Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Buio relativo

L’auto procede come un lupo nella nebbia. Viaggio a memoria di cetaceo nell’interminabile strada dritta, gelida, nera. Il cono dei fari tondi a illuminare il buio: il faro destro con luce fioca che fotografa l’asfalto a intermittenza di albero di Natale, come piatto vuoto di bilancia, che fa pendere il peso tutto a sinistra. Nessun’auto dietro. Gli occhi guardano lo specchietto retrovisore, in cerca di luci lontane o presenze vicine, subito dopo il cielo pesante di una sera d’inverno, nuvole a ciuffi di cotone a riscaldare una fioca luna piena. Il cuore pompa, sento il battito dentro le orecchie, mentre ingrano la quarta.

L’auto continua spedita, si arrampica su una ripida salita, parte iniziale di un ponte, cerotto per due lembi di terra separate dal volere di acque impetuose. La luna adesso fa capolino tirando su la testa, guarda senza battere ciglio la mia lotta contro questo lento nastro trasportatore, che ritarda il passare delle ore. Gli occhi, ancora puntati sullo schermo di cristallo, cimitero di insetti, Icari intraprendenti di voli notturni, scrutano l’oltre, ciò che si nasconde dietro chiazze di neroverde e muri a secco in bilico da epoche ignote. Accendo la radio, non sopporto la batteria della mia cassa toracica, sollevo gli occhi e vedo stagliarsi in alto una sagoma scura che taglia la mia visuale in senso trasversale, da destra a sinistra e dopo qualche attimo da sinistra a destra. Macchia scura nello scuro della notte, così mi appare, nonostante siano appena passate le 21:30. Guardo dietro e di nuovo avanti, poi di lato. Nessuno. Sono solo, possibile? Non resisto alla tentazione di spegnere i fari, così senza motivo e ad alta velocità. Mi concedo un brivido volontario e assurdo su una strada deserta.  Il buio sembra avvolgermi ancora di più. Non fa per me, riaccendo le luci. Sono le 21:32, le nuvole si sono spostate un po’ più in là e adesso la luna illumina rotonda il cielo, così che  riesco a riconoscere nella sagoma nera, che continua nel suo andirivieni, un elicottero in incognito a fari spenti. Tiro un sospiro di sollievo, non sono completamente solo, anche se questa nuova compagnia non mi entusiasma più di tanto. Adesso il faro di destra mi ha definitivamente abbandonato. Faccio per rallentare, ma quando cerco di spostare il piede dall’acceleratore al freno, un crampo me lo blocca. Cerco di mantenere la calma, il dolore finirà e riprenderò presto il controllo dell’autovettura … in fondo che pericolo corro, se non c’è nessuno? Non distinguo bene, senza faro, il lato della strada, che è inoltre privo della striscia di margine della carreggiata. Strizzo gli occhi un po’ per vederci meglio, un po’ per la fitta e poi li abbasso per guardare il muscolo della coscia su cui è transitato il dolore adesso lancinante. E’ un attimo: il mio sguardo che si abbassa, una striscia di luce sinistra che illumina una sagoma che sbuca dal nulla, un tonfo sordo che dà il colpo di grazia al fanale, facendolo schizzare lontano, uno schiaffo contro l’airbag, il crampo che finalmente mi dà tregua e mi consente di frenare l’Audi a cento metri dall’urto. Scendo frastornato, la mia gamba non è ancora completamente a posto e barcollo per qualche secondo, ma forse più per la botta che per la gamba. Una lunga scia lattiginosa si diparte dalla mia auto e termina nel punto dell’impatto, dove è presente qualcosa che ancora non distinguo. Mi avvicino poco convinto, ma più la distanza si accorcia e più mi rendo conto che quello che giace per terra è un qualcosa di piccolo e scomposto. Un brivido freddo mi congela le vene. La sagoma si muove. Faccio per indietreggiare, qualcosa mi dice che scappare a gambe levate potrebbe essere la soluzione adatta, ma la sagoma allunga la mano come per cercare qualcosa, la trova, mentre io rimango impietrito. Si ricompone, incastrando una testa enorme su un corpo esile, mi guarda dalle due fessure nere che mi intimano di guidare con prudenza e se ne va.

Quello che si ritrova per terra, l’attimo successivo, sono io.

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2 pensieri su “Buio relativo

  1. Oppure che semplicemente si accorge di svenire 🙂 grazie

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  2. Un thriller in piena regola con un finale che lascia intuire che la voce narrante sta per soccombere.
    Brava e complimenti.

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