Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Archivi per il mese di “febbraio, 2014”

Dio si muove in direzione dell’uomo e gli comunica il Suo messaggio- parte 2^

Inizia da qui

Un altro luogo santo, meta di pellegrinaggio caro all’Islam è la Moschea della Cupola della Roccia, in cui secondo il Corano, Maometto è stato portato la notte della morte:

Gloria a Colui che di notte trasportò il Suo servo dalla Santa Moschea

alla  Moschea remota di cui benedicemmo i dintorni,

per mostrargli qualcuno dei Nostri segni.”

L'Haram al Sharif o Recinto Sacro.

L’Haram al Sharif o Recinto Sacro.

Cupola della Roccia o Moschea di Omar.

Cupola della Roccia o Moschea di Omar.

Da essa, o vicino ad essa, si dice che il profeta Maometto abbia iniziato la sua ascensione al cielo. La leggenda vuole che la roccia tentò di seguire il Profeta, ma venne fermata dall’ Angelo Gabriele, che vi lasciò l’impronta della mano. Al di sotto della roccia, pochi gradini portano al pozzo delle anime, una grotta che, secondo la tradizione musulmana, sarà il luogo di ritrovo nel giorno del giudizio.

Il luogo sembra essere sacro anche agli ebrei e di conseguenza ai cristiani. Per gli ebrei quella stessa roccia era stata probabilmente il luogo del Kodesh Kodashim, l’antico pavimento del Sancta Sanctorum, dov’era custodita l’Arca Santa e, secondo la tradizione, dove si trovava il Gran Eden, il paradiso in cui avevano vissuto Adamo ed Eva, nonché il punto dove Abramo sarebbe stato pronto a sacrificare il figlio Isacco, prova di fedeltà al Signore dalla quale scaturì il patto. Qui sopra re Salomone, secondo le istruzioni consegnategli dal padre Davide, costruì, nove secoli prima di Cristo, il Tempio per custodire e venerare gli insegnamenti del Dio Unico. La struttura della Cupola è alquanto complessa, presentando 2 gusci costituiti da 32 costoloni, un tamburo con 16 finestre, sorretto da un anello interno costituito da 4 pilastri e 12 colonne. L’anello più ampio comprende 24 archi, 8 pilastri e 16 colonne. Gli otto lati esterni sono suddivisi ciascuno in 7 archi. Quattro sono orientati ai punti cardinali e attualmente, dal 1961, la cupola è rivestita di oro zecchino.

Interno della Cupola con la Roccia Sacra.

Interno della Cupola con la Roccia Sacra.

Perciò essendo un luogo caro a tre diverse culture religiose, la Cupola vide rinnovare, per centinaia di anni, la devozione dei pellegrini e le diverse forme dei rituali. In passato era consuetudine dei Musulmani e dei Cristiani di Betlemme offrire dell’olio d’oliva per illuminare la Moschea, prova della coesistenza e della fratellanza fra i due popoli. Per i musulmani, il primo livello è il luogo di culto principale, mentre il secondo è occupato dalla corte Islamica (Sharia’). Prima di entrare nei luoghi sacri il pio musulmano deve provvedere all’abluzione rituale, per cui è necessario lavare quelle parti del corpo soggette a sporcarsi con lo scopo di adorazione e purificazione, accompagnando l’ atto con qualche frase che glorifichi Dio.

Abluzione rituale.

Abluzione rituale.

Fontana situata davanti alla moschea di Al-Aqsa.

Fontana situata davanti alla moschea di Al-Aqsa.

Fedele in preghiera.

Fedele in preghiera.

La tradizione ci riferisce che:

una notte, mentre Muhammad (pace e benedizioni su di lui) stava dormendo, fu svegliato da Gabriele (l’angelo) (pace su di lui) e condotto a Gerusalemme. Colà, nel recinto (il Tempio ebraico) del Masjid al Aqsâ (la “Moschea remota” di cui al vers. 1),  pregò Allah insieme ad Abramo, Mosé e Gesù e tutti gli altri profeti (pace su tutti loro) e poi ascese fino il Loto del Limite che si trova alla destra del Trono di Allah. Muhammad (pace e benedizioni su di lui) ebbe un colloquio con l’Altissimo che lo salutò con una frase entrata a far parte integrante dell’orazione rituale << Siano su di te la pace, o Profeta, la misericordia di Allah e le Sue benedizioni, e sia pace su tutti i Suoi servi devoti>> . Muhammad rispose allora con la professione di fede. Poi gli fu data  conoscenza, dottrina, precetti morali e raccomandazioni per la sua missione. Inoltre, gli fu rivelato il versetto 285 della Sura della Giovenca che contiene la sintesi dottrinale dell’Islam. Tra le norme ricevute c’era l’obbligo di compiere cinquanta orazioni ogni giorno. Su suggerimento di Mosé, Muhammad chiese all’Altissimo di alleggerire il precetto finché Allah lo ridusse alle cinque orazioni quotidiane. Quando ritornò alla Mecca il racconto di questo viaggio miracoloso suscitò l’ilarità e lo scherno dei miscredenti e molti musulmani di debole fede dubitarono di lui. In questo frangente il suo amico e futuro califfo Abû Bakr (che Allahsia soddisfatto di lui) dimostrò il livello della sua fede e la sincerità del suo affetto per l’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) non dubitando nemmeno un istante della veridicità del racconto”.   Versetto 1 della sura 17.

Bene, amici, il nostro viaggio nei Santuari finisce volutamente qui, davanti al simbolo delle tre più grandi religioni monoteiste del mondo.

Se vi è piaciuto nei prossimi post daremo una sbirciatina ai Luoghi per iniziati. Ma questa volta non vi anticipo niente. 🙂

Arresa

Da quando hai lasciato le pagine bianche a marcire

e le aspettative sospese a fili di tempo immobile,

la tua spina dorsale getta ombre di serpente

dentro la mia mente.

Mi chiedo a cosa siano servite

la memoria dei tuoi occhi

e il bruciore della tua pelle attesa.

Dio si muove in direzione dell’uomo e gli comunica il Suo messaggio- parte 1^

Inizia da qui

L’ avversione a ogni tipo di politeismo e la proclamazione assoluta dell’unicità di Allah sono l’anima su cui si incentra il pensiero islamico e i principi attorno ai quali ruota tutta la vita di un musulmano. Dio è, secondo il Corano, il libero creatore di tutto, per cui il mondo esiste senza alcuna fonte propria di autonomia: tutto è prefissato da Lui (predestinazione).

Il peccato più grave, che Allah non perdona, rappresenta la sua unione con altre divinità, per cui viene negata qualsiasi esistenza di prole divina: “Dio non ha prole e non esiste (altro) Dio all’infuori di lui” (sura 23,91). La Trinità è considerata, dunque, per l’Islam, una sorta di politeismo, che mina il concetto di unicità di Dio. Gesù, a cui è contestata ogni natura divina, si presenta solamente come un anello di una lunga catena di profeti, di cui Maometto rappresenta la fine.

Gesù non è che il figlio di Maria, l’inviato di Dio e sua Parola

che ha deposto in Maria. Crediamo dunque in Dio e nel suo inviato

e non dite che vi sia una Trinità.

Dio è unico, e non può avere figli”.

Tutto l’Islam fa riferimento al Corano, dettato, secondo la tradizione, letteralmente da Allah al Profeta, e quindi immutabile e infallibile, il cui tema centrale è Dio, misericordioso verso il peccatore, ma giudice esigente alla fine dei giorni:

Non abbiamo fatto scendere il Corano su di te per renderti infelice,

ma come Monito per chi teme Dio. Esso e’ stato inviato da Colui

che ha creato la terra e gli alti cieli. Il Compassionevole si e’ innalzato sul Trono.

Appartiene a Lui quello che e’ nei cieli e sulla terra,

e quello che vi e’ frammezzo e nel sottosuolo.

E’ inutile che tu parli ad alta voce, che in verità Egli conosce il segreto,

anche il più nascosto. Dio, non c’e’ Dio all’infuori di Lui!

A Lui appartengono i nomi più belli”.

La Mecca, dunque, rappresenta la capitale spirituale, a cui il fedele si rivolge durante le preghiere quotidiane ed alla quale ci si reca in pellegrinaggio annuale. Lo Haji è un dovere per tutti coloro in grado di adempierlo fisicamente ed economicamente, rappresentando, tra l’altro, un’opportunità unica di incontro tra diverse nazionalità. Questo pellegrinaggio, risalente ad Abramo, inizia il dodicesimo mese dell’anno islamico, con lo scopo di compire i riti principali che vedono il credente impegnato nei sette giri attorno alla Ka’aba e nel percorso che lo porta, per altre sette volte, tra le alture di Safa e Marwa, come fece Hagar, moglie di Abramo, mentre era alla ricerca dell’acqua per suo figlio Ismaele.

La Ka’aba

La Ka’aba

Compiuto ciò i pellegrini si raccolgono nell’ampia spianata di Arafat e si uniscono in preghiera per impetrare il perdono divino. La fine del pellegrinaggio è segnata da una festività, Eid al-Adha, che si celebra con preghiere e scambio di doni tra le varie comunità musulmane. Questa ricorrenza, assieme a quella di Eid al-Fitr, giorno in cui si festeggia la fine del Ramadan, sono le due più importanti feste religiose del calendario Musulmano.

Nel periodo in cui il profeta Maometto ricevette la chiamata divina, molte pratiche pagane si erano sovrapposte al rito originario dell’ Haji. Il profeta restaurò e ridiede l’originale purezza religiosa a tale pellegrinaggio e istruì i credenti sui riti da compiere, aggiungendo complessità alle liturgie, e fornendo maggiore flessibilità a beneficio dei credenti. Da allora furono permesse variazioni nell’ordine di esecuzione dei riti.

Prima di stabilire l’intenzione di compiere l’ Haji, il pellegrino deve pentirsi del male commesso, pagare tutti i suoi debiti, possedere i mezzi per sé stesso e per il mantenimento della famiglia, durante il suo periodo di assenza e, prepararsi spiritualmente al grande dispendio di energie, fisiche e psicologiche.

Fino al diciannovesimo secolo, arrivare alla Mecca significava essere aggregati ad una carovana, di cui sono note quella egiziana, che si raggruppava al Cairo, quella irachena, a Bagdad e quella siriana che, dopo il 1453, si radunava ad Istanbul e raccoglieva pellegrini lungo tutto il tragitto, dirigendosi a La Mecca via Damasco. Il pellegrinaggio durava mesi per le asperità del viaggio e, non di rado, le strade di accesso alla Terra Santa erano soggette a razzie da parte di gruppi di predoni. Dunque, il ritorno del pellegrino in famiglia era occasione di gioiose celebrazioni e ringraziamenti da parte di tutta la comunità. 

Tende per i pellegrini.

Tende per i pellegrini.

Il Sacro Corano

Il Sacro Corano

Attratti dal misticismo de La Mecca e di Medina, località cara all’Islam per aver contenuto la casa del Profeta, nonché la prima moschea, molti occidentali visitavano le due città sante. Molti sono i resoconti scritti sul fascino, al di là dell’aspetto puramente religioso, dei riti del pellegrinaggio: primo tra tutti la presenza di centinaia di migliaia di pellegrini di diverse razze e nazionalità, perfettamente identici nell’abito della sacralizzazione, l’ ihram. Questo viene indossato da tutti gli uomini e consiste in un indumento bianco privo di cuciture fatto di due pezzi di stoffa: l’uno cinge i fianchi fino al polpaccio, l’altro copre una spalla, trasversalmente.

Pellegrino  in preghiera.

Pellegrino in preghiera.

Un bambino con indosso l'irham segue i pellegrini durante l'Hajj

Un bambino con indosso l’irham segue i pellegrini durante l’Hajj

Le donne indossano un semplice abito bianco e si coprono la testa ma non il volto. L’ihram è simbolo di purezza e di rinuncia del male e dei beni mondani ed indica l’uguaglianza di tutti gli uomini di fronte a Dio. Dal momento in cui viene indossato, il fedele, uomo o donna, entra in uno stato di purità che rende illecita qualsiasi azione violenta, nei confronti di uomini, animali e persino insetti. Dopo la vestizione, il fedele pronuncia la prima invocazione dell’Haji, la Talbiah:

Eccomi, mio Dio, al Tuo comando ! Eccomi al Tuo comando!

Tu sei Dio senza alcun congenere. Eccomi al Tuo comando!

Tue sono le lodi, la grazia e la maestà.

Tu sei Dio senza alcun congenere”.

Il potente, melodioso canto della Talbiah risuona non soltanto a La Mecca, ma in tutti i luoghi sacri collegati all’Haji.

Pellegrinaggio alla Mecca

Pellegrinaggio a La Mecca

Nel primo giorno dell’Haji, i pellegrini si spostano da La Mecca a Mina, un piccolo villaggio disabitato ad est della città pregando e meditando durante il tragitto. Nel secondo giorno, il nono del mese, lasciano Mina per ritrovarsi nella piana di ‘Arafa per il “wuquf”, il rito centrale del pellegrinaggio. Qui, i pellegrini restano in piedi, affinché la loro immagine ricordi quella del giorno del Giudizio. Alcuni si riversano sul Monte della Misericordia, da cui il Profeta pronunciò l’ultimo indimenticabile sermone “dell’addio”, in cui furono enunciati i pilastri della nuova religione. Sono queste le ore più intense dell’intero viaggio, che il fedele dedica alla preghiera ed alle invocazioni, raggiungendo in questo luogo sacro, il culmine della vita religiosa e sentendo come mai la presenza e la vicinanza di un Dio di misericordia.

La prima persona inglese ad eseguire il pellegrinaggio, Lady Evelyn Cobbold, descrisse l’esperienza di essere nella piana di ‘Arafa nel 1934: “Ci vorrebbe una penna magistrale per descrivere la scena, pregnante di intensità, di quella grande fetta di umanità di cui io rappresentavo un minuscolo frammento, completamente dimentica nel suo fervore religioso. Molti pellegrini avevano le gote rigate da lacrime; altri rivolgevano il volto al cielo stellato così tante volte testimone della stessa scena. Gli occhi splendenti, gli appelli appassionati, le mani in cerca di misericordia distese nella preghiera mi hanno commosso in un modo mai accaduto prima, ed io stessa mi sentivo spinta da un’ondata straordinaria di esaltazione spirituale. Ero una sola cosa con il resto dei pellegrini, in un sublime atto di completa resa alla Volontà Suprema che e’ l’Islam”. 

Dopo il tramonto, la folla procede verso Muzdalifah, una pianura a metà strada tra ‘Arafa e Mina. Qui dapprima i pellegrini pregano, poi raccolgono dei sassolini per usarli nei giorni successivi.Prima dell’alba del terzo giorno, i fedeli si trasferiscono a Mina dove avviene la “lapidazione di Satana”, con il lancio dei sassolini contro una struttura in pietra bianca o contro tre mucchi di pietra.

Secondo la tradizione di questo rito, che affonda le sue radici nella storia di Abramo, i fedeli ricordano il tentativo di Satana di far trasgredire al grande profeta gli ordini divini. Il lancio dei sassolini è simbolo del rifiuto del credente di essere tentato dal male e dai vizi, non una ma sette volte dove il numero sette simboleggia l’infinito. In seguito viene sacrificato un montone o una pecora, la cui carne è donata ai poveri, ricordando l’obbedienza di Abramo, pronto a sacrificare suo figlio per adempiere alla volontà del Creatore ed esprime, per il musulmano, la prontezza a separarsi dalle cose più care se questo è voluto da Dio. Terminato gran parte del pellegrinaggio, i fedeli possono liberarsi dell’ihram ed indossare gli abiti giornalieri per celebrare, con la festa del “Sacrificio” (‘aid al’Adha), il termine del mese del pellegrinaggio.

Rappresentazione de La Mecca

Rappresentazione de La Mecca

Rappresentazione de La Mecca

Rappresentazione de La Mecca

Miniatura raffigurante La Mecca, Iznik, XVII secolo, Victoria and Albert Museum, Londra

Miniatura raffigurante La Mecca,
Iznik, XVII secolo, Victoria and Albert Museum, Londra

Quando i pellegrini tornano a La Mecca, concludono l’Haji con un altro rito essenziale, la circumambulazione, per sette volte ed in senso antiorario, della Ka’aba, simbolo dell’unicità di Dio:

Annuncia alle genti il pellegrinaggio.

Vengano a te a piedi, e su cammelli di ogni specie, da ogni valico,

acciocché siano testimoni dei vantaggi che ne avranno,

e in giorni determinati menzionino il nome di Dio

sull’animale del gregge di che Iddio li ha provveduti.

Mangiatene quindi, e datene al misero e al bisognoso.

Mettano poi fine ai loro interdetti, sciolgano il voto,

e compiano i giri rituali attorno alla Casa Antica!” (XXII, 27-29).

Pellegrini in adorazione davanti alla Ka'aba

Pellegrini in adorazione davanti alla Ka’aba

La pietra nera

La pietra nera

La Ka’aba contiene un’unica stanza senza finestre, cui si accede per una porta, alcuni metri sotto il livello del suolo. Vi si fanno vedere l’impronta del piede di Abramo su una sacra pietra, insieme con la tomba di Agar e del figlio Ismaele. L’edificio è coperto da pesanti drappeggi di broccato nero ricamato in oro con i testi del Corano. Durante i giri, ai fedeli è consentito toccare o baciare la Pietra Nera, un meteorite che prima di Maometto veniva identificato con il dio locale Hubal e che fu ridotto in frammenti nel 683 d.C., durante l’assedio del califfo Yezid. Questa pietra ovoidale non è oggetto di idolatria, ma rappresenta l’ultimo frammento della costruzione originaria innalzata da Abramo ed Ismaele. Nessuna azione devozionale è correlata alla pietra, tanto che il secondo Califfo, Omar, rese ciò ben chiaro affermando: “So che essa non è altro che una pietra, incapace di fare del bene o del male. Ma ho visto il Messaggero di Dio tenerla tra le mani, e questo ricordo me la rende cara”. Dopo aver completato anche questa usanza, i pellegrini pregano preferibilmente alla stazione di Abramo. Qui devono l’acqua della sorgente di Zamzam in ricordo della memorabile corsa di Hagar. A questo punto è possibile riprendere tutte le normali attività.

Quando i credenti di razze e lingue diverse tornano ai loro rispettivi paesi, portano i commoventi ricordi della terra dei profeti, di Abramo, Ismaele, Hagar e Maometto e una preghiera:

O Dio accetta il nostro sforzo e fa che si avveri ciò che disse il nostro profeta:

<<non c’è altra ricompensa per un pellegrinaggio pio se non il Paradiso>> ”.

Al di là del rituale, il pellegrinaggio assume agli occhi del musulmano, l’ aspetto di un vero rinnovamento spirituale ottenuto con il fervore delle preghiere e ha il valore di rinsaldare i vincoli all’interno della comunità islamica per mezzo dell’incontro tra tutti i fratelli. Alla Mecca tutti i musulmani si sentono veramente uniti e la bianca tunica eguaglia tutti davanti a Dio: “come il pellegrinaggio ha strappato l’uomo alla sua casa e alla famiglia per andare alla casa di Dio, così la morte lo strapperà alla sua casa e ai suoi familiari per andare in paradiso.”

Religione e cultura. Eloquenza, dialettica e fede.

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Alla riforma religiosa diffusa in Europa, la Chiesa Cattolica oppose un largo movimento, che portava in sé, oltre alla contestazione dottrinaria delle idee luterane, anche gli elementi di un profondo rinnovamento morale del clero e di una rigenerazione della funzione sociale della Chiesa. Questa reazione del cattolicesimo, che ebbe come base i risultati di un grandioso Concilio iniziato a Trento nel 1545 e durato quasi vent’anni, raggiunse talvolta, attraverso i processi del tribunale d’Inquisizione, l’aspetto d’una vera persecuzione degli eretici o presunti tali (tra gli altri Giordano Bruno e Galileo Galilei), mentre nei paesi protestanti venivano perseguitati o esiliati cattolici e dissidenti. Il Concilio di Trento rappresentò dunque il momento decisivo della sistemazione dogmatica e disciplinare della chiesa affrontando i problemi dell’unità tra cattolici e protestanti. Non si giunse però ad alcuna soluzione per l’assenza dei protestanti, che non si presentarono. La Controriforma esaltò i compiti formativi e assistenziali degli ordini religiosi esistenti e ne promosse la creazione di nuovi, tra i quali la Compagnia di Gesù, fondata da Ignazio di Lojola e dichiaratamente destinata a combattere i “nemici” della Chiesa, attraverso gli strumenti dell’informazione e dell’educazione e a portare la parola di Dio e la fede, con le missioni, nei Paesi più lontani. Il rinnovamento della catechesi portò ad una nuova interpretazione dell’efficacia dei sacramenti e alla valorizzazione dello strumento della predicazione, rendendo opportuna una trasformazione dello spazio interno del luogo del culto, che doveva adesso essere ridotto ad un’aula longitudinale, a uno spazio “depurato” per il raccoglimento e la preghiera. Un recente saggio di Giovanni Sale, Pauperismo architettonico e architettura gesuitica, affronta in maniera nuova l’architettura gesuitica e il suo esordio. Questa tipologia, secondo lui, era caratterizzata, a Roma, da un modo di costruire sintetico, semplificato e povero delle chiese sorte tra gli anni quaranta e settanta del cinquecento, durante il periodo del Concilio di Trento. Le prime costruzioni gesuitiche nacquero, rispettando la funzionalità e l’economicità dell’organizzazione spaziale e mantenendo lo spirito di povertà, pur conservando un elevato grado di adattabilità alle situazioni locali più disparate. Oltre la già citata essenzialità, gli elementi caratterizzanti questa tipologia architettonica erano un vasto spazio unitario rettangolare (l’aula) con cappelle laterali (che però mancano nei primi esempi, ancor più semplificati) e un’area specializzata per l’altare maggiore costituita da una cappella maggiore, talvolta coperta a volta e con la funzione di presbiterio, circondata da cappelle minori, come nella chiesa del Gesù a Roma, in cui se ne contano ben quattro; la copertura privilegiata era quella a soffitto piano, poiché si riteneva che i soffitti voltati disperdessero la voce, andando contro l’esigenza più importante, la predicazione.

L’altare, in posizione sopraelevata, con la sua monumentalità, doveva rappresentare il fulcro della funzione religiosa ed un continuo riferimento per la predicazione, accettando un maggiore distacco tra celebranti e fedeli.

Pio V ordinò, con la Bolla “Quo Primum Tempore”, di sopprimere “gli abusi che trasformavano in case profane i templi, ove si passeggiava familiarmente o si ciarlava e si scherzava ad alta voce senza rispetto al Signore, e ove i poveri accoglievano i nuovi venuti con dei gemiti e talvolta con delle ingiurie“. “Avendo appreso che le primarie dame portoghesi, col pretesto di ascoltar meglio la Messa, entravano nel coro delle cattedrali, occupavano gli stalli dei canonici e si collocavano fin presso i gradini dell’altare”, ordinò subito al Cardinale Infante del Portogallo “di eliminare un abuso così strano”.

Decise inoltre che: “nelle chiese di tutte le Provincie dell’Orbe cristiano, nelle Patriarcali, Cattedrali, Collegiate e Parrocchiali del clero secolare, come in quelle dei Regolari di qualsiasi Ordine e Monastero, maschile e femminile, nonché in quelle degli Ordini militari, nelle private o cappelle, dove a norma di diritto e per consuetudine si celebra secondo il rito della Chiesa Romana, in avvenire e senza limiti di tempo, la Messa, sia quella conventuale cantata presente il coro, sia quella semplicemente letta a bassa voce, non potrà essere cantata o recitata in altro modo da quello prescritto dall’ordinamento del Messale da Noi pubblicato“.

Rese obbligatoria la recita, in principio della Messa, del salmo Introibo e del Confiteor, e come epilogo del sacrificio l’invocazione del Placet; precisò la formula e le cerimonie della benedizione finale e impose la recita dell’inizio del Vangelo di S. Giovanni “In principio erat Verbum”. L’Italia e la Spagna adottarono volentieri tale liturgia. I sinodi provinciali di Rouen, Reims e Bordeaux, quelli di Bourges, Tolosa, Narbona e specialmente della Bretagna furono i primi a conciliare le loro usanze con le disposizioni pontificie; e anche la casa reale di Francia, a partire dal 1583, introdusse nelle sue cappelle la liturgia romana.

La chiesa del Gesù, a Roma, divenne il prototipo dei nuovi edifici di culto, che non escludevano nelle loro tipologie un certo decoro e una certa complessità e come afferma l’architetto Sandro Benedetti: “Con il Gesù di Roma il tipo originario ad aula si evolve ad un livello più alto, così che all’aula, al presbiterio, alle cappelle, si innesta il sistema spaziale del transetto-cupola, ed il sistema della copertura a volta della grande aula. È chiaro che le due aggiunte non sono semplici appendici, ma elementi capaci di riqualificare lo schema iniziale”. La sua progettazione fu laboriosissima e vide all’opera da una parte il Farnese con il suo architetto Giacomo Vignola e dall’altra Borgia e Tristano. Si ottenne l’ideazione di questa grande chiesa ad aula raccordata ad uno spazio a pianta centrale con copertura a volta, il tutto frutto, secondo Sale, non solo del prestigioso architetto del Farnese, ma di una paritetica collaborazione dei due architetti coinvolti. La chiesa del Gesù di Roma è quindi scaturita dall’incontro di due mentalità, due universi culturali diversi fra loro. Da una parte il gran Cardinale Farnese, cresciuto in un ambiente legato alla tradizione rinascimentale, al centro degli sfarzi della corte papale di Paolo III, uomo di gusti raffinati e protettore di artisti, che ambiva per la chiesa del Gesù un modello di edificio alto, aulico, un organismo complesso e aperto a nuove sperimentazioni spaziali. D’altro lato la Compagnia dei Gesuiti con esigenze lontane da una concezione rappresentativa dello spazio sacro.

Pianta della chiesa del Gesù, Roma.

Giovanni De Rosis. Piante “tipo” per le chiese della Compagnia, 1575-1580.

La Chiesa del Gesù sembra rispondere perfettamente alle particolari esigenze funzionali di un’epoca e ne divenne l’emblema. Sembra interessante accostarla ad un episodio di progettazione contemporanea, Notre dame du Haut di Le Corbusier, non certo per ricercare analogia di forma o di esigenze spirituali, ma soltanto perché anche in essa appare rivoluzionata la tipologia abituale del luogo di culto, offrendo una risposta originale con il gioco di volumi, colori e luce e la ricerca del segno della presenza divina al centro dell’elemento naturale.

Disegno a inchiostro dello stadio definitivo del coro esterno della Cappella.

La Spianata della Cappella, come chiesa all’aperto e meta di pellegrinaggio.

[…] le forme da crostaceo, che compongono l’insieme, il tetto a conchiglia con il suo gigantesco doccione, le cappelle laterali e l’altare, sono tutti elementi perfettamente sintonizzati per rispondere all’acustica visiva di un paesaggio ondulato […]” . Con la cappella, Le Corbusier fece compiere all’architettura moderna un’esperienza di integrazione totale dello spazio nella forma, creando, come disse  Daniel Pauly “un oggetto plastico intensamente e drammaticamente espressivo” . Nel rapporto tra spazio costruito e ambiente naturale, la soluzione escluse l’utilizzo di una “aurea proporzione”, proponendo un colpo di forza e realizzando una struttura colma di energia espansiva, espressa nell’anomalia geometrica della pianta, nell’uscita brusca di sproni murari, nel volume imbarcato della copertura esageratamente grande, nella forza dei contrasti luminosi. “Le nicchie, di forma ortogonale, hanno un’importanza fondamentale nella composizione dell’insieme: esse accentuano il gioco plastico dei volumi ed evidenziano lo spessore della parete, dandole tutta la sua materialità”.

Il primo progetto della Cappella risale al 1950, la sua conclusione al 1953. La cappella è orientata con l’altare verso Est e la navata principale può contenere 200 persone. Tre cappelle, separate dalla navata principale, rendono possibile celebrare contemporaneamente più servizi liturgici. Queste cappelle vengono illuminate da luce naturale, che proviene dalle semicupole, che contraddistinguono le torri soprastanti.

 Le Corbusier scrisse: “[…] Quando sarà ultimata nella primavera 1955,  forse, la Cappella di Ronchamp dimostrerà che l’architettura non è un problema di colonne ma di eventi plastici. Gli eventi plastici non si regolano con formule scolastiche o accademiche, ma sono liberi e innumerevoli […]”.

Veduta della facciata d’ingresso e dell”altare esterno.

Parete Nord.

Parete Nord.

Vista aerea dell’esterno.

Il volume era concepito per far entrare la luce attraverso l’apertura contenente la statua della Vergine Maria e uno spiraglio tra la copertura e il muro del coro a Sud e attraverso i frangiluce sotto la porta d’entrata e piccole aperture nel muro ad Est; dall’altro lato, era caratterizzato invece, da una zona in penombra con pareti chiuse che delimitavano le cappelle secondarie a Nord e il muro cieco a Ovest.

Nicchia esterna ospitante la statua della Vergine.

Nicchia esterna ospitante la statua della Vergine.

La statua della Vergine come appare dall'interno della Cappella.

La statua della Vergine come appare dall’interno della Cappella.

Interno con gli inserti di luce.

Vista dell’aula.

La tradizione vuole che, laddove adesso sorge la cappella di Le Corbusier prima sorgesse un tempio pagano di origine romana, sul quale, nel IV secolo, sarebbe stato eretto un santuario in onore della Vergine. Nel XIII secolo Ronchamp divenne un luogo di pellegrinaggio, che godeva della protezione naturale delle colline circostanti, mentre nel 1873, al termine delle ostilità franco-tedesche, vide riuniti trentamila pellegrini provenienti dalle due nazioni, per festeggiare il giorno della nascita di Maria, l’8 settembre. Nella concezione di Le Corbusier, la spianata diviene una chiesa all’aperto, che trova nel cielo e nell’orizzonte il suo vero rapporto.

L’alta verticale dell’angolo Sud-Est attira spontaneamente il visitatore che viene qui condotto verso Est, dove si trova il coro esterno”.

Altare, pulpito e cantoria.

Questo è anche il cammino seguito dalla processione dei fedeli, durante i giorni di pellegrinaggio, tra la grande porta a Sud e l’altare all’aperto. L’altare ha la solennità di un coro di cattedrale e davanti ad esso trova posto la folla, rappresentante il cuore del paesaggio, mentre la statua della Vergine, posta su un piedistallo rotante, guarda sempre i pellegrini sia durante le celebrazioni all’interno della Cappella, sia durante quelle al suo esterno.

Cenere è la terra

Lontano dal luogo smeraldo

ti ho detto ‘ti prego, riportami lì’

mi hai esaudito scordandoti di dirmi

che nel frattempo hai lasciato solo

il tempo assiderato e

il grigiore  dell’ombra delle cose.

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