Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Lettere per un lungo addio: Alfredo e Giulia

12/5/1989

Caro Alfredo,

nell’ultima mia lettera ho insistito affinché tu disdicessi l’appuntamento al ristorante.

Sono ancora qui a chiedertelo perché  mi risulta che tu ancora non l’abbia fatto. E l’appuntamento è tra quattro giorni.

Vedi, te lo chiedo perché rinnovare l’anniversario del nostro ormai defunto matrimonio, non lo fa risorgere dalle ceneri e da metri cubi di terra sotto cui è stato sepolto da anni. Ormai è andato, l’avevamo accettato insieme, tu e io, quando hai deciso che “eravamo arrivati al capolinea”. Proprio questo dicesti: “al capolinea”. Avevi paragonato il nostro rapporto a un treno di cui tu rappresentavi la littorina e io il vagone da trainare. Quella volta mi arrabbiai e ci rimasi male per giorni, come se averti accudito, fatto da mangiare per 36 anni, stirato e lavato tutte le camicie- qualcuna sporca di tracce di rossetto, che immancabilmente facevo finta di non vedere- e i pantaloni, averti dato tre figli, non dimostrasse già che forse quella che trainava ero proprio io. Poco male. Il tempo me ne darà atto, mi dicevo, e forse il tempo adesso sta giocando la sua mano e sta tirando fuori le sue carte, quelle che gli avevi portato via e nascosto nella manica. Lui prima o poi rimette tutto nel giusto ordine, non credi?

Ecco, senza che mi perdo a filosofeggiare e ritornando all’argomento per cui ti scrivo, per me, dicevo, non ha alcun senso questo tuo voler festeggiare. Sarebbe come riesumare un morto per compiangerlo a un nuovo funerale. Ha senso? E’ snaturare la tua decisione presa ormai cinque lunghi anni fa. O adesso te ne sei pentito?

E io credo di essermi ormai abituata a non vederti ciabattare per casa, a non trovare nel secchio della biancheria da lavare le cose tue e mie intrecciate, così come a non far cadere per terra, ogni santa volta, le scatolette delle tue tisane e dei tuoi intrugli omeopatici, a non ripulire il lavabo del bagno dai peli della barba tagliata di fretta.

Queste sono solo alcune delle ragioni per cui non desidero incontrarti. Sai anche che, se non disdici, non sarei capace di lasciarti lì da solo ad aspettarmi, un po’ per me, un po’ per te e un po’ per gli occhi della gente. Perciò non comportarti ancora come un tredicenne indisciplinato e non farmi subire quest’altra umiliazione. Questo almeno me lo devi.

Affettuosamente,

Giulia.

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3 pensieri su “Lettere per un lungo addio: Alfredo e Giulia

  1. Che dire? Giulia ha tutte le ragioni da vendere di non volere quell’incontro, sicuramente antipatico e per nulla gradevole.
    A che serve? A nulla, anzi solo a riaccendere una vecchia ferita cospargendola di sale.
    Quando un vaso è rotto, non c’è superattack che lo rimetta a nuovo, anche se la pubblicità lo promette, perché crepe e deformità si notano e infastidiscono l’occhio.
    Brava Giulia, mandalo a quel paese.
    Un grande abbraccio

    Mi piace

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