Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Archivi per il mese di “ottobre, 2015”

Dedicata…

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Mi hai rapito via l’anima
con un potere cui
non posso resistere;
eppure potei resistere
finché non ti vidi;
e anche dopo averti veduta
mi sforzai spesso
di ragionare contro le ragioni
del mio amore.
Ora non ne sono più capace.
Sarebbe una pena troppo grande.
Il mio amore è egoista.
Non posso respirare
senza di te.

John Keats

È da ieri che la tolgo e la metto. La ragione per cui la tolgo è che, per quella piccola briciola che ho forse capito di te, credo di aver imparato che tu la riterrai esagerata, la ragione per cui la metto è perché fondamentalmente tutto ciò che è scritto è quello che ho sempre provato e provo… cosa importa in quanta misura se mi basta poi il poco per farmi crollare o volare? Se tu rimani comunque il primo e l’ultimo pensiero delle mie giornate?

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Perdurata notte

Oh perdurata notte
di sensazioni refuse e attorcigliate
di bui interiori e luci tra
fessure di occhi e persiane
di pensieri accartocciati al sonno
di realtà sospesa come polvere pesante
che ricopre ogni cosa e tutto sporca
o perdurata notte – dicevo
dimmi qual è la misura dell’amore
se sta nella palpitazione
nella sopportazione dell’attesa
nel baratto d’intere giornate per momenti
brevi di gioia intensa
nell’immaginazione delle azioni
e del tempo
nella rinuncia a mondi e corpi
mai appartenuti
alla loro permanenza nell’intreccio
della vita.
Oh perdurata notte
che mi rendi così fragile e ridicola
come tutto il mio sentire
come tutte le mie inquietudini
perché non lasci questo involucro
nell’indifferenza
e nell’ignoranza dei sensi
nella rassegnazione
nell’evidenza delle cose sentite
lette viste
ché l’impossibile è per i sognatori
e il sorprendente è per gli illusi
e tutti i miei sospiri
non fanno altro che lasciarmi
stremata…

La logorazione del fuoco

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Non abbiamo il fiato
né occhi né udito
non abbiamo gambe
per correrci incontro
né braccia allargate per contenerci.
Non abbiamo abitudini
né parole né ricordi
né sorridi complici
né stupore
né passi comuni
né pensieri
musi lunghi gelosie
possibilità.
Né la logorazione del fuoco
sul crogiolo delle nostre distanze.

Siamo mancanti di tutto lo so.

A me ad esempio appartiene solo
il ribollire
di certe vacue ostinazioni
e la tua cronica mancanza
da estirpare.

Inversioni

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Non so se hai alzato gli occhi al cielo
stamattina presto
e se lì hai la stessa visuale aperta
che c’è qui
quando la terra si distende
come donna vanitosa al sole.
Aveva un graffio
tre nuvole strette lunghe
e distinte
un artiglio lacerante l’azzurro.
Se avessi il posto di chi
ti dà il buongiorno ogni giorno
sarebbe stata la prima cosa
che ti avrei detto
dopo averti descritto dell’abbaglio
che sanguinava un po’ piu in là.
Era tutto uno spettacolo
e sapeva di colori al tramonto
lo sbaglio del pittore
l’inversione delle ore…
Ed ho sentito un sussulto
quando ho realizzato
che a volte
certe fini
in realtà non sono altro
che nuovi inizi.

E dimmi se è (sei) poco – *tentativi di umanizzazione :)

Ammetto
questo dolceamaro
aggrappo alla tela della memoria
alla sicurezza di quel passato
ormai cristallizzato
a quegli occhi che ancora
non avevano scrutato il mondo
a tutta la vita a venire
alla sfrontatezza giovane della pelle.

Ed ero ed eri
come eravamo.
Imperfetti e coraggiosi.
Pieni di certezze.

Ma è l’uomo
di oggi
tutti gli errori le debolezze
la costruzione di te
i crocevia e le fermate
le correzioni e la ricerca
la paura celata e le insicurezze
le rughe sulla tua pelle
che disegnano chi sei
che instancabilmente adesso
cerco.

E sei e sono
come siamo.
Imperfetti e ammaccati.
Dalla convinzione che tutto è labile.

Perché il valore alla fine
sta solo nel percorso
nei passi
nelle tue cadute
nel palmo della mano
appoggiato al ginocchio
con cui ti sei rialzato
in tutto quello in cui hai creduto.
Il valore sta
in tutti i pensieri che affollano
le tue orme quando sono sole
e in tutte le parole che hai deciso
di dare o trattenere.

E non importa
se imperfetto e lacerato
o affannato a cercare modi alternativi
di sopravvivenza
il tuo valore starà sempre
nel tuo essere
difettoso o rasente una perfezione
impossibile da ottenere
o nella via di mezzo.

Il futuro adesso

C’era uno schermo grande
sedie in fila tutte intorno
giovani donne
con occhi ammiccanti
corpi da capogiro
pendenti dalle tue labbra.
Io mi sentivo una comparsa
un copione con poche battute
l’osservatore in disparte
la mimesi del bianco di fondo.
In tutto quel vociare del prima
i tuoi occhi erano gli unici oratori muti
riflettori abbaglianti impossibili
da spegnere nella sala affollata.
Ricordo il tuo volto appena voltato
la vista della tua schiena
il contorno del tuo corpo
nell’annullarsi dello spazio intorno
il film che prometteva il presente di oggi
come futuro.
Adesso è quel futuro.
Io continuo a mimetizzarmi
col fondo
e rimani tu il protagonista
delle mie sceneggiature migliori.

Su alti sgabelli

Ricordi?

Sorgente: Su alti sgabelli

Sopra(v)vento

Questo è quel che dico
che l’andata ha
luci d’alba convergenti
dentro un luogo profondo
di rosacee possibilità
un piede avanti all’altro
e entrambi a un metro da terra.
È il ritorno quello che sconquassa
che mi riporta a un ammasso
di colori squallidi e intorpiditi.
E la misura giusta è uno scavo
e non il cielo.

Di male sottile

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Il nemico sotterraneo
ho conosciuto
giace digrigna sbava
e tace
come nulla successo
dentro muri alti stanze enormi
piccole luride intenzioni.
Anche oggi piove
paura.
Domani si vedrà.

Silenzio ardente

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I miei polpastrelli a uno a uno
le mie dita a una a una
la mia mano
una
uno sfioro leggero
dei tuoi polpastrelli a uno a uno
delle tue dita a una a una
della tua mano
una.
E la mia bocca sulla tua.
Piano.
I nostri occhi a due a due
le nostre braccia a due a due
le nostre gambe
la sovrapposizione dei nostri corpi
due.
E il mio cuore dentro al tuo.
Adagio.
Tutto il resto a mille.
Parole a zero.

Un silenzio ardente.
Sogno.

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