giardini, stalle, granai e cisterne. Proprio quest’ultime furono trasformate in stanze, facendo defluire l’acqua altrove, ma purtroppo l’umidità conseguente accentuò ancora di più lo stato di degrado e fu il collasso.

Cisterna a campana, Matera.

Cisterna a campana, Matera.

Cisterna abitata, Matera.

Cisterna abitata, Matera.

La storia di questo meraviglioso villaggio si è fermata con lo sfollamento del 1952. Successero anni di dibattiti, riunioni, tavole rotonde, concorsi internazionali. Alla fine del 1993 l’UNESCO dichiarò i Sassi di Matera “patrimonio dell’umanità da tramandare alle generazioni future” e li elencò tra le 395 meraviglie del mondo.

Ed eccoci alla fine del “buio”… arrampichiamoci di nuovo in superficie con le mani a riparare gli occhi dal bagliore del mondo di quassù. Forse adesso anche voi, come me, avete una diversa sensazione nel pensare al mondo sotterraneo, forse nelle vostre menti non comparirà più l’immagine di qualche creatura mostruosa che brancola con le braccia tese a cercare la via o l’idea della miniera come luogo sporco, di lavoro forzato e morte in agguato.

Spero che qualcuno penserà invece alle atmosfere principesche della metropolitana di Mosca, oppure all’intimità di Matmata o ai suoni melodiosi del vento che si insinua nelle cavità dei Camini delle fate a perfezionarne la forma. E potrà pensarlo finalmente come un mondo gioioso, “aperto” in quanto stabilisce continui rapporti con l’esterno, la natura e la vita in superficie. Esso non è un’altra architettura ma una delle tante dimensioni che l’architettura può assumere.

“Pensavo solo che anche le tenebre sono belle. Se sapessi tutto ciò che vi vedono occhi abituati alle loro profondità!… Vedi Harry, occorre esservi vissuti per capire ciò che sento, e che non riesco ad esprimerti!” da Jules Verne, Le Indie nere, 1877.

Per chi volesse approfondire può dare un’occhiata a due libri molto interessanti:

Alberto Arecchi, La casa nella roccia, Architetture scavate e scolpite, Milano 2001.

Società Speleologica Italiana, Commissione Nazionale Cavità Artificiali,Opera Ipogea, Alla scoperta delle antiche opere sotterranee, Genova Vol. 1/ 1999, 2/2000, 2/2001.

La città e il mondo sotterraneo: Le architetture scavate lateralmente

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Le architetture scavate lateralmente sfruttano l’alternarsi di strati più duri e più teneri del terreno. L’abitazione vera e propria è la grotta, mentre nelle costruzioni esterne, raggruppate intorno a un cortile, trovano posto gli animali e i granai. In questo caso sono significativi alcuni esempi di abitazioni nel Sud tunisino e in Spagna (Andalusia e Aragona).

In Tunisia le grotte venivano dapprima usate solo due volte l’anno, al tempo delle semine e del raccolto, al posto della tenda. Alla parte scavata naturalmente si aggiungeva una parte esterna costruita. La parte più interna veniva utilizzata come ripostiglio-dispensa e nella stagione calda come zona di riposo, nelle ore di punta. Queste “case” provvisorie, col tempo, sono poi diventate dimora abituale e di conseguenza hanno subito dei cambiamenti più o meno significativi. L’organizzazione della casa prevedeva che dal cortile si penetrasse nella prima stanza scavata e allungata e con i muri sbiancati a calce. Una seconda stanza più in profondità fungeva da dispensa, mentre nel cortile si svolgeva la vita diurna.  E’ da ricordare che la maggior parte di queste abitazioni erano usufruite dalle donne che rimanevano nel villaggio in maniera stabile, mentre l’uomo praticava il nomadismo.

Casa elementare troglodita

Casa elementare troglodita, Tunisia.

Sopra : abitazione complessa. Sotto: Insieme di oleificio e abitazione,Duiret, Tunisa.

Sopra : abitazione complessa.
Sotto: Insieme di oleificio e abitazione,Duiret, Tunisa.

In Spagna si possono confrontare invece due abitazioni differenti, una in Aragona e l’altra in Andalusia. Le due città a livello climatico sono molto diverse. In Andalusia, con un clima mediterraneo caldo, si cerca la protezione dal sole di mezzogiorno, prediligendo orientamenti verso ovest, mentre in Aragona, più a nord, le aperture delle grotte cercano il sole e sono rivolte verso sud.

Dunque in Andalusia, le camere penetrano più in profondità e sono rischiarate in seconda o terza luce. Spazi tampone le separano dall’esposizione diretta e dal calore esterno. Si cerca un passaggio graduale dal clima esterno a quello sotterraneo: dall’esterno troviamo il cortile, poi sono messi come zona tampone la dispensa e la cucina. Fungono da seconda zona i locali per la vita diurna (soggiorno, pranzo), mentre la terza zona è rappresentata dalle camere. In questo caso dunque si è privilegiata la scelta di ripararsi dal caldo.

In Aragona invece le stanze si trovano immediatamente dietro la parete di facciata, cercando la massima esposizione al sole sia delle camere che delle stanze destinate alla vita diurna.

Spagna, confronto tra abitazioni rurali in Aragona e in Andalusia.

Spagna, confronto tra abitazioni rurali in Aragona e in Andalusia.

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Architettura trogloditica a Guadix (Granada), Andalusia.

Non perdetevi l’ultimo capitolo. A presto 🙂

L’illusione del Destino

Perchè nonostante tutto ci sei tu dentro di me… sempre

L’illusione del Destino.

La città e il mondo sotterraneo: Le architetture scavate verticalmente

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Le architetture scavate verticalmente si trovano per lo più a Matmata in Tunisia e nello Shensi settentrionale in Cina. In Tunisia esse derivano dall’esigenza di difendersi e mimetizzarsi in una terra in cui i rapporti tra Berberi e Arabi sono rimasti in equilibrio instabile anche quando era difficile distinguere le due popolazioni. In Cina l’esigenza invece è stata quella di non voler intaccare una terra molto fertile, grazie alla quale la popolazione poteva vivere di pascolo e agricoltura. Nonostante le suddette differenze le abitazioni nei due Paesi sono molto simili. Le case sono scavate in profondità e si accede al cortile tramite un passaggio coperto, mentre le stanze che si aprono sul cortile stesso non comunicano tra loro tranne in rare eccezioni. Le abitazioni possono essere a uno o a due piani a seconda della regione e della resistenza del terreno. Nella zona di Matmata circa duemila abitazioni si sviluppano intorno a pozzi profondi da cinque a dieci metri e larghi all’incirca dieci metri. Un tunnel d’entrata, quasi sempre a gomito, per disorientare gli estranei e provvisto di uno slargo che funge da stalla, collega l’abitazione all’esterno. Le stanze sono mediamente di otto metri per quattro per tre metri di altezza. Esisteva una rigida divisione nell’uso delle camere e della dispensa. Il secondo piano, quando esisteva, era adibito a magazzino collegato all’abitazione tramite una corda e all’esterno tramite dei fori che consentivano l’immagazzinamento del grano direttamente dall’alto. La disposizione delle stanze intorno alla corte era l’immagine della gerarchia familiare. La prima stanza apparteneva al capo famiglia e guardava ad est in direzione della Mecca, aveva l’illuminazione migliore ed era sopraelevata di un metro rispetto alla corte.

Abitazioni scavate nel loess a Luoyang, Gansu, Cina

Abitazioni scavate nel loess a Luoyang, Gansu, Cina

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Piante di abitazioni con pozzo a Matmata, Tunisia

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Pianta di abitazioni con pozzo a Matmata, Tunisia

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Veduta di un’abitazione con pozzo a Matmata, Tunisia

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Veduta di un’abitazione con pozzo a Matmata, Tunisia

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Veduta del territorio di Matmata, Tunisia

A primo sguardo queste architetture sembrano ricalcare, in maniera evidente, le tane di diversi animali, quali il tasso, la talpa, il cane della prateria. Infatti le tane più complesse hanno una o due gallerie di accesso sotterraneo la cui imboccatura è sopraelevata rispetto al terreno circostante. Le vie d’accesso scendono verticalmente incrociandosi con altre orizzontali dalle quali si dipartono corti cunicoli che terminano con camere destinate all’allevamento dei piccoli, al sonno o alla conservazione del cibo o al deposito di escrementi.

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Tana dell’enterocefalo glabro

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Tane di roditori

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Tana di talpa

Ma l’esigenza di penetrare il sottosuolo va al di là della semplice abitazione.

Fin dall’antichità il sottosuolo ha ospitato le dimore dei morti: catacombe o tombe ipogee in genere, mentre in tempi recenti è stato rivalutato soprattutto per ospitarvi funzioni disparate che vanno dalla difesa da eventuali attacchi aerei o atomici al trasporto a grandi velocità. A tal proposito possiamo citare alcuni esempi: le tombe etrusche, i rifugi antiaerei della città di Parigi, la metropolitana di Mosca e il tunnel sotto la Manica.

Analizziamoli uno alla volta:

1. Le tombe etrusche erano scavate nella roccia, quando questa lo permetteva, o erano costruite in pietra, o in tufo in superficie, a forma di tumulo. Mentre i Romani costruivano i monumenti funerari fuori terra e ben visibili, normalmente lungo le vie consolari, gli Etruschi, come la maggior parte dei popoli antichi, cercavano in ogni modo di nascondere le loro necropoli e, come per la cultura egizia, le tombe prendevano forma ed aspetto delle case dei vivi, qualche volta scavate a forma di tempio a significare, molto probabilmente, che questa era la sepoltura di un personaggio di casta sacerdotale e dei suoi familiari. L’interno delle tombe varia moltissimo a seconda del gusto e delle possibilità economiche del proprietario. Le più semplici sono formate da una o due camere comunicanti. Nelle più ricche si riproduce, invece, l’ appartamento del vivo sino ai più minuti particolari. Porte con cornici, finestre, mobili e suppellettili, tutto riprodotto alla perfezione nella roccia scavata.

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Veduta dell’esterno della Tomba François a Vulci (Canino VT) 

Vedute degli interni della Tomba François a Vulci (Canino VT)

Veduta degli interni della Tomba François a Vulci (Canino VT)

Sezione della Tomba François a Vulci (Canino VT)

Sezione della Tomba François a Vulci (Canino VT)

2. Come affermavamo in precedenza il rifugio dai nemici attraverso l’utilizzo del sottosuolo è stata da sempre esigenza prima dell’uomo. Ma se in passato il nemico si poneva combattere con armi pari, adesso si pone in misura non paritaria. Il nemico è rappresentato da una macchina che colpisce da ogni lato, ma soprattutto dall’alto. A tal proposito negli ultimi decenni si è reso necessario approfondire gli studi per la difesa della popolazione contro il pericolo aereo e contro quello più grave, il nucleare. Allo scopo di difendere la popolazione si è pensato di creare a Parigi una rete di gallerie a grande profondità, divise in due parti sovrapposte. La parte superiore è riservata alle autostrade sotterranee di grande scorrimento, di 12 metri, che collegano in linea retta la periferia coi principali centri della città, che riforniscono i mercati, le stazioni e che permettono l’accesso rapido agli aeroporti. Sempre nella parte superiore, ma ai lati delle autostrade, sono presenti le metropolitane regionali. Nella parte inferiore delle gallerie sono previste le vie di evacuazione per i pedoni, impermeabili ai gas.

Sezione di una galleria a grande profondità per l’evacuazione della popolazione in caso di bombardamenti, Parigi

Sezione di una galleria a grande profondità per l’evacuazione della popolazione in caso di bombardamenti, Parigi.

Similitudine tra le galelrie create dai lombriche e alcuni tunnel creati dall'uomo.

Similitudine tra le gallerie create dai lombrichi e i tunnel costruiti dall’uomo.

3. La costruzione della metropolitana di Mosca avviene nel 1935 per volere di Stalin. E’ una costruzione bellissima che non dà il senso di claustrofobia dovuto a uno spazio sotterraneo, molto ben illuminato artificialmente. Aleksandr Dejneka, fu il pittore che dipinse le grandi sale della metropolitana e che è riuscito a creare la sensazione del “non essere sotto terra”, ma in una bella reggia principesca.

Ingresso metropolitana di Mosca

Ingresso metropolitana di Mosca

Metropolitana di Mosca

Metropolitana di Mosca

Metropolitana di Mosca

Metropolitana di Mosca

Metropolitana di Mosca

Metropolitana di Mosca

4. Il tunnel sottomarino che corre sotto la Manica, il canale che separa l’Inghilterra dalla Francia, è più il lungo del mondo. Si tratta di un’opera di altissima ingegneria. E’ lungo 50 chilometri, 38 dei quali corrono sotto il mare. L’ Eurotunnel è stato inaugurato nel 1994 per collegare la Gran Bretagna e il continente. L’idea di un tunnel fu lanciata per la prima volta nel 1802 e già nel lontano 1872 si formò un comitato apposito. Fu soltanto nel 1985 che i governi britannico e francese diedero ufficialmente ad alcune società l’incarico di elaborare seri progetti per un tunnel sottomarino, e un anno più tardi scelsero il migliore fra i dieci lavori pervenuti. L’ Eurotunnel si compone di tre gallerie: due ferroviarie più una galleria di servizio. I lavori di scavo ebbero inizio nel dicembre 1987 sul versante inglese e tre mesi più tardi su quello francese; complessivamente l’operazione durò tre anni. Le gallerie furono scavate ad una profondità media di 45 metri sotto il fondo marino.

eurotunnel

Foto tratta da un articolo apparso su “La Prealpina” del 1985.

Come si è potuto vedere in questi esempi, l’uomo ha imitato alla perfezione il regno animale e le sue modalità di sfruttamento del suolo.

Ma non è finita qui. Alla prossima 🙂

La città e il mondo sotterraneo: Le architetture a torre

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Nei precedenti post abbiamo parlato delle condizioni che hanno portato l’uomo preistorico ad abitare il sottosuolo. Vediamo adesso quali sono le caratteristiche e gli esempi più importanti di tali abitazioni.

Le abitazioni a torre sono le prime che andiamo a conoscere. Qualcuno potrebbe obiettare che esse non rappresentano abitazioni sotterranee, poiché spesso si sviluppano fuori terra. E l’osservazione in realtà sarebbe esatta. E allora perché annoverarle come abitazioni del sotterraneo? La risposta è semplice: perché le caratteristiche interne della roccia fanno assomigliare questi luoghi più a caverne che non ad abitazioni superficiali così come si intende al giorno d’oggi.

La abitazioni a torre sono caratterizzate dall’avere una forma conica o piramidale col vertice rivolto verso l’alto. Tale forma ricorda forme naturali come le stalagmiti o forme del mondo animale, quali formicai, tane di castori, termitai. Questi ultimi sono molto significativi per la comprensione di tali abitazioni trogloditiche. La forma del nido delle termiti è un vero e proprio grattacielo con al suo interno condizioni climatiche costanti, grazie alla presenza nel terreno di scavi che raggiungono falde acquifere, canali e prese d’aria, nonché pareti molto spesse costruite con fango e pezzi di legno impastate a saliva. Dal sottosuolo si diramano verso l’alto tutta una serie di piani e camere che ospitano l’intera popolazione.

Stalagmite

Formicaio

Termitaio

Termitaio, sezione

Uno degli esempi di architettura adibita al rifugio umano più simile a questo esempio è rappresentato dalle conformazioni naturali presenti in Cappadocia. I fattori che hanno permesso la creazione di questi meravigliosi ambienti sono le condizioni geologiche di origine, l’azione del vento, le precipitazioni, il gelo e infine l’azione dell’uomo. L’erosione del tenero tufo da parte del vento ha attaccato, in diversi gradi, le rocce di diversa durezza e ha modellato queste forme caratteristiche che sono state definite poi “Coni di Cappadocia” o “camini delle fate”, e che hanno permesso all’uomo il facilitato insediamento in un luogo già modellato. L’interno dei coni è scavato infatti su più piani, con parti esterne costruite che completano le abitazioni, cortili, ricoveri per il bestiame e deposito per il materiale. Il loro più spettacolare sviluppo è avvenuto grazie all’emigrazione dei cristiani sotto la pressione dei musulmani. Dunque i primi insediamenti sono sorti per motivi difensivi. In seguito alcune di queste costruzioni sono diventati eremi o monasteri. Grazie al succedersi di vari popoli e culture, le caverne sono sorprendenti anche dal punto di vista artistico, in quanto contengono centinaia di metri quadrati di affreschi, famosi soprattutto quelli di origine bizantina.

Coni delle fate, Cappadocia

Interni del Cono delle fate, Cappadocia.

Chiese rupestre affrescata

Sono stati scoperti alcuni coni in grado di ospitare diversi nuclei familiari, anche su cinque o sei livelli di scavo. Addirittura a Uchizar, le dimensioni del cono scavato hanno fatto sì che esso contenesse non una casa, ma un intero villaggio, con un gran numero di caverne.

Coni delle fate, Uchizar, Cappadocia.

Sezioni di coni: 1. abitazione semplice, 2. cono con due unità familiare su 6 livelli, 3. Monastero di San Simeone, Zelve.

Afferma Soleri in Arcologie, la ville à image de l’homme: “L’habitat trogloditico è antico e duraturo, come la storia stessa dell’uomo. L’immutabilità del vento, della pioggia, del freddo e del caldo sottolinea ancora oggi i vantaggi di un habitat trogloditico per gli uomini che l’hanno realizzato. La combinazione di habitat trogloditico e modernità metropolitana potrebbe essere feconda. La funzione di riparo è assolta da una cavità aperta nel fianco di una falesia… L’habitat trogloditico reso celebre dagli Amerindi potrebbe essere definito come una comunità che si ripara sotto la roccia o in una mezza grotta, ossia non la sequenza di spazi sotterranei, ma l’utilizzazione di una nicchia profonda sul fianco di un canyon… La grotta capta il calore d’inverno e ripara dal sole d’estate, controlla il vento e l’aerazione, è uno spazio inglobante… simbolo concreto e vivo del processo storico che ha congiunto la pietra e la carne…”

Da queste considerazioni, Soleri conduce uno studio di città ideale, chiamata Arcologia, i cui principi tenderebbero a intrecciare le esperienze troglodite a quelle contemporanee. Secondo lui, prendendo spunto da ciò che i nostri antenati avevano imparato, si può realizzare una città futura che sfrutta gli stessi principi delle città troglodite sotterranee (in questo caso vale anche per i coni), aggiungendovi la comodità della tecnologia moderna. Nei suoi progetti utopici, infatti, megastrutture di cemento sorgono su siti naturali particolari (ricordiamo a tale proposito Stonebow, una città ponte che si sviluppa in un canyon e Arcodiga e Veladiga che sono città-dighe, oppure ancora Infrababel, città che riprende i concetti di Arcologie troglodite e che sfrutta una cava).

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Arcology

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Architettura utopica: Arcology, alzato

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Architettura utopica: Arcology studio del sistema di aerazione, prendendo spunto dalle proprietà della caverna.

Anche un altro famoso architetto contemporaneo, Erich Mendelsohn riprende la struttura a cono nel suo Einsteinturm, osservatorio astrofisico nella periferia di Potsdam, considerata una delle opere maggiore dell’architetto, che costituisce anche uno dei più citati esempi pervenutici di architettura espressionista.

Erich Mendelsohn, Einsteinturm, Potsdam, Germania

Nonostante le proposte contemporanee, che seguono i principi delle architetture troglodite, possano alla fine funzionare in termini architettonico-ingegneristici, la loro pecca sono i presupposti. Infatti se negli esempi antichi, la roccia viene utilizzata come supporto, cioè come struttura portante di tutto l’insediamento, negli esempi contemporanei questa caratteristica del sottosuolo viene trascurata  e la struttura rimane artificiale e il più delle volte in cemento armato. L’uomo contemporaneo si ostina a pensare e progettare il sottosuolo con le stesse tecnologie che usa per abitare in superficie. Questa idea, oltre ad essere assolutamente presuntuosa, snatura la funzione stessa dello scavo, dell’opera del sottrarre. Negli esempi che vedremo nel prossimo post, il materiale di scavo spesso ricrea, ridisegna gli spazi intorno all’abitazione, rendendola molto più umana e familiare e ritornando al paesaggio quello che gli si è privato nelle viscere.

La città e il mondo sotterraneo: Gli aspetti cultuali.

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Parlare delle motivazioni che coinvolgono gli aspetti cultuali è molto più difficile, in quanto il discorso non è per niente circoscritto e potrebbe ampliarsi all’infinito, soprattutto se si pensa alle diverse sfumature di significato, archetipi e simbolismi che le diverse religioni possono offrire.

Cercherò di non trascurare almeno gli aspetti e le visioni più importanti.

Quando si parla di architetture sotterranee l’inconscio rimanda alla nostra mente immagini oscure, lugubri, tenebrose. Si pensa subito al buio, alla sensazione di claustrofobia che tale ambiente suggerisce. Non serve sottolineare come questo il più delle volte corrisponda a verità, ma vedremo come l’intelletto e l’abilità umana abbiano saputo rendere, talvolta, questi spazi molto piacevoli e confortevoli.

Questa ambivalenza è data sostanzialmente da due visioni del mondo sotterraneo, che partono da presupposti totalmente opposti. Vediamo quali sono.

In primo luogo l’architettura sotterranea non era vista dall’uomo troglodita così terribile come si potrebbe pensare. L’uomo preistorico trovava una caverna e, consentitemi la battuta, la arredava. Iniziava a togliere le ragnatele, cacciava via qualche antenato roditore di troppo, inseriva un bel fuocherello al centro, se sapeva già come far schioccare la scintilla, e infine due o tre manate e i muri prendevano quel senso di casa che neanche le nostre gigantografie con le foto di famiglia. Insomma, la caverna e il sotterraneo in generale suggerivano l’idea del grembo materno e come tale egli si sentiva al sicuro dai pericoli esterni. L’homo diventava Humus e si sentiva parte integrante della Madre Terra, senza paure.

albero rifugio

L’albero come simbolo di protezione

Gli studi del feto nel grembo materno, Leonardo Da Vinci, 1513

In questa visione anche la morte non spaventava in quanto consentiva all’uomo di ritornare terra fertile per le generazioni future, cenere, la stessa poi trasformata dalla visione cristiana in qualcosa di più trascendentale. Anche per i miti nordici, le viscere della terra rimangono un luogo fiabesco e magico, a cui si poteva accedere per mezzo di grotte e caverne, il mondo simbolo di un “altrove”, di una dimensione antitetica rispetto al mondo “umano” che spesso si popolava di figure strane, come i Nani, che temevano invece la luce del sole, che poteva trasformarli nuovamente nella pietra da cui erano nati.

Queste idee positive finiscono appena prendono piede le grandi religioni occidentali, a partire dalla mitologia greca, a quella romana per concludersi definitivamente con la religione cristiana. Solo all’inizio di essa e cioè nel periodo della persecuzione, il sotterraneo mantiene il suo carattere positivo, in quanto archetipo di luogo sacro per eccellenza, rifugio e luogo di riunione.

Le visioni negative, come dicevamo prendono vita dai miti delle grandi religioni. La terra non viene vista più come rifugio e come Madre buona e protettiva,  ma come luogo di condanna e dolore eterno. Sotto terra viene posto il regno degli Inferi (ricordiamo, per esempio, la figura di Proserpina o quella di Orfeo). La parola stessa “inferi”, da cui “Inferno”, significa “posto in basso”, “inferiore” ed era il luogo da cui fuggire, perché più ci si addentrava, più si rischiava di venire a contatto con influenze negative e peccaminose. L’uomo stesso, creatura di fuoco e di fango, di materia e di spirito era considerato in costante oscillazione tra il bene e il male, tra alto e basso, tra pentimento, espiazione e redenzione. Fuggire già dal sottosuolo come luogo fisico, significava metaforicamente allontanarsi dal peccato. Dal periodo cristiano poi c’è stata un escalation di immagini negative, veicolate dai romanzi gotici, come per esempio Dracula di Bram Stoker del 1897, Il Castello d’Otranto di Walpole del 1764, La macchina per esplorare il tempo di Wells, dai film, come la saga di Batman, fino ai luoghi comuni più disparati. L’immagine dominante infine è quella che colloca sottoterra le fogne e animali e insetti pochi simpatici, contribuendo a conferire anche l’idea di luogo sporco e malsano.

Ma sarà davvero così? ?

La città e il mondo sotterraneo: Gli aspetti climatici

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Come dalle premesse del precedente post, l’uomo da sempre ha dovuto cercare riparo dagli agenti esterni come pioggia, sole, umidità e dalle conseguenti sensazioni corporee percepite. La costruzione di un’abitazione ha permesso il più delle volte di ovviare a questi problemi nella maggior parte dei luoghi del globo, mentre solo in alcune zone egli non è riuscito a modificare l’ambiente o meglio a trovare giovamento creando un ambiente artificiale superficiale confortevole. Diverse sono le zone in questione. Per le sensazioni di calore possiamo annoverare il Sahara libico e la California (valle della Morte), per la temperatura minima la Siberia, per le massime precipitazioni le Hawaii e Cherenpunji in India e per le minime mondiali possiamo ricordare il nord del Cile. Tutte queste zone sono state comunque occupate trovando gli espedienti più disparati.

Ricordiamo, inoltre, che stiamo parlando di abitazioni troglodite, poiché con le tecnologie moderne forse e sottolineo il forse, l’uomo avrebbe avuto più possibilità  di successo.

Ritorniamo a noi.

TEMPERSe guardiamo il grafico, possiamo subito accorgerci della differenza di temperatura, che si può registrare a vari livelli di profondità del terreno. Il terreno qui esaminato è a Bordeaux-Mérignac nel 1981. Poco importa in realtà il luogo e l’anno di rilevazione, in quanto gli effetti restano invariati. Le tre curve dimostrano come la temperatura esterna sia notevolmente più variabile di quella interna a -10 cm (in verde) e di quella ad una profondità maggiore, cioè a -100 cm in giallo. Già a 30 cm di profondità, le variazioni giornaliere vengono ammortizzate dall’inerzia termica del suolo, mentre a 5 metri di profondità si può ottenere una temperatura costante per tutto l’anno. Anche qui però è necessario fare una precisazione. Si deve tenere conto che questo beneficio si ottiene in zone particolarmente soleggiate e con temperature esterne elevate, mentre per le caverne nordiche, il beneficio non è ottenibile. Infatti in Era Glaciale, l’artrite deformante affliggeva ugualmente uomini e animali delle caverne, per i quali vivere nel sottosuolo accentuava i dolori e la gravità della malattia stessa. 

L’equilibrio termico è dato, oltre che dal clima esterno, anche da diversi fattori quali per esempio:

  • il colore del suolo: i terreni scuri possono assorbire maggiore radiazione solare, mentre i terreni chiari ne riflettono la maggior parte arrivando ad assorbirne solo il 30%;

col suolo

  • la presenza di acqua e umidità: l’umidità accresce il calore specifico del suolo: il riscaldamento perciò sarà più lento in rocce o terreni umidi. Perciò in queste condizioni sono utili tecniche di drenaggio dell’acqua presente all’interno della roccia o impermeabilizzazione con vari espedienti;

acqua 1

  • la forma ed esposizione dei versanti: la diversa esposizione di un versante genera forti escursioni termiche tra il versante nord e sud causando notevoli differenze nello sviluppo della vegetazione, che dunque influenza il colore del suolo e la sua temperatura interna;

versanti

  • la presenza o assenza di vegetazione: è forse uno dei fattori fondamentali perchè modifica il colore del suolo e la sua struttura. L’albedo (capacità di un suolo di riflettere la radiazione solare) per le zone coltivate va dal 10-20% contro il 50% delle zone lasciate a prateria.

deserto

verde

Questi i fattori pratici per la difesa dal clima. Dunque per alcuni uomini trogloditi in certe condizioni andare ad abitare nel sottosuolo ha significato trovare un clima più confortevole e una probabilità di sopravvivenza maggiore. Vedremo nel prossimo post, prima di addentrarci negli esempi dei vari habitat, quali sono invece gli aspetti cultuali, lavorativi e difensivi, che lo hanno spinto nelle viscere della terra.

Alla prossima 🙂

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