Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

I Santuari Solari: l’esempio egizio di Amarna.

Inizia da qui.

Con Akhenaton, il faraone “eretico” della diciottesima dinastia, il Sole arrivò all’apice della sua importanza, con un nome fino ad allora poco usato, Aton, il disco solare visibile sull’orizzonte. In qualità di sole divino,  esso era simile a Rà, ma non era mai stato associato a forme animali o umane, rimanendo in tal senso “puro”. Il sole non era quindi adorato per le sue spettacolari imprese, come “il combattimento col dragone” o “il viaggio notturno” o per i suoi magici nomi (in Egitto il nome era una delle cose più importanti per garantirsi la vita eterna ultraterrena. Quando si voleva far perdere nell’oblio un faraone, si decideva di cancellare letteralmente le tracce del suo nome da ogni monumento e da ogni rappresentazione), come era avvenuto nelle dinastie precedenti, ma per le benefiche opere che donava agli uomini nella loro vita quotidiana. Il valore di questa nuova concezione è attestata dal “grande inno” a lui dedicato, la cui prima strofa esalta il suo splendore:

” Bella è l’alba all’orizzonte del cielo!

O Aton, tu vita, e principio di vita!

Quando tu sorgi dall’estremo oriente sul cielo

Tu riempi ogni terra della tua bellezza;

Poiché tu sei bello, grande, raggiante, sublime sopra la terra;

I tuoi raggi abbracciano tutte le contrade fatte da te;

Poiché tu le hai legate a te col tuo amore!

Tu sei Re e tue le hai fatte tutte prigioniere

Benché tu sia lontano, i tuoi raggi sono sulla terra.

Benché tu sia alto, le tue orme fanno giorno!”

Aton, come unico dio, dal cui disco partivano i raggi terminanti con delle minuscole mani che reggevano l’ankh (è il segno geroglifico che significa “vita”), era rappresentato con l’ureo, che è  il nome del cobra sacro che protegge il faraone e simbolo di regalità.

Akhenaton e Nefertiti

Akhenaton che porta le offerte all’Aton.

Nella città di Akhetaton, la “Sacra Famiglia” regale rappresentava l’intermediaria tra il dio e l’uomo, conducendo riti di ringraziamento all’Aton, portatore di vita e generoso verso le sue creature che celebravano nella natura la creazione divina. I raggi benedicenti di Aton, rappresentati nei rilievi, scendevano su ogni cosa, templi, tavole di sacrificio e palazzi.

Il sito che ospitò la città della “gioia” era un luogo privo di insediamenti precedenti, una terra vergine non appartenuta a nessun dio. Akhenaton l’aveva scelta proprio per questa sua caratteristica, in quanto l’impronta del dio Aton non venisse oscurata dal ricordo di altri dei. L’area, chiusa su tre lati da un immenso emiciclo di pareti rocciose e sul quarto lato, a occidente, bagnata dalle acque del Nilo, accoglieva il grande tempio di Aton, che misurava 212×32 metri ed era racchiuso da un recinto di 800×275 metri.

Akhetaton.

Questo tempio differiva dal tipo ordinario di tempio egizio poiché non aveva alcuna cella o tabernacolo per l’immagine del dio. Nei templi precedenti, si venerava Amon, il dio nascosto, che come tale veniva adorato e celebrato in una cella piccola, angusta e buia, dove solo il clero e il faraone potevano accedere, dopo aver compiuto un lungo percorso che diventava sempre più chiuso e oscuro (alla cella infatti si accedeva tramite dei corridoi, i cui soffitti e i pavimenti andavano avvicinandosi sempre più).

Ad Akhetaton invece si celebrava il disco solare, la luce del sole splendente. Dunque il tempio era una successione di cortili ipostili a cielo aperto, per consentire alla luce stessa di penetrarvi per assistere e” benedire” il rito. Il luogo preposto per l’adorazione del dio Aton, il santuario vero e proprio, rimaneva sempre un luogo segreto e inaccessibile al pubblico, come nei templi precedenti ma, anche in questo caso, a cielo aperto, mentre i riti comuni come l’offerta di carne animale, si svolgevano nell’altare del grande cortile anteriore.

La presenza di tavolette votive, all’interno e all’esterno del tempio, fa pensare ad un’assidua presenza di devoti.

Tempio di Aton , assonometria.

Con l’Egitto, la concezione di un dio solare cambia e si allontana definitivamente da quella preistorica, quasi assumendo forme spiritualmente più elevate e mature. Il sole non è considerato soltanto dispensatore di calore e luce, ma viene venerato perché portatore di gioia, grazie all’abbondanza del raccolto, alla prosperità del bestiame, all’armonia e all’intimità familiare, simboli questi dell’equilibrio universale. Inoltre, possiamo affermare che il particolare modo di considerare la divinità per Akhenaton si avvicina molto alla concezione Ebraica e Cristiana. Disparati sono infatti i testi che, per parole e significati, sono molto simili tra le due religioni, fra tutti “L’inno ad Aton” e il Salmo biblico n° 104.

Purtroppo i riti introdotti da Akhetaton furono presto abbandonati per ritornare a una forma di venerazione politeistica classica. Alcuni egittologi sono convinti che Akhenaton fu addirittura ritenuto eretico e il culto dell’Aton rinnegato, anche se in realtà ci sono tracce concrete ed importanti che queste affermazioni non siano totalmente corrette.

Nel prossimo post parleremo invece delle credenze tebane e della reintroduzione di tutto il pantheon canonico e dei riti ad esso associati.

Alla prossima 🙂

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3 pensieri su “I Santuari Solari: l’esempio egizio di Amarna.

  1. Interessante post, ricco di notizie e di documenti visivi. L’ho letto tutto d’un fiato, perché curioso di conoscere le origini del culto di Aton.
    Complimenti
    Alla prossima

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