Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

I Santuari “Solari”: introduzione

Complesso megalitico di Stonehenge.

Il cielo è stato sempre oggetto primario di attenzione, studio e culto per gli uomini. Per i Greci, per esempio, il cosmos assumeva il significato di ordine, armonia e quindi geometria e proporzione; Pitagora fu il primo ad utilizzare il termine per indicare l’universo in questa accezione, considerandone l’interezza e le qualità degli elementi. Ma già Stonehenge, secondo John North, “può essere ritenuto un cosmos, un monumento geometricamente ordinato, allineato all’universo stellare, al sole e alla luna, un’espressione delle forze spirituali che gli astri rappresentano per la maggior parte dell’umanità”.

Malgrado manchi una documentazione scritta, l’imponenza dei monumenti neolitici ha fatto sì che il tempo non ne cancellasse la presenza e non compromettesse il significato e le loro qualità nascoste restituiscono le motivazioni che portarono ad investire tanta energia per la loro costruzione. Appare particolarmente significativa la circostanza che Stonehenge non sia l’unico nel contesto spaziale in cui esso si colloca e si possono osservare, in un raggio di due chilometri, centinaia di altri monumenti simili. E’ utile constatare come esso, in pietra rispetto agli altri in legno, abbia sorpassato tutti i precedenti in “finezza architettonica” e in dimensione.

Le popolazioni del Wessex, iniziando a sperimentare l’uso della pietra, non la utilizzarono come pietrisco da costruzione, ma pensarono di creare segnali che durassero a lungo nel tempo, prendendo in prestito tecniche di costruzione e di lavorazione già utilizzate per le opere in legno. Quest’ultimo era senza dubbio impiegato e venerato per ciò che poteva suggerire metaforicamente: l’albero era vivo, dava riparo ed era l’archetipo della dimora e del tempio.

A Stonehenge sono evidenti le testimonianze di questo culto: molte delle pietre presenti sono state lavorate in modo da imitare la corteccia di quercia o di betulla e le tecniche di giuntura degli architravi ricordano i tipici incastri “maschio-femmina”.

Che il cielo rivestisse un ruolo primario nella religione del neolitico e dell’età del bronzo è facile dedurlo dagli allineamenti astronomici incorporati in queste grandiose opere architettoniche. Tali opere a Stonehenge avevano un’evidente motivazione cultuale, anche se risulta difficile capire la religiosità della “muta” preistoria se non si tracciano delle analogie con culture più conosciute. Una può essere però trovata nel culto della dea madre; come qualsiasi traccia preistorica legata ad un rituale di fertilità o di nascita è comunemente interpretata come l’indicazione di una credenza religiosa, così si è ipotizzato che le religioni celesti furono accolte senza riserve da popoli con stadi evolutivi cultuali differenti, innestandosi sull’animismo, sul politeismo ed essendo compatibili con la fede negli dei della terra. Sembra di poter verificare una sorta di “stratificazione” delle divinità, per cui esistevano figure divine celesti, terresti e del mondo sotterraneo. In genere tuttavia, gli dei del cielo rappresentavano le divinità supreme. Il coinvolgimento delle stelle, del sole e della luna fa pensare che il culto non fosse diretto necessariamente a tali astri, ma che essi venissero collegati alla presenza delle anime dei defunti, che facevano visita alle popolazioni adoratrici. Sebbene Stonehenge sia conosciuto come “il tempio del sole e della luna”, non è improbabile che fosse lo scenario di una religione che accoglieva molti altri dei. L’atteggiamento che i popoli mesopotamici, per esempio, dimostravano nei confronti del cielo può essere un utile riferimento. La priorità religiosa dei loro dei, Anu, Enlil e Ea, mostra che, quando venivano effettuati rituali solari, non necessariamente gli dei del sole e della luna vi comparivano, così come la Grecia poneva i Titani e le Titanesse al di sopra del sole e della luna e di ciascun pianeta.

E’ possibile dunque che, prima che questi astri assumessero una posizione privilegiata rispetto ad altri, fossero considerati sullo stesso piano dei maggiori fenomeni naturali, quali il tuono, il lampo, la pioggia, oppure al pari degli alberi e delle pietre. Comunque sia, è certo che il sole non venisse adorato come individuo, ma come elemento che dona luce e calore ( in alcuni casi infatti si faceva in modo che la sua luce penetrasse e illuminasse l’entrata delle camere mortuarie o uno spazio tra due pali di legno. L’esempio più noto si trova a Woodhenge, in cui è stata scoperta una tomba appartenuta ad una bambina di tre o quattro anni), che necessitava di un rituale facente uso di numerosi elementi con molteplici funzioni (gli argini, il fossato, i pali in legno, la Heel Stone, i triliton di pietra sarsen, l’anello di sarsen, le pietre posizione, la Altar Stone o pietra “altare” e la Slaughter Stone) e naturalmente di un ” personale qualificato”.

Bene vi lascio al prossimo post per saperne di più. 🙂

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5 pensieri su “I Santuari “Solari”: introduzione

  1. Ha sempre affascinato anche a me. Anche il pensare che, sotto alcuni profili, alcune civiltà passate erano spiritualmente più compresse della nostra.

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    • Sì, purtroppo verificarlo certamente non ci è ancora possibile e chissà se potremmo mai farlo. Come avrai capito dagli altri post sull’architettura, ho una passione per tutto ciò che mi conduce altrove, oltre la lettura immediata dell’opera che mi trovo davanti. Che poi le mie ipotesi, che partono da studi elaborati da esperti, possano rientrare nell’ambito della probabilità è una cosa che mi stimola ancora di più. Grazie per il tuo intervento. 🙂

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  2. Un ottimo inizio, senza dubbio. Il mito. o il mistero a seconda dei punti di vista, di Stonehenge ha attratto e incuriosito schiere di scienziati che hanno cercato di spiegarne l’origine.
    La tua trattazione esauriente e chiara ci avvicina a questo sito, guardandolo con altra angolazione.
    Alla prossima.
    Un abbraccio

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