Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Dio si muove in direzione dell’uomo e gli comunica il Suo messaggio- parte 1^

Inizia da qui

L’ avversione a ogni tipo di politeismo e la proclamazione assoluta dell’unicità di Allah sono l’anima su cui si incentra il pensiero islamico e i principi attorno ai quali ruota tutta la vita di un musulmano. Dio è, secondo il Corano, il libero creatore di tutto, per cui il mondo esiste senza alcuna fonte propria di autonomia: tutto è prefissato da Lui (predestinazione).

Il peccato più grave, che Allah non perdona, rappresenta la sua unione con altre divinità, per cui viene negata qualsiasi esistenza di prole divina: “Dio non ha prole e non esiste (altro) Dio all’infuori di lui” (sura 23,91). La Trinità è considerata, dunque, per l’Islam, una sorta di politeismo, che mina il concetto di unicità di Dio. Gesù, a cui è contestata ogni natura divina, si presenta solamente come un anello di una lunga catena di profeti, di cui Maometto rappresenta la fine.

Gesù non è che il figlio di Maria, l’inviato di Dio e sua Parola

che ha deposto in Maria. Crediamo dunque in Dio e nel suo inviato

e non dite che vi sia una Trinità.

Dio è unico, e non può avere figli”.

Tutto l’Islam fa riferimento al Corano, dettato, secondo la tradizione, letteralmente da Allah al Profeta, e quindi immutabile e infallibile, il cui tema centrale è Dio, misericordioso verso il peccatore, ma giudice esigente alla fine dei giorni:

Non abbiamo fatto scendere il Corano su di te per renderti infelice,

ma come Monito per chi teme Dio. Esso e’ stato inviato da Colui

che ha creato la terra e gli alti cieli. Il Compassionevole si e’ innalzato sul Trono.

Appartiene a Lui quello che e’ nei cieli e sulla terra,

e quello che vi e’ frammezzo e nel sottosuolo.

E’ inutile che tu parli ad alta voce, che in verità Egli conosce il segreto,

anche il più nascosto. Dio, non c’e’ Dio all’infuori di Lui!

A Lui appartengono i nomi più belli”.

La Mecca, dunque, rappresenta la capitale spirituale, a cui il fedele si rivolge durante le preghiere quotidiane ed alla quale ci si reca in pellegrinaggio annuale. Lo Haji è un dovere per tutti coloro in grado di adempierlo fisicamente ed economicamente, rappresentando, tra l’altro, un’opportunità unica di incontro tra diverse nazionalità. Questo pellegrinaggio, risalente ad Abramo, inizia il dodicesimo mese dell’anno islamico, con lo scopo di compire i riti principali che vedono il credente impegnato nei sette giri attorno alla Ka’aba e nel percorso che lo porta, per altre sette volte, tra le alture di Safa e Marwa, come fece Hagar, moglie di Abramo, mentre era alla ricerca dell’acqua per suo figlio Ismaele.

La Ka’aba

La Ka’aba

Compiuto ciò i pellegrini si raccolgono nell’ampia spianata di Arafat e si uniscono in preghiera per impetrare il perdono divino. La fine del pellegrinaggio è segnata da una festività, Eid al-Adha, che si celebra con preghiere e scambio di doni tra le varie comunità musulmane. Questa ricorrenza, assieme a quella di Eid al-Fitr, giorno in cui si festeggia la fine del Ramadan, sono le due più importanti feste religiose del calendario Musulmano.

Nel periodo in cui il profeta Maometto ricevette la chiamata divina, molte pratiche pagane si erano sovrapposte al rito originario dell’ Haji. Il profeta restaurò e ridiede l’originale purezza religiosa a tale pellegrinaggio e istruì i credenti sui riti da compiere, aggiungendo complessità alle liturgie, e fornendo maggiore flessibilità a beneficio dei credenti. Da allora furono permesse variazioni nell’ordine di esecuzione dei riti.

Prima di stabilire l’intenzione di compiere l’ Haji, il pellegrino deve pentirsi del male commesso, pagare tutti i suoi debiti, possedere i mezzi per sé stesso e per il mantenimento della famiglia, durante il suo periodo di assenza e, prepararsi spiritualmente al grande dispendio di energie, fisiche e psicologiche.

Fino al diciannovesimo secolo, arrivare alla Mecca significava essere aggregati ad una carovana, di cui sono note quella egiziana, che si raggruppava al Cairo, quella irachena, a Bagdad e quella siriana che, dopo il 1453, si radunava ad Istanbul e raccoglieva pellegrini lungo tutto il tragitto, dirigendosi a La Mecca via Damasco. Il pellegrinaggio durava mesi per le asperità del viaggio e, non di rado, le strade di accesso alla Terra Santa erano soggette a razzie da parte di gruppi di predoni. Dunque, il ritorno del pellegrino in famiglia era occasione di gioiose celebrazioni e ringraziamenti da parte di tutta la comunità. 

Tende per i pellegrini.

Tende per i pellegrini.

Il Sacro Corano

Il Sacro Corano

Attratti dal misticismo de La Mecca e di Medina, località cara all’Islam per aver contenuto la casa del Profeta, nonché la prima moschea, molti occidentali visitavano le due città sante. Molti sono i resoconti scritti sul fascino, al di là dell’aspetto puramente religioso, dei riti del pellegrinaggio: primo tra tutti la presenza di centinaia di migliaia di pellegrini di diverse razze e nazionalità, perfettamente identici nell’abito della sacralizzazione, l’ ihram. Questo viene indossato da tutti gli uomini e consiste in un indumento bianco privo di cuciture fatto di due pezzi di stoffa: l’uno cinge i fianchi fino al polpaccio, l’altro copre una spalla, trasversalmente.

Pellegrino  in preghiera.

Pellegrino in preghiera.

Un bambino con indosso l'irham segue i pellegrini durante l'Hajj

Un bambino con indosso l’irham segue i pellegrini durante l’Hajj

Le donne indossano un semplice abito bianco e si coprono la testa ma non il volto. L’ihram è simbolo di purezza e di rinuncia del male e dei beni mondani ed indica l’uguaglianza di tutti gli uomini di fronte a Dio. Dal momento in cui viene indossato, il fedele, uomo o donna, entra in uno stato di purità che rende illecita qualsiasi azione violenta, nei confronti di uomini, animali e persino insetti. Dopo la vestizione, il fedele pronuncia la prima invocazione dell’Haji, la Talbiah:

Eccomi, mio Dio, al Tuo comando ! Eccomi al Tuo comando!

Tu sei Dio senza alcun congenere. Eccomi al Tuo comando!

Tue sono le lodi, la grazia e la maestà.

Tu sei Dio senza alcun congenere”.

Il potente, melodioso canto della Talbiah risuona non soltanto a La Mecca, ma in tutti i luoghi sacri collegati all’Haji.

Pellegrinaggio alla Mecca

Pellegrinaggio a La Mecca

Nel primo giorno dell’Haji, i pellegrini si spostano da La Mecca a Mina, un piccolo villaggio disabitato ad est della città pregando e meditando durante il tragitto. Nel secondo giorno, il nono del mese, lasciano Mina per ritrovarsi nella piana di ‘Arafa per il “wuquf”, il rito centrale del pellegrinaggio. Qui, i pellegrini restano in piedi, affinché la loro immagine ricordi quella del giorno del Giudizio. Alcuni si riversano sul Monte della Misericordia, da cui il Profeta pronunciò l’ultimo indimenticabile sermone “dell’addio”, in cui furono enunciati i pilastri della nuova religione. Sono queste le ore più intense dell’intero viaggio, che il fedele dedica alla preghiera ed alle invocazioni, raggiungendo in questo luogo sacro, il culmine della vita religiosa e sentendo come mai la presenza e la vicinanza di un Dio di misericordia.

La prima persona inglese ad eseguire il pellegrinaggio, Lady Evelyn Cobbold, descrisse l’esperienza di essere nella piana di ‘Arafa nel 1934: “Ci vorrebbe una penna magistrale per descrivere la scena, pregnante di intensità, di quella grande fetta di umanità di cui io rappresentavo un minuscolo frammento, completamente dimentica nel suo fervore religioso. Molti pellegrini avevano le gote rigate da lacrime; altri rivolgevano il volto al cielo stellato così tante volte testimone della stessa scena. Gli occhi splendenti, gli appelli appassionati, le mani in cerca di misericordia distese nella preghiera mi hanno commosso in un modo mai accaduto prima, ed io stessa mi sentivo spinta da un’ondata straordinaria di esaltazione spirituale. Ero una sola cosa con il resto dei pellegrini, in un sublime atto di completa resa alla Volontà Suprema che e’ l’Islam”. 

Dopo il tramonto, la folla procede verso Muzdalifah, una pianura a metà strada tra ‘Arafa e Mina. Qui dapprima i pellegrini pregano, poi raccolgono dei sassolini per usarli nei giorni successivi.Prima dell’alba del terzo giorno, i fedeli si trasferiscono a Mina dove avviene la “lapidazione di Satana”, con il lancio dei sassolini contro una struttura in pietra bianca o contro tre mucchi di pietra.

Secondo la tradizione di questo rito, che affonda le sue radici nella storia di Abramo, i fedeli ricordano il tentativo di Satana di far trasgredire al grande profeta gli ordini divini. Il lancio dei sassolini è simbolo del rifiuto del credente di essere tentato dal male e dai vizi, non una ma sette volte dove il numero sette simboleggia l’infinito. In seguito viene sacrificato un montone o una pecora, la cui carne è donata ai poveri, ricordando l’obbedienza di Abramo, pronto a sacrificare suo figlio per adempiere alla volontà del Creatore ed esprime, per il musulmano, la prontezza a separarsi dalle cose più care se questo è voluto da Dio. Terminato gran parte del pellegrinaggio, i fedeli possono liberarsi dell’ihram ed indossare gli abiti giornalieri per celebrare, con la festa del “Sacrificio” (‘aid al’Adha), il termine del mese del pellegrinaggio.

Rappresentazione de La Mecca

Rappresentazione de La Mecca

Rappresentazione de La Mecca

Rappresentazione de La Mecca

Miniatura raffigurante La Mecca, Iznik, XVII secolo, Victoria and Albert Museum, Londra

Miniatura raffigurante La Mecca,
Iznik, XVII secolo, Victoria and Albert Museum, Londra

Quando i pellegrini tornano a La Mecca, concludono l’Haji con un altro rito essenziale, la circumambulazione, per sette volte ed in senso antiorario, della Ka’aba, simbolo dell’unicità di Dio:

Annuncia alle genti il pellegrinaggio.

Vengano a te a piedi, e su cammelli di ogni specie, da ogni valico,

acciocché siano testimoni dei vantaggi che ne avranno,

e in giorni determinati menzionino il nome di Dio

sull’animale del gregge di che Iddio li ha provveduti.

Mangiatene quindi, e datene al misero e al bisognoso.

Mettano poi fine ai loro interdetti, sciolgano il voto,

e compiano i giri rituali attorno alla Casa Antica!” (XXII, 27-29).

Pellegrini in adorazione davanti alla Ka'aba

Pellegrini in adorazione davanti alla Ka’aba

La pietra nera

La pietra nera

La Ka’aba contiene un’unica stanza senza finestre, cui si accede per una porta, alcuni metri sotto il livello del suolo. Vi si fanno vedere l’impronta del piede di Abramo su una sacra pietra, insieme con la tomba di Agar e del figlio Ismaele. L’edificio è coperto da pesanti drappeggi di broccato nero ricamato in oro con i testi del Corano. Durante i giri, ai fedeli è consentito toccare o baciare la Pietra Nera, un meteorite che prima di Maometto veniva identificato con il dio locale Hubal e che fu ridotto in frammenti nel 683 d.C., durante l’assedio del califfo Yezid. Questa pietra ovoidale non è oggetto di idolatria, ma rappresenta l’ultimo frammento della costruzione originaria innalzata da Abramo ed Ismaele. Nessuna azione devozionale è correlata alla pietra, tanto che il secondo Califfo, Omar, rese ciò ben chiaro affermando: “So che essa non è altro che una pietra, incapace di fare del bene o del male. Ma ho visto il Messaggero di Dio tenerla tra le mani, e questo ricordo me la rende cara”. Dopo aver completato anche questa usanza, i pellegrini pregano preferibilmente alla stazione di Abramo. Qui devono l’acqua della sorgente di Zamzam in ricordo della memorabile corsa di Hagar. A questo punto è possibile riprendere tutte le normali attività.

Quando i credenti di razze e lingue diverse tornano ai loro rispettivi paesi, portano i commoventi ricordi della terra dei profeti, di Abramo, Ismaele, Hagar e Maometto e una preghiera:

O Dio accetta il nostro sforzo e fa che si avveri ciò che disse il nostro profeta:

<<non c’è altra ricompensa per un pellegrinaggio pio se non il Paradiso>> ”.

Al di là del rituale, il pellegrinaggio assume agli occhi del musulmano, l’ aspetto di un vero rinnovamento spirituale ottenuto con il fervore delle preghiere e ha il valore di rinsaldare i vincoli all’interno della comunità islamica per mezzo dell’incontro tra tutti i fratelli. Alla Mecca tutti i musulmani si sentono veramente uniti e la bianca tunica eguaglia tutti davanti a Dio: “come il pellegrinaggio ha strappato l’uomo alla sua casa e alla famiglia per andare alla casa di Dio, così la morte lo strapperà alla sua casa e ai suoi familiari per andare in paradiso.”

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3 pensieri su “Dio si muove in direzione dell’uomo e gli comunica il Suo messaggio- parte 1^

  1. Veramente ottimo è questo post, pregevole per scrittura e per i contenuti.
    Hai descritto con sobrietà ma competenza tutti i vari passaggi e hai analizzato con acume simboli e usanze.
    Complimenti per questa prima parte. Attendo la seconda.
    Ciao

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