Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Lettere per un lungo addio: Nadia e Francesco

Cara Nadia,

ho bisogno di dipanare questa angoscia che si aggrappa alle mie introspezioni. Ieri ho avuto un frizzante attimo di serenità che mi aveva riempito di stupore e di speranza, ripercorrendo strade amiche di ricordi giovanili. Questi luoghi mi avevano convinto a ritornare, ma più che la nostalgia dei loro profumi era la nostalgia di te a volermi di nuovo qui. Questo tu già lo sai. Adesso non so se è stato un bene. Talvolta vorrei scappare lontano per non inciampare di nuovo in immagini del passato che non è voluto diventare futuro. Il sentirti mi dona speranza, ma quando vedo che nel quadro dei tuoi occhi io non sono disegnato e il tuo quadro ha sfumature che non so dipingere, sprofondo di nuovo in un malessere che non mi lascia respiro. Trascorro giorni strani in cui sono stranito dalla realtà e giro per casa e per strada come se fossi uno zombie, senza meta e senza apparente significato. Invece c’è. Traccio nella mia mente i percorsi che facevamo e camminando a testa bassa rivedo ancora i tuoi piedi accanto ai miei, io un passo, tu due per non rimanere indietro. Ma quello che è rimasto indietro sono io, che non riesco a vivere il presente e ad ogni schiena familiare davanti a me, prego, nel girarsi, che sia abbinata al tuo viso. Non riesco più a vivere così. Ho bisogno di un interruttore che ti spenga dalla mia mente, dalle mie giornate e dai sogni notturni. La scorsa settimana ti ho sognato più volte. In uno di questi sogni, io scendevo le scale di un grande edificio. Le scendevo stando a sinistra e proprio quando ero alla fine, ti ho vista, mentre le salivi, tenendoti alla mia destra. Ho pensato subito che fosse una bella occasione incontrarsi così, per caso, salutarci e poi chissà, magari andare a bere qualcosa insieme. Invece tu sei salita a testa bassa senza accorgerti di me. Fine del sogno, fine delle speranze. Mi alzo con una tristezza che non s’addice ad uomo della mia stazza e della mia età. La sensibilità è roba da femminucce, mi dico in continuazione, ma quando rivedo il tuo sorriso, in una delle tue tante foto tutto va a farsi fottere. So che sei ritornata qui e che, come fai da un po’ di tempo, non mi hai avvertito del tuo arrivo. Posso capirlo sai? Perchè farlo? Non stiamo mica insieme, non sei mica obbligata. Ma mi avrebbe fatto piacere saperlo. Non mi sarei fatto sentire, sai? Avrei rispettato i tuoi altri impegni. Ma il saperti qui, mi avrebbe portato ad uscire più spesso, a prendere aria o forse avrebbe sortito l’effetto contrario, e sarei rimasto tappato in casa affinché tu non incontrassi la mia faccia da scarafaggio. Chissà, se mai in quei giorni, hai girato l’angolo delle nostre strade con la speranza di vedermi? Chissà se mai ti è balenata l’idea di mandarmi un saluto. O passando sotto casa mia, ti sia venuto in mente di cercarmi dietro le tende.

Alla luce di come mi sto sentendo, spero che questa sia l’ultima lettera con il tuo nome sopra.

Ti chiedo dunque, considerato il fatto che non sono capace di farlo io, di avere la forza tu di chiudere. Sii brutale, dimmi che non sei interessata a me, che sono noioso, che non riesco a farti ridere, nè sorridere durante i nostri brevi scambi di parole, che il mio aspetto fisico ti rivolta lo stomaco, che non ti viene in mente mai il mio viso e che a malapena, durante le tue giornate, ti ricordi di me e io, forse, troverò la forza di sparire o di farti sparire dalla mia vita. Dimmi che non ci potrà mai essere futuro, che se mi chiedi come sto, è solo per gentilezza e dietro quelle parole non c’è un “mi sei mancato”. Dimmi che sei felice tra le braccia di un altro o che mille braccia, mille mani e mille lingue non sono ancora sufficienti a fermare la tua sete. E che quando la tua sete si sarà placata, a quel punto ti verrà fame di emozioni che non sono in grado di saziare.

Sono solo un bugiardo. Credi a metà di ciò che ti ho scritto.

In realtà volevo solo dirti che sono invidioso delle orecchie che ti stanno ascoltando adesso e delle pelle che stai sfiorando, anche così senza malizia.

Tuo, finché il mio cuore non deciderà il contrario e finché la mia mente reggerà questo tormento…

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13 pensieri su “Lettere per un lungo addio: Nadia e Francesco

  1. Mi sono perso la lettera precedente ma questa mi sembra tosta.
    Sogni o desideri? Qualcuno può dire che non c’è differenza. Forse ma per me sogni sono fantasie. I desideri qualcosa che può diventare concreto.
    Francesco sogna nel suo delirio onirico ma forse esprime un desiderio non realizzabile.

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  2. Bellissimo. Intenso. Fa “sentire” tutto…

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