Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Archivi per il mese di “giugno, 2015”

Tutto d’un fiato

Ho detto “sopravvivo”?
No in realtà
volevo dirti tutto d’un fiato
che mi sei mancato
che i giorni contati sono troppi
che sono felice di saperti a un passo
così vicino
che il cuore mi è rotolato in petto
e che sono triste di saperti a un passo
così lontano
da non poterti sfiorare.
A un passo
sotto la stessa coperta di stelle
a non troppe finestre di distanza, se le conti.
Scuoto la testa per cacciare i desideri
sbatto fuori i pensieri che si calmino
che non ci posso far niente
se mi cambi mondo e prospettive.

Poi penso “e tu?”
Tu provi? Senti?
Hai quest’urgenza di tempo parole vicinanza?
Anche solo il pensiero?
Solo un pensiero?
E quando mi rispondo
il cuore diventa immobile
le stelle si spengono
le finestre chiudono i battenti.
E io forse muoio un po’.

Togli il forse.

Rifiuto

Nero lo spazio
prima rosa
nel caldo liquido tondo.
Scomposto è il freddo della pelle
sollevata
dello stomaco
vuoto
la bocca affamata d’affetto.
Voci lontane.
Sono qui.
Mi è rimasto l’ultimo vagito
disperato.
Qualcuno lo senta e
di nuovo
senza spinta
senza dolore
senza colpa
mi rimetta al mondo.

“Mai nessun bambino dovrebbe essere trattato come fosse spazzatura. “

Il resto di te

Lontane
le impronte digitali
solamente.
Il resto di te
vicino a me.
Profondamente
ti penso.

Voglia di vita

Le mani sussultorie
verdi di vento
sono rifugio
dell’insistente mio garrito.
Nel respiro dell’aria tonda del mondo
il mio alito smarrito
ti cerca
nella sicura sovrapposizione
delle nostre molecole siamesi.
E nella sposmodica mia voglia di vita
se avrò le ali
sarai il mio ossigeno
di mare in cui svernare.

Preghiera

Precipitami come acqua fluente
per trovare il coraggio di mutare
fammi argine per resistere
pietra per restare
abbagliami con le fiamme del sole ardente
perché il domani mi raggela.

Giugno

0161

Potremmo prendere l’odore di quel prato laggiù
appena falciato
il sottofondo lontano delle voci degli addetti comunali
alle prese con le petunie in vaso da piantare
le grida giocose dei bambini
qualche banale nuvola bianca
che non si è sforzata in nessuna trasformazione:
niente conigli o elefanti sospesi
due o tre aliti dell’aria tersa di oggi
l’orizzonte sconfinato fino a Venezia.

Poi potremmo appoggiare per terra le nostre schiene
i brividi fin dentro le ossa
i ciuffi d’erba a solleticare il naso
a farci respirare il cielo a strisce
che alle stelle ci pensiamo noi
il ronzio delle api
la danza delle farfalle
qualche cervo volante
che è solo un’altra scusa per stringerti forte
la mia mano sul tuo petto
le labbra in attesa
gli occhi chiusi adesso
l’intreccio di noi.

E poi il tempo
senza tempo
o tutto quel che vuoi.

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