Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Cielo e terra: la Vita dalla costellazione della Vergine e dalle acque profonde.

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Il cielo per popoli antichi era oggetto di osservazione a scopo rituale per l’allineamento stellare dei templi,  mentre la terra era adorata per la sua capacità di sostentamento del genere umano, considerati l’uno il complemento dell’altra. Questo binomio perfetto di spiritualità e materialità offrì alla religione cristiana l’occasione per fondare la dialettica, sempre attuale, tra bene e male, tra divino e umano.

Nelle cattedrali gotiche, che suggerivano l’idea di voler celebrare e proclamare le glorie del Cielo attraverso la vivida luce diffusa delle ricche vetrate, il cielo sembrava arrivare fin sulla terra. La luce era qualcosa di più di un semplice strumento fisico che permetteva di vedere: il bagliore naturale esterno, attraversando i vetri colorati, assumeva un carattere trascendente e mistico, simboleggiando Dio. Scrive san Bonaventura: “La luce, sola fra tutte le cose terrene, può essere paragonata alla luce eterna“. Questa luce simbolica dava vita all’interno della cattedrale ad uno spazio diverso, reso spirituale dalle vetrate, che accentuavano l’effetto di slancio verticale. Il fedele entrava in uno spazio figurato e si abbandonava alla contemplazione, sentendosi prossimo alla comprensione dei misteri del Regno Celeste.

“La chiesa materiale rappresenta quella spirituale“, così scriveva nel 1286 l’avvocato ed ecclesiastico Guillame Durand, nell’opera intitolata Rationale divinorum officiorum, mentre Maurice Barres scrisse “ci sono luoghi che nutrono lo spirito”. La cattedrale materiale si presentava dunque come una “imago mundi” di pietre e rappresentava il regno di Dio sulla terra.

Se è certo che il mastro costruttore della cattedrale gotica cercava di rappresentare la magnificenza della città di Dio sulla Terra, è pur vero che questa ricerca non era nuova. Si trattava di un significato che poteva applicarsi a tutte le chiese cristiane, indipendentemente dalla tipologia e dallo stile, visto che esse erano comunque considerate casa di Dio e porta del cielo. Quello che realmente differenziava la cattedrale gotica dalle precedenti chiese non era ciò che rappresentava, ma le forme nuove con cui i capomastri del tempo seppero tradurre la visione della Gerusalemme Celeste. Si può dire, in definitiva, che l’arte gotica riuscì a creare un nuovo sistema rappresentativo della città del Signore, basandosi su due principi compositivi: la misura e la luce. La misura e la proporzione di una cattedrale dovevano risultare strettamente correlate con la misura e la proporzione che si pensava avesse l’universo. Il capomastro si trovò quindi obbligato a scoprire questa “giusta misura” o “misura certa” e la vide nella proporzione con cui si reggevano le cose. La base fondamentale di questa proporzione si trova nella geometria e fu quest’ ultima il fondamento dell’arte gotica. E’ per questo motivo che Dio, supremo artefice dell’universo, fu rappresentato come sommo architetto.

Bible moralisée, circa 1250: Cristo misura il mondo con il compasso

I capomastri gotici utilizzarono come unità di misura il quadrato, ritenendola la più prossima all’armonia divina. Di conseguenza il disegno architettonico si ordinò secondo principi geometrici: a partire dal quadrato, scelto come modulo, si ottennero tutte le misure della pianta e dell’alzato.

Anche il nuovo sistema visivo, ottenuto per mezzo delle vetrate colorate, non obbedisce solo a un bisogno meramente fisico, ma spirituale, creando uno spazio sacro diverso da quello naturale, che è al di fuori della cattedrale. L’annullamento del muro come massa di sostegno e la possibilità di utilizzare grandi superfici vetrate capaci di inondare di luce l’interno delle cattedrali contribuirono a creare una nuova concezione dello spazio. Si ricorderà dell’invito dell’abate Suger ai costruttori affinché il coro di Saint Denis “risplendesse di una meravigliosa luce ininterrotta”. Sul suo esempio i canonici esortarono i capomastri a utilizzare tutti gli accorgimenti possibili per praticare aperture nelle pareti fino ad annullarle, a ridurre l’edificio a semplici nervature perché la luce vi si potesse diffondere senza ostacoli.

Risalgono al XIII secolo due preziose testimonianze, fra loro assai simili, circa la funzione e il significato che le vetrate assumevano all’interno delle cattedrali gotiche. Così scriveva nel 1210-1213 Pierre de Roissy, cancelliere della cattedrale di Chartres: “Le vetrate che sono nella chiesa impediscono che passi il vento e la pioggia, ma trasmettono tuttavia la chiarezza del sole. E simbolizzano la Sacra Scrittura, che respinge ciò che è nocivo e che nello stesso tempo non illumina”. Il secondo scritto è di Guillame Durand, vescovo di Mende nel 1285, che si esprimeva con queste parole: “Le finestre in cristallo della chiesa sono come le Sacre Scritture, che impediscono il passaggio di vento e pioggia, cioè degli elementi nocivi, e lasciano passare la chiarezza del sole veritiero, Dio, nella chiesa, cioè ai cuori dei fedeli, illuminando quanti in essa risiedono”. La funzione delle vetrate era dunque duplice: da un lato esse chiudevano uno spazio, proteggendolo dall’inclemenza del tempo, dall’altro servivano come illuminazione, lasciando penetrare la luce. Nella chiesa romanica la funzione di chiusura era affidata al muro e l’illuminazione alla finestra. Nella cattedrale gotica gli architetti perfezionarono il sistema di pilastri e volte per far scomparire mura e finestre, sostituendole con un unico elemento, la vetrata, capace di assolvere entrambe le funzioni. Il capomastro fu dunque chiamato a creare un nuovo spazio, di cui non sfugge il chiaro significato simbolico.

Le chiese dell’Ile de France, dedicate tutte alla Vergine, possono rappresentare appieno questa nuova concezione poiché, anche a livello territoriale, rappresentavano una proiezione del cielo e più precisamente la proiezione dell’omonima costellazione celeste, di cui Chartres riproduceva la stella Gamma. In questo schema cosmologico la cattedrale di Reims corrispondeva alla stella Spica, Amiens a Zeta, Bayeux a Epsilon.

Le cattedrali dedicate a Notre Dame, situate nel Nord della Francia corrispondono quasi esattamente alle stelle che fanno parte della costellazione della Vergine.

Le cattedrali dedicate a Notre Dame, situate nel Nord della Francia corrispondono quasi esattamente alle stelle che fanno parte della costellazione della Vergine.

Il legame col cielo può essere evidenziato inoltre da singolari aspetti costruttivi: per esempio nella vetrata di Sant’ Apollinare era stato praticato in maniera intenzionale un foro gnomonico per far entrare, a mezzogiorno del solstizio d’estate, un raggio di sole, che raggiungeva una mattonella dotata di un elemento metallico sul pavimento della navata. Mentre nel giorno dell’Assunzione (il 15 Agosto, anche se adesso il fenomeno è visibile il 22 Agosto a causa della precessione degli equinozi), veniva colpita da un raggio di luce, che attraversava la mandorla del rosone occidentale, rappresentante la Vergine, una rosa che ricordava la “Rosa Mystica” posta al centro del labirinto, composto da un numero di pietre uguale a quello dei giorni di gestazione della donna. Chartres, dunque, era legata al simbolo dell’universo, attraverso il moto ciclico dei pianeti e degli astri.

Il labirinto di Chartres.

Il labirinto di Chartres.

Ricordiamo che non solo il cielo veniva celebrato in questa meravigliosa creazione gotica, ma esisteva anche una vera e propria venerazione verso il suo elemento opposto, la terra, stabilito di nuovo attraverso il labirinto e la presenza dell’acqua, parte inferiore del cielo. Questo motivo spingeva forse i costruttori a erigere le cattedrali sopra falde acquifere inglobando antichi pozzi. A Chartres, quello dei “santi forti” si trovava in corrispondenza di una vena d’acqua, facente parte di un complesso sistema idrico, formato da quattordici fiumi sotterranei. Il pozzo era profondo 37 metri, così come l’altezza della volta della cattedrale e la lunghezza del coro, mentre la navata misurava esattamente il doppio. Sembra dunque che, insieme al transetto, queste misure formassero una croce esadirezionale.

Pianta della cattedrale di Chartres.

Pianta della cattedrale di Chartres.

Il labirinto, invece, rigorosamente unicursale ossia un “falso labirinto”, serviva presumibilmente per celebrare particolari processioni che si snodavano lungo il tracciato impresso nelle pietre del pavimento; si ritiene che i fedeli procedessero in una specie di sinuosa danza dall’andamento irregolare che rappresentava il lungo e tortuoso cammino dell’espiazione. Il labirinto, inoltre era un esercizio spirituale per i Cristiani, come immaginario e interiore pellegrinaggio alla Gerusalemme Celeste, un sentiero che conduceva l’uomo dalla terra a Dio.  Al centro di questo labirinto era raffigurato il combattimento di Teseo col Minotauro. Il tema pagano, inserito in un percorso cristiano doveva avere una funzione didattica nella quale il Minotauro esprimeva gli istinti che venivano regolati e placati da Teseo, espressione della sapienza che prevale sulla sfera animale. Non sappiamo se la cerimonia per i pellegrini fosse esattamente uguale a quella riservata ad iniziati e cavalieri. Comunque sia, a tutti era permesso il percorso che doveva essere fatto esclusivamente a piedi nudi. Recita la Scrittura: “ Togli le scarpe dai tuoi piedi perché il luogo dove ti trovi è sacro”. Ciò avviene normalmente ancora oggi nelle moschee e in altri luoghi di culto non cristiani o israeliti.

Particolare del labirinto di Chartres. (Da:  L. Charpentier, Il Mistero della cattedrale di Chartres, Arcana editrice).

Particolare del labirinto di Chartres.
(Da: L. Charpentier, Il Mistero della cattedrale di Chartres, Arcana editrice).

Un’antica cronaca, il Tractatus de aliquibus nobilitatem et antiquam fundationem carnotensis ecclesiae tangentibus (Cartulaire de N.D. de Chartres) narra, che prima della nascita di Cristo, nell’attuale spazio destinato all’edificio ecclesiastico, era stato consacrato un tempio dai Druidi ad una vergine che lì avrebbe generato e ne era stata collocata una statua con il bambino in braccio: si trattava di una statuetta di Iside, dalla cui immagine si pensa derivino le antiche statue riproducenti la Vergine cristiana.

Grotta druidica di Chartres con la Virgine Paritura.

Grotta druidica di Chartres con la Virgine Paritura.

In qualunque modo, la leggenda fu ritenuta verosimile dalla Chiesa Cattolica e in un antico messale di Chartres del 1482 si poteva leggere: “In honorem matris tuae virginis pariturae primam apud gallos de mysterio tuae incarnationis instituere voluisti“. Questa statua della Vergine, insieme a quella di Notre Dame du Pilier erano di colore nero e facevano parte di una lunga tradizione scultorea francese. Tra le più celebri possiamo ricordare Notre Dame de Puy, Notre Dame de la Confession, Notre dame de Rocamadur. Secondo tradizioni alchemiche il nero rappresentava il colore della terra fertile e del seme che morendo dà origine ad una nuova vita e che in termini spirituali significava rinascita e redenzione.  L’immagine, divenuta poi “Notre Dame de sous terre” , veniva venerata nella cripta della chiesa probabilmente già dal 1100 e assieme a tante altre, venne bruciata durante la rivoluzione. Una reliquia, il “Velo della Vergine”, offerta nell’ 876 dal re Carlo il Calvo, ha condotto a Notre Dame migliaia di pellegrini dal mondo intero. Salvata miracolosamente dall’incendio del 1194, ha suscitato l’entusiasmo delle folle, che dal XIII secolo accorrono a Chartres per cercare conforto o ritrovare la fede perduta.

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9 pensieri su “Cielo e terra: la Vita dalla costellazione della Vergine e dalle acque profonde.

  1. Adoro il gotico da sempre. Grazie, molto ben scritto.

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  2. Sono qui. Letto con molta curiosità , ho trovsto ol post estremamente curato e interessante, ricco di notizie che spingono il lettore ad approfondire le notizie su Chartres e sui relativi misteri dei simboli che si trovano all’interno della cattedrale.
    Si nota moltissimo come questa materia ti affascini e come riesce a esprimere con chiarezza tutto quanto.
    Complimenti vivissimi.

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  3. Passo domani per una lettura più approfondita.
    Ciao

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