Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Etor e la lucciola spenta.

Amici, posto un brano scritto poco tempo fa per un concorso, che prevedeva di scrivere un racconto per bambini, in particolare per tutti i bambini che dall’Africa giungono in Italia con la speranza di trovare un mondo migliore. Se scelto dalla giuria, il racconto veniva illustrato da un noto nome del campo e pubblicato. Non c’erano in palio premi in denaro in quanto lo scopo era di tipo benefico: cioè cercare di costruire una biblioteca a Lampedusa, con i proventi delle vendite. La pubblicazione prevedeva due versioni: una classica con testo e figure e un’altra con le sole figure, per essere compreso anche da coloro che non conoscono la nostra lingua. Purtroppo e per fortuna, avevamo dei vincoli: lungo non più di due fogli A4, con interlinea e carattere prestabiliti. Dunque in alcune parti sono stata costretta a fare delle scelte e a tagliare alcune sfumature tipiche del mio stile (io direi anche che, più che sfumature, s0no prolissità, ma vabbè, ognuno ha le sue pecche). In ogni caso e dopo queste lunghe premesse, mettetevi il cuore in pace perchè non ho vinto…. eh pazienza, non si può sempre essere in prima linea e questo contribuisce a tener bassa la mia autostima :D… Dunque a questo punto…chi vuole cimentarsi con la lettura, faccia pure. Comprenderò, invece, chi chiuderà violentemente la pagina del post, insultandomi con frasi turche e irripetibili… 😀

Etor e la lucciola spenta.

In cielo c’erano tante stelle. Le più giocherellone facevano capolino dalle nuvole soffici per prendere in giro la luna piena, che gettava i suoi raggi sulla campagna circostante, illuminandola quasi a giorno. Era una sera di mezza estate, l’aria era afosa e non tirava un filo di vento. I grilli e le cicale si erano date appuntamento sui prati per la gara di canto, mentre nello stagno vicino, le libellule si fermavano a mezz’aria e le ranocchie si accoccolavano su qualche foglia di ninfea per non perdersi lo spettacolo. Etor, nella sua cameretta, cullato dai rumori della natura che entravano dalla finestra aperta alla sinistra del suo letto, si stava quasi addormentando, fantasticando sul mondo in miniatura che lo circondava: le instancabili formiche, le api laboriose, le coccinelle vanitose, i pazienti bruchi e le variopinte farfalle. Pensò che, dal suo aeroplanino, quel mondo era invisibile, sia per le dimensioni dei suoi abitanti, sia perché, quando voli, il tuo naso è sempre all’insù a controllare la rotta e le sfumature cangianti del cielo. Proprio quando stava per chiudere gli occhi, vide un bagliore provenire dal suo medaglione, appoggiato sul comò di fronte. Si alzò e si diresse verso la luce: sapeva che quello era il segnale per l’inizio di una nuova avventura. Si infilò la tuta da viaggio, indossò il caschetto e mise in spalla il suo inseparabile zaino. Uscì dalla finestra stando attento a non inciampare nella tenda. Appena fuori, ben nascosto tra la catasta di legna per l’inverno, lo aspettava il fedele compagno di viaggio: Glider, il suo aeroplanino. Lo mise in moto e in un batter d’occhio si ritrovò a volteggiare tra le nuvole, dimenticandosi di tutto. Ad un tratto, il piccolo aereo iniziò a fare degli strani rumori… trot, trot, puf, puf, brrpppp, tum, baf! Etor iniziò a sobbalzare al ritmo di quel frastuono, prima di perdere quota e di precipitare velocemente verso il basso. Con un certo sangue freddo, tenne le mani ben salde sulla cloche e accompagnò Glider in quella folle corsa, finché non riuscì a fargli compiere un atterraggio di fortuna nel bel mezzo di un bosco. Incredibilmente era andato tutto bene, anche se rimaneva da capire cosa fosse successo, ma soprattutto, come far ripartire l’aereo. La bellissima luna era ancora appesa in cielo, ma all’interno del bosco il buio era molto fitto, poiché le chiome degli alberi sembravano essersi piegate per impedire alla luce di filtrare. Etor non aveva intenzione di passare la notte in quel posto scuro, così decise di tirare fuori tutto il suo coraggio e di uscire da Glider per aggiustarlo. Mentre era intento ad ispezionare il motore, con la testa completamente immersa all’interno del cofano, sentì dietro le sue spalle dei ronzii che lo fecero rabbrividire. Con molta cautela si guardò intorno ad occhi sbarrati, prima a destra, poi a sinistra. Quando si voltò di nuovo a destra, sussultò per lo spavento e la meraviglia. “Ciao!” disse una vocina all’altezza della sua spalla “Cosa guardi?”. Etor faticò a credere ai suoi occhi e rimase per un attimo senza rispondere. “Non sai parlare? Non hai la lingua?” disse la vocina. “Ehm no, cioè sì che ce l’ho, è che non mi aspettavo nessuno! Mi chiamo Etor. E tu chi sei?”. “Fiuuuu, pensavo di essermi imbattuto in un mostro…Etor, che nome buffo! Io sono Spark, la lucciola più importante del bosco.” “Una lucciola? Non dovresti essere luminosa? Tu sei… come dire, buia!” disse Etor. “Spenta, sono semplicemente spenta!” rispose la vocina un po’ irritata. “E da quando le lucciole si possono spegnere?” domandò Etor. “Da quando l’ho deciso io” disse Spark “e poi non sono affari tuoi, Erold, Estot… o come ti chiami!”. “Mi chiamo Etor… hai ragione, non sono affari miei, ma non volevo prenderti in giro, ero curioso perché non ho mai visto una lucciola così. Non te la prendere. Amici?” “Ok, amici! È che purtroppo tutti mi prendono in giro, così ho deciso di non accendermi più.” “ Capisco…” disse Etor, “ ma sei davvero la lucciola più importante del bosco?” “In realtà sono una comunissima lucciola, che va a sbattere sugli steli dei fiori perché senza luce non ci vedo bene e a volte mi perdo e devo aspettare l’alba per ritrovare la strada di casa.” “Ma quando sei solo, perché non ti accendi? E perché ti prendono in giro? ” chiese Etor . “Vedi” disse Spark “…Io non sono come le altre che emettono una luce bianca e si spengono quando vogliono. La mia luce cambia colore a seconda di ciò che provo e si spegne quando il mio stato d’animo si estingue. La mia luce è bianca solo se sono tranquillo. Invece quando sono agitato diventa gialla, se sono innamorato diventa rossa, se malinconico blu, grigio se mi annoio e viola quando sono arrabbiato. Sono un libro aperto e basta guardarmi per scoprire le mie sensazioni e deridermi.”. “Beh sì, è un vero problema… come negarlo!” disse Etor. “Beh anche tu mi sembra che hai un problema! Cos’è quella cosa?”. “Questa? Non è una cosa, è Glider, il mio aeroplano, l’amico con cui condivido molte esperienze. Purtroppo non va, ma non riesco a capire perché, con questo buio poi…”. Etor guardò per un attimo Glider e subito dopo Spark e nella sua testolina prese forma un’idea tanto semplice quanto efficace. “Ehi Spark, sono sicuro che solo tu sei in grado di aiutarmi.” “Ah sì e come?” disse. “Con la tua luce!!!” affermò Etor raggiante. Spark ci pensò un po’ su. Non aveva voglia di rimettersi in gioco, ma quel bambino gli aveva fatto simpatia e si convinse che non c’era niente di male nel brillare un’ultima volta e per di più per una giusta causa: aiutare un amico. “Ok!” disse sfoggiando il suo più bel sorriso. Etor g li indicò il punto da illuminare e subito frugò all’interno dello zainetto, mentre Spark, chiudendo gli occhi, si concentrò per ottenere una luce perfetta. Quando Etor alzò la testa rimase abbagliato dalla luce che si sprigionava dal corpo di Spark. Il suo amico si era così tanto impegnato da non accorgersi di ciò che stava compiendo. “Ooooohhh, che meraviglia!!!!” furono le parole che uscirono dalla bocca di Etor. Spark stava emettendo tutte insieme le gradazioni di colore, come un arcobaleno brillante e molto luminoso. “Hai dei colori bellissimi, Spark! Wow! Mai vista una luce così!!!” “Davvero?!? Non sono ridicolo?” “Ridicolo? Noooo, sei semplicemente super!!!”. “Super?” “Sì, super!!!!” gridò Etor. Per la contentezza Spark si mise a fare capriole in aria, lasciando dietro di sé la sua sfavillante scia, poi si fermò di colpo, si rabbuiò e, spremendo con fermezza il suo pancino, si riaccese ancora più splendente. Era uno spettacolo vederlo così. Non sembrava neanche più la lucciola triste e insicura di pochi minuti prima. Si avvicinò alla spalla di Etor col fiato corto e disse “Ti devo dire una cosa.” La sua luce divenne arancione carico. “Grazie amico mio, mi hai fatto rinascere! Ero diventato musone, sempre triste e arrabbiato, avevo perso la fiducia nella bontà degli altri e in me stesso e mi trascinavo in giro lamentandomi di tutto, senza reagire. Mi vergognavo, ma non dei miei colori…sì forse all’inizio la vergogna era per quella diversità …ma poi era diventata una scusa per nascondere ciò che mi faceva vergognare di più: l’aver deciso di non aiutare gli altri per orgoglio ed egoismo. E poi arrivi tu e mi fai compiere questo prodigio. Tu mi hai accolto come un amico e mi hai trattato bene, mentre io ti ho trattato come non meritavi… ecco grazie! Hai avuto fiducia nelle mie capacità e nella mia particolarità . Mi hai reso ricco, ricco di diversità! Adesso non mi vergogno più, ho capito che il mio modo di essere è un dono e non un difetto. Ritornerò ad accendermi senza paura di ciò che pensano le altre. ” “ Non ringraziarmi Spark, noi siamo amici!”. Etor sorrise e accolse all’interno delle sue mani il piccolo amico, diventato verde in segno di dolcezza. “E adesso all’operaaaa!!!!” gridò Spark. Fece un balzo all’indietro e illuminò tutto felice il motore di Glider, mentre Etor con un cacciavite armeggiava al suo interno. Alle prime luci dell’alba i due amici stanchi rimisero in moto l’aeroplano, che era tornato come nuovo. Si salutarono calorosamente e si promisero di rivedersi presto. Etor spiccò il volo rallegrandosi per l’aria fresca del mattino. Guardò i giochi di luce del sole attraverso i suoi occhialini da aviatore e pensò al suo amico Spark e al suo essere un po’ speciale come lui e si ricordò della frase più bella che avesse mai sentito pronunciare: “ricco di diversità”.

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13 pensieri su “Etor e la lucciola spenta.

  1. Simpatico e ben scritto nonostante tutte le limitazioni imposte.
    Forse il difetto, se si può chiamare così, è che il testo è un po’ ostico per un bambino in certi punti. Ad esempio quando Spark ringrazia Etor per avergli fatto comprendere in quale errore era incappato, sarebbe chiarissimo per un adulto, lo sarebbe meno per un ragazzino. Ancora se si devono tradurre i concetti in immagini, ci sarebbe stata una certa difficoltà a far comprendere la medesima frase.
    Quindi, pur essendo scritto bene e con buona leggibilità, sarebbe stato poco adatto a rispettare i dettami del concorso.
    Come avrebbe dovuto essere, parere personale: frasi corte associate a un’immagine in maniera che il lettore visualizzi la storia durante la lettura.
    Ammetto che non sia facile realizzare questo ma era l’unico modo per tradurre la storia con delle figure.

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