Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Archivi per il mese di “giugno, 2014”

Mani…

La bocca colta nell’atto di dire qualcosa, aperta nell’emissione di una “O”. Prima dello scatto eri solito dire “Prontoooo”, quando ancora il “cheeeeseeee” da noi non si usava. I tuoi abiti rivelano il corpo di un uomo forte e caloroso: la camicia semiaperta, che la mamma per tanti anni ha cercato di sistemare e correggere, senza ottenere grandiosi risultati, le maniche oltremodo corte per le tue braccia.

Forse è una serata di primavera o di inizio autunno.

Interrotto dal controllare la mescola del mazzo per una nuova partita a briscola,  il tuo viso spensierato e giocoso, a fine scatto, si gira per riimmergersi nel giusto calcolo della distribuzione delle carte. Non so se è andata così o se hai continuato a guardare la persona che ha scattato quella foto. Però mi piace pensarti in questo modo, forse per quella tua abitudine, quel tuo modo di far rimbalzare i tuoi occhi dal tavolo a noi e da noi al tavolo.

L’immagine nitida sfuma nelle tonalità del verde e del giallo. Di fronte a te c’è lo zio migrato in Olanda e considerato l’emancipato di casa, che ogni tanto torna all’ovile con un marcato accento straniero, intercalato con abitudinaria parlata  friulana.

Le tende trasparenti a pallini adornano le finestre, mentre nel davanzale è posata, in bella mostra, una bambola spelacchiata, che sorride orgogliosa all’obiettivo.

Il tuo scherzare di una volta me lo ricordo ancora, come ricordo le tue fragorose risate, quando non riuscivi a contenere un rivolo di saliva che ti rigava le labbra per la gioia, le tue battute che scatenavano l’ilarità generale, che tenevano alto lo spirito delle varie feste.

Mi piace la vivacità e la genuinità che traspare da quell’immagine, i tuoi chili di troppo, asciugati col tempo, le tue mani con tutte le dita al loro posto, ma con quell’inconfondibile modo di muoversi.

Mi piace la dolcezza con cui quelle mani mi hanno accudita, cullata, cresciuta.

Quelle mani che erano impacciate a muoversi sul foglio di carta, mentre io, ostinata bambina, volevo giocare alla maestra e tu ti prestavi a farmi da alunno.

Quelle mani che chiudevano la luce per darmi la buonanotte e che mi rimboccavano le coperte.

Quelle mani che mi hanno dato un solo e unico schiaffo, ma che è rimasto impresso nella mia memoria.

Quelle mani che, orgogliose, hanno costruito tutti i vecchi mobili di casa nostra.

Quelle mani che mi hanno difeso, quando eri tu ad aver bisogno di mani che ti difendessero.

Quelle mani che adesso non riescono ad aprirsi neanche per prendere un bicchiere d’acqua ed accompagnarlo alla bocca.

mano

 

Quelle mani chiuse a pugno che sono incapaci di ricambiare una carezza, come in contrasto con il tuo essere.

Tu che con i pugni e la violenza non sei mai andato d’accordo.

 

A mio padre…

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In una eterna danza

Mi bagni e mi disseti

e sei già lontano

che sento il calore dei raggi

bruciarmi il corpo

prima di accoglierti di nuovo in me

a levigare i miei seni

i miei fianchi

e il mio ventre,

ancora.

E annuso il tuo respiro salmastro

le mie orecchie non odono altro che

il rumore del tuo ansimare

nell’orgasmo

pieno di questa eterna danza

ancora e ancora.

Ti allontani per poi ritornare

non ti fermi mai che per l’illusorio istante

del morire abbracciati

che col tuo distacco

strappi via ogni volta un po’ di me.

Non mi incanti più, mare

con il luccichio del mezzogiorno

i tuoi rossori al tramonto

la calma della notte

perché sono terra e conosco

il rumore delle lacrime che si infrangono

come schiuma contro gli scogli

e le custodisco affinché tu possa portarle lontano da me

una volta ancora

ancora e

ancora…

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