Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Archivi per il mese di “gennaio, 2015”

Sete

Si vive come assi di legno portati dal mare

dopo un naufragio

alberi maestri spezzati alla deriva

tesori sul fondale.

Ricercatori siamo di cose perdute

solo assaggiate per non morire di fame

senza essere mai sazi.

Si vive di assalti pirati

quindici giorni di guerra uno di tregua

attendendo l’inizio dell’estate per l’arresa

e la resa dei conti.

Ci vantavamo di essere forti

dentro bacinelle d’acqua

poi abbiamo conosciuto l’oceano

e i ricambi periodici dei denti di pesci voraci

e ce la siamo data a gambe.

Si vive abbagliati da altri soli

le mani sugli occhi

il sale in bocca.

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Della voglia d’infinito

La malinconia è chiodo arrugginito

molla cigolante

giaciglio spinoso che mi impone

lo stacco del ventre dal letto e il piede a terra

per imparare ad estirpare i pesi notturni dalla mente

mentre calcolo ogni ora un’ora in meno

e ti immagino vivere tempi da me già passati.

Stai nel mio passato remoto

e paradossalmente io in quello futuro

che se esistesse sarebbe contraddizione

di universi paralleli destinati a non sfiorarsi se non all’infinito,

come noi.

Solo il pensiero sa trovare il punto di incidenza

o una parola timida per non disturbare

ma in fondo la mia non ne è stata capace.

E’ solo mio invece questo

infinito

inutile

struggimento.

Consequence

Pentimenti

Se dovessi raccontarti di questi occhi

ti direi che è per colpa della luce accesa all’improvviso

di queste lenti sporche che si appiccicano al cristallino

del moscerino distratto che vola ubriaco

se sono così lucidi.

Non sono lacrime, non è pianto.

Se ti raccontassi della mia voce

ti direi che è per colpa dell’aria calda di questo posto

della saliva di traverso che mi strozza

dell’ugola infiammata per il troppo canto

se è così tremante.

Non per lacrime, né per pianto.

Se invece non sapessi mentire

ti direi che è colpa del tempo che vorrei indietro

della tua mancanza che brucia

della mia coerenza che manca

se sono così triste.

Ed è colpa del non sapermi staccare

del non saper aspettare

del non sapere accettare

delle cose che cadono con la tua iniziale

delle richieste che vorrei cambiare

del perdere per paura di tentare.

Ancora.

E delle ambizioni alte

i sogni intensi

i pensieri travolgenti

le parole spudorate.

 

E sono lacrime

e non si ferma il pianto…

 

 

Cielo plumbeo

Vorrei sapere se stai bene

se hai mangiato e cosa

se per caso hai pensieri che ti tormentano

o troppe cose da fare da non avere il tempo per pensare.

Vorrei sapere di che colore oggi è il tuo cielo

e il tuo umore

e se ti sei alzato presto anche questa mattina

e hai sorriso.

Qui il cielo è plumbeo

una coperta grigia umida

che dà l’impressione di voler cadere da un momento all’altro.

Ho sorriso solo con le labbra

ho mangiato leggero

ho troppi pensieri e tante cose da fare.

E sempre poco tempo

e un mal di gola che mi impedisce di deglutire

per le troppe volte che ho chiamato il tuo nome in silenzio…

La scatola

Sono cresciuta impacchettando oggetti e ricordi

dentro scatole marroni caricate dentro un camion

con fuori un numero per scoraggiare i disonesti.

Cara quella che da piccola mio zio mi regalava al mare

profumava di dopobarba

aveva gli angoli smussati

un coperchio trasparente di plastica

e un fondo verde, mi dissero,

come la speranza.

La prendevo con entusiasmo per custodirci un tesoro

introvabile

tant’è che a fine villeggiatura rimaneva sempre vuota.

Niente era abbastanza piccolo da poterci stare…

Anche questa di adesso ha un coperchio trasparente

e più volte hai potuto vedere dentro

ed è effimera e immateriale, ora lo so,

proprio come la speranza.

L’ho riempita di tante cose:

un po’ di me per esempio

e quel tanto di te che hai voluto donarmi.

Io non lo so in cosa ho sbagliato

se il contenuto o la forma,

una parola di troppo che non merita risposta

ma dal primo giorno di quest’anno

mi è impossibile guardarci all’interno

senza interrogarmi.

E mi chiedo di continuo

cosa ti abbia fatto paura di qui dentro

e di me

o se anche tu sei troppo grande da non volerci stare.

Ashes/Ceneri, fotografie che raccontano l’uomo

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bambino tra i rifiuti

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