Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

“Cammino” verso il paradiso. Sofferenza e redenzione dalla meditazione sul sacrificio di Cristo.

Inizia da qui

” Peregrini si possono intendere in due modi, in uno largo e in uno stretto: in largo, in quanto è peregrino chiunque è fuori della sua patria; in modo stretto non s’intende peregrino se non chi va verso la casa di Sa’ Iacopo o riede. E’ però da sapere che in tre modi si chiamano propriamente le genti che vanno al servigio de l’Altissimo: chiamasi palmieri in quanto vanno oltremare, là onde molte volte recano la palma; chiamansi peregrini in quanto vanno a la casa di Galizia, però che la sepoltura di Sa’ Iacopo fue più lontana della sua patria che d’ alcuno altro apostolo; chiamansi romei quanti vanno a Roma”.

Così scriveva Dante nella “Vita Nova”, tracciando un preciso quadro d’insieme delle cosiddette “peregrinationes maiores”.

Nella tradizione medievale il pellegrinaggio ai luoghi santi era un’ esperienza mistica necessaria. I cristiani, cercarono la salvezza della propria anima, trovando nel viaggio la speranza di redenzione e di guarigione dalle sofferenze terrene, “una terapia quasi obbligatoria” , un mezzo privilegiato per conquistarsi il Paradiso.

Una leggenda del 44 d.C. raccontava che l’apostolo Giacomo ritornò a Gerusalemme, dopo aver evangelizzato la Spagna. In questo periodo in Palestina, i cristiani venivano perseguitati e Giacomo, che rifiutò di rinnegare la propria fede, venne decapitato. I suoi discepoli misero le sue spoglie in una barca che affidarono al mare. La barca attraversò tutto il Mediterraneo, passò lo stretto di Gibilterra e procedette lungo le coste della penisola Iberica, arenandosi in Galizia. Sette fedeli accompagnarono il corpo dell’apostolo e già, durante il viaggio, si compì un primo miracolo: il corpo si riunì al capo. Poco dopo, mentre la barca del Santo si avvicinava alla costa spagnola, emerse dalle acque, sano e salvo, ma col corpo interamente incrostato di conchiglie, un giovane che era stato sbalzato da un cavallo imbizzarrito qualche giorno prima e che ormai si credeva annegato. Quando la nave approdò in una località chiamata La Corüna, le popolazioni locali attribuirono la resurrezione del giovane all’intervento di Giacomo. La salma dell’apostolo fu sepolta poco lontano, in un campo sotto una croce. Il luogo della sepoltura rimase segreto per tutto il tempo in cui gli invasori, prima i Visigoti, poi gli Arabi, occuparono la Spagna. Solo nel X secolo alcuni pastori notarono una stella isolata e molto splendente che brillava sopra un altopiano deserto. Corsero nella città vicina e avvertirono il vescovo che ordinò gli scavi: si scoprì così la tomba di San Giacomo. Attorno al santuario, nato per proteggerla, sorse ben presto una città. Il “Campo della stella”, in latino campus stellae, che le diede il nome.

Nonostante ci si riferisca al “Camino de Santiago” come ad un preciso percorso (il celebre alchimista francese Fulcanelli afferma: “Il cammino di San Giacomo, viene anche detto Via Lattea. I mitologisti greci ci dicono che gli dei seguivano questa via per andare al palazzo di Zeus ed anche gli eroi la seguivano per entrare nell’Olimpo. Il sentiero di San Giacomo è la strada stellata accessibile agli eletti, ai mortali valorosi, sapienti e perseveranti”), vi erano diverse strade che, partendo dalla Francia, dalla Spagna, dal Portogallo conducevano in Galizia. Ciascuna di esse vantava una storia ricca di eventi, ma quella più conosciuta e frequentata iniziava nella Francia sud-occidentale, attraversava tutte le province settentrionali spagnole, fino a Santiago. Per ricostruire tappa per tappa il cammino che i pellegrini percorrevano alla volta del santuario di San Giacomo si fa spesso riferimento ad una fonte preziosissima, un testo scritto nella prima metà del XII secolo probabilmente da un chierico francese, Almerico Picaud, con l’appoggio dell’ordine di Cluny: la “Guida del Pellegrino”. L’autore medioevale descriveva in essa gli itinerari che, attraversando la Francia ed il Nord della Spagna, convergevano nella Cattedrale di Santiago, fornendo tutte le informazioni necessarie per affrontare il viaggio e per visitare, sul percorso, i principali Santuari. La sua lettura permette di determinare l’esatto itinerario del cammino medioevale ancora oggi in gran parte ripercorribile: “Ci sono quattro strade che portano a San Giacomo e si riuniscono in una sola a Puente la Reina, in territorio spagnolo; una passa per Saint Gilles du Gard, Montpellier, Toulouse e il Passo di Somport; una per Notre Dame de Puy, Conques, Moissac; un’altra per S. Marie Madeleine di Vezelay, Limonge, Perigeux; un’altra ancora per San Martin di Tours, Poitiers, Angely, Saintes, Bordeaux”.

santiago

Il “Caminos de Europa” mappa per giungere a Santiago de Compostela con allegata l’orazione del pellegrino.

La Rotta Giacobea nei suoi tratti francese, inglese e del Nord finiva entrando nella Cattedrale dalla facciata del Paradiso, attuale Azabachería, mentre quelle dal Sud, Via dell’Argento e Rotta Portoghese, giungevano alla facciata di Platerías. In ogni Anno Giubilare Compostelano tutte le rotte confluivano in piazza della Quintana. E’ questo il posto in cui ai pellegrini si apriva la Porta Santa o Porta dei Perdoni, che li portava direttamente alla navata della Cattedrale e all’abside, molto vicina alla tomba dell’Apostolo.

Itinerari principali

Itinerari principali.

Mentre il suo culto cresceva, l’Apostolo Giacomo era visto non solo come il Santo protettore della Spagna ma anche come il difensore della cristianità contro la minaccia degli infedeli. Un pellegrinaggio locale al reliquiario si registrava già nell’844 a seguito della cacciata dei Mori (una leggenda vuole che San Giacomo, durante la battaglia tra l’esercito cristiano e i Mori, apparve trionfalmente su un cavallo bianco su cui spiccava una croce rossa, e portò il suo esercito alla vittoria. Questa prodigiosa impresa gli valse l’appellativo di “Santiago Matamoros”, cioè San Giacomo ammazzamori), ma solo a partire dall’XI secolo che i fedeli si radunavano da tutta Europa intorno al santuario “in numero tale, che le strade sono affollate da tanta gente come il cielo di stelle”. Al mantello o al cappello il pellegrino soleva fissare dei distintivi quali la conchiglia, per comprovare in qualche modo la propria identità. Tale era infatti, l’abbigliamento tipico del pellegrino medioevale che, prima di partire, partecipava ad un vero e proprio rito di vestizione: gli indumenti (un mantello di tessuto ruvido, il cappello, la bisaccia, il bastone) venivano solennemente benedetti davanti all’altare prima di essergli consegnati. Alla fine del rito il pellegrino poteva mettersi in marcia percorrendo giornalmente, 30, 40 chilometri in pianura e 20, 30 in zone montuose o particolarmente difficili:

“Qui ho lasciato il mio bastone da viaggio,

qui riposo da una lunga strada.

Là si conclude il mio pellegrinaggio;

dormo tranquillo, senz’ansia del domani.”

Secondo alcuni studiosi, la conchiglia può essere considerata l’emblema del nostro corpo materiale, che contiene l’anima, rappresentata dall’organismo del mollusco. Come, il corpo diviene inerte quando l’anima se ne separa, così la conchiglia diviene incapace di muoversi quando si separa dalla parte animica. Nell’antichità il mollusco che faceva da supporto a questo simbolismo era l’ostrica comune, che fu considerata soprattutto dai greci come la perfetta rappresentazione di questo significato. Platone nel suo Fedro affermava “il mollusco non può separarsi dalla sua tunica ostrica senza morirne.” La conchiglia rappresentò anche la resurrezione e tutte le rappresentazioni associate alla resurrezione in vita o alla salvezza nel regno celeste.

Santiago divenne uno dei centri più importanti della cristianità, la terza città santa dopo Gerusalemme e Roma, e per il grande afflusso dei fedeli, che vi giungevano, si rese necessario costruire o ricostruire chiese nei maggiori luoghi di sosta e predisporre sistemazioni per la notte e attrezzature e servizi per le pratiche religiose, con alberghi ogni 30 km. Le chiese e le immagini sacre, lungo il cammino, indicavano la via e suggerivano soste di preghiera, mentre luoghi di ospitalità, sorgevano in corrispondenza di valichi, passi, fiumi, zone paludose. 

Da questo punto, (Parigi: rue St.-Jacques, numero 1) la maggior parte dei pellegrini iniziavano il loro viaggio.

Da questo punto, (Parigi: rue St.-Jacques, numero 1) la maggior parte dei pellegrini iniziavano il loro viaggio.

La “Giuda del Pellegrino” raccontava, infatti, che gli “ospizi sono stati collocati nei posti dove ce n’era più bisogno. Sono posti santi, case di Dio stesso, fatte per il conforto dei pellegrini, il sostegno dei bisognosi, l’assistenza dei vivi e la salvazione dei morti […]”. La chiesa di pellegrinaggio era concepita come monumento commemorativo di una vita, un mausoleo, una presenza e un esempio. Per svolgere nel migliore dei modi il suo ruolo, il santuario doveva soddisfare condizioni diverse, quali l’essere un luogo di culto e di protezione e l’accogliere i raduni delle folle, nelle ricorrenze particolari.

Il problema non fu risolto facilmente e si diede luogo a soluzioni anche molto diverse, mentre la pratica del pellegrinaggio si espandeva nel corso dei secoli. Il deambulatorio soppiantò le “strutture ad angoli retti”, meno adatte alla circolazione e alle processioni. La pianta a coro a deambulatorio con absidiole radiali a pianta semicircolare diventò lo schema preferito e Santiago ne rappresentò il prototipo.

Pianta della basilica di Santiago.

Pianta della basilica di Santiago.

Inoltre quella di Santiago è sorta sopra resti di templi di epoche e culti precedenti, come quasi la maggior parte delle chiese medievali, in cui gli scavi archeologici hanno messo in luce antichi “pozzi sacri”(ricordiamo, per esempio, il pozzo dei “Santi Forti” nella cattedrale di Chartres.), grotte o strutture megalitiche. Studi recenti del sottosuolo hanno rivelato non solo i resti dell’antica cattedrale di Compostela, distrutta dai Mori, ma anche quelli di un tempio romano e di un più antico pozzo celtico. E’ dunque ipotizzabile che il sito fosse noto alla cultura celtica come un luogo di risalita di una potente corrente di energia vitale della terra1 e che il Cammino della Stella diventasse una vera e propria esperienza iniziatica, costellata da enormi prove e difficoltà da superare, rappresentate dai sette “porti di montagna” che si dovevano attraversare per conquistare l’ambita meta.

Commenta Fulcanelli: “ Il nostro viaggiatore ha camminato a lungo; eppure il suo sorriso esprime a sufficienza, quanto sia felice […] di aver compiuto il suo voto. Perché la sua bisaccia vuota e il bastone da pellegrino […], indicano che […] non si deve preoccupare, ormai, né del bere, né del mangiare. Inoltre la conchiglia fissata al cappello […] prova che egli ritorna […] da Compostela.”

1 Nel libro di Paola Giovetti, I luoghi di forza, Roma 2002 si parla della concentrazione e radiazione dell’energia della terra, oggetto di studio della “Scienza geomantica”. Secondo le ricerche, la terra è percorsa da acque sotterranee e correnti magnetiche che emanano vibrazioni, il cui campo di radiazione non è omogeneo a causa di acque sotterranee che talvolta si incrociano o per la presenza di zone di diversa composizione geologica, acque stagnanti, anomalie del campo magnetico della terra, presenza di minerali o faglie. Negli anni 30 il medico Heidelberg Ernst Hartmann scoprì l’esistenza del reticolato di pareti energetiche di elettromagnetismo, che ha origine al centro della terra e arriva fino a 1500 metri di altezza. I lati del reticolo misurano circa 2 metri in direzione nord-sud e due e mezzo in direzione est-ovest. Dove le pareti si incrociano si forma un nodo di energia molto forte che può risultare dannoso per l’organismo. Le fasce verticali che costituiscono la rete misurano 21 centimetri e si orientano secondo i poli magnetici. Gli antichi conoscevano queste influenze della terra che chiamavano Genius loci e prima di edificare o stanziarsi in un luogo esaminavano il comportamento degli animali. Stonehenge, le cattedrali gotiche e quasi tutti i luoghi di culto storici e preistorici giacciono su linee energetiche, le cosiddette Ley-lines, che li collegano ad altri siti. Le pietre sorte su tali linee ne potenziano l’energia. Purner, un architetto di fama mondiale che intraprese le ricerche in tutta Europa negli anni 80, spiega: “I costruttori ritenevano che le radiazioni terrestri potessero influire sull’atmosfera dei luoghi di culto e sulla sensibilità delle persone, ed edificando in quei luoghi e in quel modo volevano che i sacerdoti superassero se stessi: volevano aiutarli a prendere contatto con la dimensione spirituale. Studiando siti cristiani e non, ho notato che tutti senza eccezione si trovano su corsi d’acqua con particolare concentrazione di energia nella zona dell’altare. Non era quindi il tempio a rendere sacro il posto ma il contrario. L’atmosfera in certi luoghi è in grado di aiutare a prendere contatto con realtà superiori e trascendenti.” Su questa scienza è basata oggi la Bioarchitettura, che ha lo scopo di rendere maggiormente vivibile un appartamento, secondo regole molto semplici, come la corretta posizione di mobili, prese di corrente, elettrodomestici, per donare equilibrio e serenità ai suoi abitanti e migliori condizioni di salute. A parere di Hartmann l’organismo risponde in maniera ben precisa al clima elettromagnetico a cui è esposto. Possono in tal modo verificarsi disturbi subdoli quali nervosismo, insonnia, stanchezza, tachicardia, esaurimento fisico e mentale, mal di testa.
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5 pensieri su ““Cammino” verso il paradiso. Sofferenza e redenzione dalla meditazione sul sacrificio di Cristo.

  1. Quanti ricordi in questo tuo post! Innanzitutto la lettura di quella guida medievale come traccia storica di quel ‘Campo Stella’ luogo di arrivo delle spoglie di San Giacomo, e poi la cattedrale splendida nella sua possenza. Vi giunsi non come un pellegrino dal ‘cammino’, ma fu egualmente suggestivo assistere alla cerimonia dell’oscillazione del monumentale aspersorio di incenso che sospeso lungo la navata principale avvolse di tono mistico tutta la cattedrale. Infine, il deambulatorio a cappelle radiali. Ci ho trascorso gli ultimi due anni di università a studiarlo. Nelle sue forme più primitive e più nostrane, negli esempi normanni di Venosa ed Acerenza!
    Quanti bei ricordi.

    Brava per il bello ed interessante post!
    Intanto, nell’attesa di leggerne altri, ti auguro un sereno anno nuovo e degli ‘occhi nuovi’ per (ri)vedere la bellezza delle cose che ci circondano. Lois

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  2. Ottimo racconto su come il Santuario di Compostella è nato e si è sviluppato. Ricco di informazioni, scritto in modo piacevole e facile da leggere e comprendere, unisce anche notizie dettagliate su tutto quel mondo che ruota intorno a questo celeberrimo Santuario.
    Complimenti per la tua grande vena narrativa e divulgativa.
    L’anno 2013 è agli sgoccioli e il 2014 tra poco più di 24 ore farà il suo timido vagito. Voglia che il nuovo anno sia ricco di serenità, letizia e di grandi soddisfazioni personali in tutti i campi.
    Buon anno, Faby
    Gian Paolo

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