Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Archivi per il mese di “aprile, 2015”

Sette ore di te

Ottobre 2010 478-s

Eri con me stanotte.
Parlavi con me.
Ridevi con me.
Io lasciavo troppi vuoti tra le mie parole
troppo lunghe le attese
mentre disegnavo colori di noi
e tu senza fretta
aspettavi fregandotene del mondo.
Solo io e te e tutto quello che c’era da dirci.
Poi la luce del giorno.
Un rumore esterno.
Imploro ” ti prego ”
”non te ne andare”
”stai con me”
”non adesso”
”ancora, ancora”.
Chiudo gli occhi.
Mi rigiro.
Riallaccio i discorsi.
Rispondo alle mie domande sospese.
Poi mi arrendo.

È risveglio.

Rondine di ferro

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I miei cieli riempiti di vuoto come turbini si avvolgono

a lacerare ciò che rimane di noi.

Sta un volo radente di rondini

ad annunciare i temporali,

un battere convulso delle ciglia

che trattengono incapaci la pioggia

a dilavare le sponde dei miei occhi.

Le mie profondità arse si dissetano

e l’anima mia come vomere assuefatto alla terra

solleva gli occhi al cielo.

Per un attimo si crede struttura alare

capace di volare.

Rondine di ferro.

Nonostante si abbia provato a farmi affondare.

La fatica dell’acqua

La luce rossa della sera

solletica la gola secca del fiume

che spinge la sua saliva a forza verso valle.

Vecchio stanco, cerca letti più comodi

dove trovare la sua quiete

mentre tossisce,

tra i denti aguzzi ormai levigati dal tempo,

catarri di legno pallido.

Lontano il tempo del vigore

quando passava veloce

la sua lingua sulle fronde a capolino

e veniva inondando le sponde umide

che ne desideravano ancora.

(Foto da archivio personale)

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barcis

Il rumore delle cose

Riesci a sentire il rumore

della precessione degli equinozi,

il loro inganno nell’apparente immutabilità delle stelle?

Il battito d’ali,

il loro impercettibile vento alle spalle del mondo

o la voce della fatica delle montagne,

la loro spinta ambiziosa

per andare a bucare il cielo?

È silenzio. Ma c’è.

E il caos degli occhi quando scrutano

quello dei pensieri,

la loro rotazione stanca

tra le pareti gommose della mente?

È silenzio. Ma c’è.

Lo senti il frastuono

della mia corsa centripeta verso te?

Il mio amore lo senti?

E’ tutto un silenzio.

Ascolta…

A testa in giù

C’era un caldo odore di legno

l’impalcatura addosso al muro rosso

la sua voce di spalle

mentre costruiva scintille e io

pendolo di gambe a testa in giù

coi pensieri fissi a te a bermi nuvole e castelli.

C’era l’odore della carne acerba attaccata

alla marmitta rovente e

un sole che di striscio mi raccontava

l’inizio di primavere diverse da quelle usate

per trovare l’alchimia dei fiori

da tenere in ampolle al buio nel sottoscala.

C’erano poi proprio lì sotto, odori di cipolle

e di sorprese nascoste sempre scovate

ma che si attendevano in silenzio

per non rubare alle ore l’effetto della meraviglia.

Io avevo occhi di rugiada e guance di pesca

al sol guardarti e tu,

mio dio… se ci ripenso…

tu avevi pelle che doveva diventare agosto

e il mio cuore dentro una manica

senza saperlo.

E se ti penso adesso,

no, senza se,

quando ti penso adesso

oh….

hai il tepore del vento d’estate

e il mio cuore in mano…

E tu lo sai.

Simposio

Riscaldo il mio dolore a bagnomaria

mentre l’impazienza sfrigola

su uno strato di unta sopportazione

insieme a un pizzico di tristezza e

delusione quanto basta.

Porto in tavola teflon e lacrime

rabbia raschiata sul fondo.

Briciole

Ogni tuo granello concesso

apre in me un banchetto di desideri.

Mare nero

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Le mie mani sono un groviglio in preghiera
arrese ai mulinelli della vita
affogo dentro questo sporco mare mosso
intasato dai capricci di un cielo scoperchiato.
Qualcuno ha tolto il tappo
cado giù come sasso.

Distanze mentali

Quanta strada c’è tra le stelle e le stalle?

Una bava di cielo?

Un afflato anaerobico?

Un bagliore evaporato?

Un abisso discendente?

È lunga un grido silente,

il sordo rumore di un tonfo!

Dove tu sai

Ho vissuto di rimpianti

e non voglio più sapere del sapore dei rimorsi

dell’inafferrabilità di emozioni mai avute.

Sento tangibile solo il mio corporeo rimanere qui

il resto è altrove dove tu sai

dove tu sei.

Quel poco che ho

sono tutte le tue frasi ancora da coccolare

per non sentirmi sola

nelle notti a venire.

Ma che non bastano mai.

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