Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

L’ armonia e l’amore tra uomo e Dio e tra uomo e uomo (o almeno questo era quello che si voleva ottenere).

Inizia da qui

La fede in un Unico Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, Unità Trinità e nel sacrificio che portò il Figlio alla passione, morte e resurrezione, rappresentò per il credente l’allontanamento definitivo dalle convinzioni pagane e un nuovo modo di concepire la storia dell’umanità, che in questa prospettiva di fede si trasformò nella storia della sua salvezza ad opera del Cristo, secondo il piano provvidenziale del Padre.

Mentre si trovavano a Betlemme, giunse per Maria il tempo di partorire, 

ed essa diede alla luce un figlio, il suo primogenito.

Lo avvolse in fasce e lo mise a dormire nella mangiatoia di una stalla,

perché non avevano trovato altro posto”. (Lc 2,6)

Colui che è “la Parola” è diventato un uomo e ha vissuto in mezzo a noi uomini.

Noi abbiamo contemplato il suo splendore divino.

E’ lo splendore del Figlio unico di Dio Padre pieno di grazia e di verità! […]

Nessuno ha mai visto Dio: il Figlio unico di Dio, quello che è sempre vicino al Padre,

ce l’ha fatto conoscere”.

Il messaggio cristiano affermava il nuovo rapporto tra Dio e il suo popolo, tra Dio e l’intera umanità. Un Dio diverso da tutti gli dei precedenti e da quello descritto nella tradizione biblica del Vecchio Testamento. Non più un giudice, ma Essenza d’amore, che dà vita alle creature e che le ama tutte indistintamente. I rigidi principi della morale biblica vennero superati ponendo il perdono al di sopra della vendetta, l’amore al di sopra dell’odio e lo spirito al di sopra della carne (per dimostrare che lo spirito era più forte della carne e che il corpo era concepito come un fardello che legava l’uomo alla materialità, si sviluppò il fenomeno del monachesimo, una pratica in cui la perfetta solitudine, la mortificazione della carne portavano alla contemplazione di Dio, ultimo fine di ogni uomo. I Vangeli, infatti, esortavano all’ascesi nel passo: “se vuoi raggiungere la perfezione, vendi tutto ciò che hai e seguimi”. Questo ideale di vita nasce e si sviluppa in Oriente, dove ad esempio, i pascolanti uscivano a giorni alterni per cibarsi dell’erba dei campi, Sant’Antonio, in Egitto, visse in eremitismo in una fortezza abbandonata, San Pacomio, decise di stare in solitudine spirituale e non fisica, dunque in compagnia di altri monaci, ma senza parlare e San Simeone stilita, trascorse la sua vita sul capitello di una colonna, venerato dalla popolazione locale):

Estranei alla crudeltà delle arene, indifferenti a ogni ambizione di potere,

i cristiani seguono soltanto la legge che impone di amare anche i nemici”.

(Tertulliano, Apologetico, II secolo d.C.)

La santità di Cristo, nata dal Padre, faceva scaturire un insieme di strutture “mondane” – chiesa, parole, sacramenti e segni – legate al significato di tale messaggio e di tali misteri, la cui funzione simbolica era strettamente connessa al nuovo concetto di sacro. Nel IV secolo il popolo diede inizio alla sostituzione, interiore e “sentimentale”, delle divinità locali di origine pagana, con i santi. Si unì, alla tradizionale devozione per i defunti, il culto delle reliquie, la pratica del pellegrinaggio nei luoghi più importanti della tradizione cristiana, in cui maggiormente erano presenti le testimonianze della presenza di Gesù e dei Suoi discepoli. Secondo Franco Cardini, autore di un’interessante pubblicazione “Il viaggio in Terrasanta e il <<perdono>>” del 1982, tale pratica era propria della religione giudaica, anche se le sue origini si perdono nel tempo: ricordiamo infatti cosa detto nei post precedenti sulle peregrinazioni del popolo egizio o quelle dei greci. Chi aveva bisogno di grazie e guarigioni anelava a raggiungere Gerusalemme e Roma, incurante del pericolo attraverso sentieri, terre “aspre” e imprevisti, per visitare la Grotta di Betlemme, la basilica sul Golgota oppure quella di San Pietro.
Il viaggio, o meglio ancora, il pellegrinaggio era considerato metafora di vita cristiana. Come il pellegrino, che durante la via era esposto a mille insidie, ritrovava il coraggio di proseguire per raggiungere la meta, così il cristiano, grazie alla fede, ritrovava la forza per rialzarsi dalle piccole e grandi difficoltà quotidiane. L’enigma sempre attuale della Sfinge riguarda l’uomo e il suo camminare, che lo qualifica durante la sua esistenza: da piccolo a quattro zampe, all’età del pieno vigore a due, fino alla vecchiaia in cui è costretto, aiutandosi col bastone a camminare a tre gambe. Cambiando i tempi, i luoghi, i soggetti e le mete, lo scopo del pellegrinare rimane comunque invariato, ed è quello della mortificazione del corpo e dello spirito, fino all’arrivo in cui il fedele si può pienamente rifugiare in Dio.

A Gerusalemme e a Roma venivano conciliate, in modi completamente diversi, le necessità di avere uno spazio di riunione della comunità e la conservazione della memoria dei luoghi santi.

Per esempio la Grotta di Betlemme, edificata da Elena, madre di Costantino era costituita da  una struttura basilicale con una terminazione ottagonale, dalla quale, attraverso, un foro aperto nella volta in pietra della grotta, (decorato con una stella a 14 punte, in memoria delle generazioni che precedettero la nascita di Cristo, cioè 3 volte 14), si osservava la Mangiatoia.

Basilica della natività, pianta.

Basilica della natività, pianta.

Betlemme, Grotta della Nativita’: la stella indica il luogo dove, secondo la tradizione, e’ nato Gesù.

La basilica sul Golgota sorse invece vicino al sepolcro di Gesù, uno dei tanti vani funerari tipici ebraici, scavati in una parete rocciosa. Propilei, atrio, basilica, corte a portici portavano a quello che doveva essere l’elemento culminante del complesso: il colle della crocifissione ed il sepolcro.

Pianta della basilica del Santo Sepolcro.

E infine, la basilica costantiniana di San Pietro a Roma era concepita come il luogo di sepoltura dell’apostolo Pietro e manteneva la tradizione ebraica e romana di aula per banchetti funerari.

Pianta della basilica costantiniana di San Pietro.

La derivazione della basilica cristiana, secondo le parole di Leon Battista Alberti, sembra potersi ritrovare appunto nella basilica tardo-romana, dalla quale anche il Krautheimer sembra volerla far provenire, tenendo conto delle dovute differenze e varianti (quella che era chiamata comunemente basilica dai Romani aveva funzione di luogo d’incontro: era solitamente a pianta rettangolare, con l’ingresso su uno dei lati lunghi e con più absidi), seppur notando la sua scarsa fissità tipologica. Gli architetti di Costantino integrarono la tipologia romana già nota alle particolarità richieste dal nuovo culto cristiano: navate esterne al corpo della chiesa, ingresso sul lato corto, un’abside, divenuta unica, sul lato opposto all’entrata per ottenere un’asse longitudinale dominante e una tendenza ad avanzare verso l’altare, sostenuta dalla convergenza di tutte le linee orizzontali.

Il santuario di Pietro era volto a Occidente, anziché a Oriente, per conservare la disposizione dell’edicola dedicata alla “Memoria Petri”,  come punto verso cui tendeva a fissarsi lo sguardo di chi vi entrava. Secondo il Krautheimer, non potendo l’abside, sotto il cui arco si trovava il monumento celebrativo, essere immediatamente a contatto con il corpo della chiesa, e dovendo creare un’area di transito per il raccoglimento necessario a rivolgere lo sguardo alle reliquie, si ebbe l’esigenza di aggiungere al corpo longitudinale della chiesa una struttura trasversale, il transetto, divenuto poi  elemento indispensabile nella storia dell’architettura ecclesiastica.

Con Costantino l’idea di credere a un Dio degli umili, il Salvatore, non sembrò sufficiente a rappresentare Quello che egli vedeva come l’Imperatore dei Cieli. Sappiamo comunque che Costantino si convertì solo sul punto di morte al Cristianesimo e che in realtà egli seppe servirsi della nuova religione a scopi prettamente politici per assicurarsi il potere sulla chiesa.

Lo splendore e la potenza di Dio furono così immaginati e rappresentati nelle funzioni religiose secondo schemi visivi associati all’imperatore, alla sua corte, al suo Senato. Il Cristianesimo raggiunse la più alta posizione politica e sociale e la liturgia della messa si diffuse in tutto l’impero con un rituale rigido e solenne, che si trasformò, secondo il pensiero del Krautheimer, in un cerimoniale che si compiva davanti a Dio o al suo rappresentante, il vescovo. “Questi entrava in chiesa in processione solenne preceduto da insegne, candele e libro. All’inizio della funzione, il vescovo e il clero effettuavano il loro cerimoniale d’ingresso in chiesa e, il rito dell’offerta, alla fine della messa dei catecumeni, si trasformò in una processione solenne di tutta la comunità che deponeva le sue offerte sull’altare, che diventò un elemento stabile” .

“Si è potuto scorgere nella nuova religione uno stretto rapporto tra liturgia e architettura, il cui dialogo servì a concepire spazi funzionalmente e simbolicamente coerenti con le azioni liturgiche”. Infatti è utile ricordare la separazione dei luoghi sacri dai profani, degli spazi destinati al clero da quelli riservati ai fedeli. Questi erano inoltre distinti in credenti veri e propri, cioè coloro che avevano abbracciato la fede cristiana dopo un cammino di redenzione sancito dal battesimo, e i catecumeni, che non essendo ancora stati battezzati, non potevano assistere all’intera funzione e più precisamente ad essi non era consentita la partecipazione alla liturgia eucaristica. Essi venivano relegati nelle navate minori se erano munite di tendaggi per coprire la vista del cerimoniale, o in stanze separate oppure, nella maggior parte delle chiese, all’ingresso nella zona chiamata nartece.

La grande varietà di disposizione degli spazi ecclesiali, nella prima architettura cristiana, non ha compromesso i suoi caratteri universali, anzi ha dimostrato un’espressione culturale non rigidamente canonizzata, ma sperimentata con vivacità lungo tutto il corso dei primi tre secoli, dando modo di assistere anche ad una grande varietà liturgica.

 

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Un pensiero su “L’ armonia e l’amore tra uomo e Dio e tra uomo e uomo (o almeno questo era quello che si voleva ottenere).

  1. Un interessante excursus sulle strutture archittetoniche della chiesa cattolica con molti riferimenti visivi e bibliografici.
    Una lettura piacevole che sospinge il lettore a proseguire fino in fondo.
    Complimenti.
    Sempre più avvincente è questa serie sul connubio fede-luoghi di culto.

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