Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Archivi per il mese di “novembre, 2015”

Nei silenzi di lui

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Lei era fatta così.
Conservava i brandelli
delle loro conversazioni
li ricomponeva insieme
li riavvolgeva in un replay
interminabile
e li cuciva con fili invisibili
in un intreccio prezioso
con cui si lasciava avvolgere
invadere pervadere.
E vi si rifugiava dentro
come in un abbraccio.
E pur rispettandoli tutti
no, non amava affatto
i suoi silenzi.
Erano rampicanti di interrogativi
e le scolorivano il cuore.

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Attese

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Ti ho aspettato tanto
che l’attesa mi siede ormai di fronte
compagna rassegnata di viaggio
le valigie sempre all’uscio
per nessuna ostinata partenza.
Ti ho aspettato a lungo
pazientemente
speranzosamente
rassegnatamente
disperatamente
e ad ogni tua assenza
ho oliato tutti gli spazi bui
dei miei ingranaggi,
ho attraversato tutte le vie corte
della speranza che piegano a gomito
sulle tortuose salite dei giorni,
ho rimproverato le parole donate
che mutano sempre nel sapore
ferrigno dell’inutile
nell’arrugginita densità che buca
lo spazio tra lo stomaco e la gola
e ferma i meccanismi dell’essere.
E nonostante,
mi ritroverò ad accoglierti
se avrai voglia di parlare
e quando non avrai tempo
né voglia regalami i tuoi silenzi sospesi
da poterli fare un po’ miei.
Ma se un giorno mi cercherai
e non mi troverai
vieni da me
pazientemente
speranzosamente
rassegnatamente
disperatamente.
Avrò di sicuro bisogno di te…

Terra straniera

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Sei come un paese lontano.
Potessi venire da te come una straniera
varcherei le tue frontiere di filo spinato
per conoscere i tuoi confini.
Proverei ad imparare i tuoi linguaggi
a camminare nei tuoi luoghi conosciuti
e ad addentrarmi in quelli nascosti
nei sentieri segreti invasi da rovi ed
edera stretta addosso
a qualche tua rovina.
E non mi stancherei di esplorare
e vagare e perdermi e poi ritrovarmi
parlare di te a tutti quelli che incontro
delle tue meraviglie e dei tuoi deserti.
E amerei le tue contraddizioni
il traffico del tuo presente
restaurato dentro le pieghe
delle tue lande passate.
E ti chiederei solo il tempo
altro tempo
un’ora un mese
una vita intera
il rifugio e la cittadinanza
nonostante talvolta il tuo cielo
sia avvolto di gelo
un clima misterioso
sospeso come prima del tuono.
E abiterei in te
come cosa abituale
come non ci fosse altro luogo
dove voler restare.

Tic tac

Perché vedi sarebbe tutto
piu semplice se fossimo dotati
di un interruttore
per accendere o spegnere
i sentimenti.
Tic e tutto si infiamma
tac e tutto si acquieta
laddove la testa ha già compreso
prima del cuore cocciuto
laddove è così palese e trasparente
la realtà crudele
che più crudele rimane solo
il rumore della penna che traccia
l’amore su un foglio.

Ho un dolore acuto in fondo al cuore.
Tac.

Piegando lenzuola

È una dedica che risale a un po’ di tempo fa. Mi sono chiesta più volte se avesse senso rimandarti a una data così lontana da oggi, ma poi mi sono detta che tutto ciò che ho pensato e scritto quella volta è rimasto invariato e che non avrei saputo fare di meglio.

Con i miei più affettuosi auguri…

Sorgente: Piegando lenzuola

Il penultimo giorno d’amarezza

La testa un ammasso di ossa
intreccio di pensieri molli
battuti sui massi per farli morire
almeno due volte
al tramonto dell’alba e all’alba
del tramonto
e anche nel tempo che separa oriente
da occidente.
Alle estremità ogni cosa soffre ancora
di qualche spasmo convulso
ventose che mordono senza denti
tentacoli perdenti di seduzione.
Tutto geme d’attesa
un cantico rauco per timpani sordi.
E il resto da interpretare.

Talvolta certe domande

Talvolta mi chiedo se
tutte le mie parole riescono
a rinfrescarti o a riscaldarti
se ti accarezzano a un punto tale
da non farti sentire solo
in mezzo a tutti gli occhi e le braccia
che si incrociano alle tue
se senti vagamente
quanto sei abbaglio
accecante da annebbiare
ogni mio respiro
perché
se tutto ciò ti lascia indifferente
se tutto ciò non smuove le tue
più profonde emozioni
se sai di essere onda che mi devasta
e vento che ti soffi lontano da me
ecco…
non ha più senso
ogni mia trasformazione in dardo
in scoglio
in ala.

Cose da dirti

Sorgente: Cose da dirti

Definitivo (Un finale da cambiare)

Corrono i pensieri sull’asfalto più di me
senza sapere a quanto vado.
Il gas dell’auto davanti annerisce
la visuale e il respiro
come se non ci fosse parabrezza
distanza ossigeno.
Socchiudo gli occhi
trattengo l’aria
come tutta quella di ieri ad ogni parola
strozzata in gola
e non riesco a scacciare
l’idea che pur essendo pezzi di ricambio
qualcuno finisce per diventare il più importante
l’insostituibile.
E l’impotenza schiaccia la mia
presunzione e mi travolge
come la sensazione che scalfire
la corazza
del tuo cuore è l’impresa
più ardua al mondo
e poi realizzo che
con tutto il mio turbinio
interno
vorrei essere capace
di donarti qualcosa al pari o superiore
ai tuoi ricordi.
E vorrei essere casa.

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