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La città e il mondo sotterraneo: Le architetture a torre

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Nei precedenti post abbiamo parlato delle condizioni che hanno portato l’uomo preistorico ad abitare il sottosuolo. Vediamo adesso quali sono le caratteristiche e gli esempi più importanti di tali abitazioni.

Le abitazioni a torre sono le prime che andiamo a conoscere. Qualcuno potrebbe obiettare che esse non rappresentano abitazioni sotterranee, poiché spesso si sviluppano fuori terra. E l’osservazione in realtà sarebbe esatta. E allora perché annoverarle come abitazioni del sotterraneo? La risposta è semplice: perché le caratteristiche interne della roccia fanno assomigliare questi luoghi più a caverne che non ad abitazioni superficiali così come si intende al giorno d’oggi.

La abitazioni a torre sono caratterizzate dall’avere una forma conica o piramidale col vertice rivolto verso l’alto. Tale forma ricorda forme naturali come le stalagmiti o forme del mondo animale, quali formicai, tane di castori, termitai. Questi ultimi sono molto significativi per la comprensione di tali abitazioni trogloditiche. La forma del nido delle termiti è un vero e proprio grattacielo con al suo interno condizioni climatiche costanti, grazie alla presenza nel terreno di scavi che raggiungono falde acquifere, canali e prese d’aria, nonché pareti molto spesse costruite con fango e pezzi di legno impastate a saliva. Dal sottosuolo si diramano verso l’alto tutta una serie di piani e camere che ospitano l’intera popolazione.

Stalagmite

Formicaio

Termitaio

Termitaio, sezione

Uno degli esempi di architettura adibita al rifugio umano più simile a questo esempio è rappresentato dalle conformazioni naturali presenti in Cappadocia. I fattori che hanno permesso la creazione di questi meravigliosi ambienti sono le condizioni geologiche di origine, l’azione del vento, le precipitazioni, il gelo e infine l’azione dell’uomo. L’erosione del tenero tufo da parte del vento ha attaccato, in diversi gradi, le rocce di diversa durezza e ha modellato queste forme caratteristiche che sono state definite poi “Coni di Cappadocia” o “camini delle fate”, e che hanno permesso all’uomo il facilitato insediamento in un luogo già modellato. L’interno dei coni è scavato infatti su più piani, con parti esterne costruite che completano le abitazioni, cortili, ricoveri per il bestiame e deposito per il materiale. Il loro più spettacolare sviluppo è avvenuto grazie all’emigrazione dei cristiani sotto la pressione dei musulmani. Dunque i primi insediamenti sono sorti per motivi difensivi. In seguito alcune di queste costruzioni sono diventati eremi o monasteri. Grazie al succedersi di vari popoli e culture, le caverne sono sorprendenti anche dal punto di vista artistico, in quanto contengono centinaia di metri quadrati di affreschi, famosi soprattutto quelli di origine bizantina.

Coni delle fate, Cappadocia

Interni del Cono delle fate, Cappadocia.

Chiese rupestre affrescata

Sono stati scoperti alcuni coni in grado di ospitare diversi nuclei familiari, anche su cinque o sei livelli di scavo. Addirittura a Uchizar, le dimensioni del cono scavato hanno fatto sì che esso contenesse non una casa, ma un intero villaggio, con un gran numero di caverne.

Coni delle fate, Uchizar, Cappadocia.

Sezioni di coni: 1. abitazione semplice, 2. cono con due unità familiare su 6 livelli, 3. Monastero di San Simeone, Zelve.

Afferma Soleri in Arcologie, la ville à image de l’homme: “L’habitat trogloditico è antico e duraturo, come la storia stessa dell’uomo. L’immutabilità del vento, della pioggia, del freddo e del caldo sottolinea ancora oggi i vantaggi di un habitat trogloditico per gli uomini che l’hanno realizzato. La combinazione di habitat trogloditico e modernità metropolitana potrebbe essere feconda. La funzione di riparo è assolta da una cavità aperta nel fianco di una falesia… L’habitat trogloditico reso celebre dagli Amerindi potrebbe essere definito come una comunità che si ripara sotto la roccia o in una mezza grotta, ossia non la sequenza di spazi sotterranei, ma l’utilizzazione di una nicchia profonda sul fianco di un canyon… La grotta capta il calore d’inverno e ripara dal sole d’estate, controlla il vento e l’aerazione, è uno spazio inglobante… simbolo concreto e vivo del processo storico che ha congiunto la pietra e la carne…”

Da queste considerazioni, Soleri conduce uno studio di città ideale, chiamata Arcologia, i cui principi tenderebbero a intrecciare le esperienze troglodite a quelle contemporanee. Secondo lui, prendendo spunto da ciò che i nostri antenati avevano imparato, si può realizzare una città futura che sfrutta gli stessi principi delle città troglodite sotterranee (in questo caso vale anche per i coni), aggiungendovi la comodità della tecnologia moderna. Nei suoi progetti utopici, infatti, megastrutture di cemento sorgono su siti naturali particolari (ricordiamo a tale proposito Stonebow, una città ponte che si sviluppa in un canyon e Arcodiga e Veladiga che sono città-dighe, oppure ancora Infrababel, città che riprende i concetti di Arcologie troglodite e che sfrutta una cava).

Immagine7

Arcology

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Architettura utopica: Arcology, alzato

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Architettura utopica: Arcology studio del sistema di aerazione, prendendo spunto dalle proprietà della caverna.

Anche un altro famoso architetto contemporaneo, Erich Mendelsohn riprende la struttura a cono nel suo Einsteinturm, osservatorio astrofisico nella periferia di Potsdam, considerata una delle opere maggiore dell’architetto, che costituisce anche uno dei più citati esempi pervenutici di architettura espressionista.

Erich Mendelsohn, Einsteinturm, Potsdam, Germania

Nonostante le proposte contemporanee, che seguono i principi delle architetture troglodite, possano alla fine funzionare in termini architettonico-ingegneristici, la loro pecca sono i presupposti. Infatti se negli esempi antichi, la roccia viene utilizzata come supporto, cioè come struttura portante di tutto l’insediamento, negli esempi contemporanei questa caratteristica del sottosuolo viene trascurata  e la struttura rimane artificiale e il più delle volte in cemento armato. L’uomo contemporaneo si ostina a pensare e progettare il sottosuolo con le stesse tecnologie che usa per abitare in superficie. Questa idea, oltre ad essere assolutamente presuntuosa, snatura la funzione stessa dello scavo, dell’opera del sottrarre. Negli esempi che vedremo nel prossimo post, il materiale di scavo spesso ricrea, ridisegna gli spazi intorno all’abitazione, rendendola molto più umana e familiare e ritornando al paesaggio quello che gli si è privato nelle viscere.

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12 pensieri su “La città e il mondo sotterraneo: Le architetture a torre

  1. Molto interessante è lo spaccato sulle costruzioni dell’antichità, che poi qualche architetto ha ripreso per quello che ha costuito. Tra gli esempi di architettura trogloditica credo che rioentri la città dei sassi a Matera. un esempio famoso di una città costruita nelle pareti rocciose sui fianchi di una profonda spaccatura naturale. Abitazioni risanate e sistemate ma che conservano un fascino indescrivibile.

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  2. Bellissimo articolo. L’ho stampato e me lo tengo da parte: essendomi occupato di sociologia urbana (contemporanea, ma con inevitabili radici storiche), risulta assolutamente interessante e illuminante. 🙂
    Ciao!
    Luca

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