Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Archivi per il mese di “aprile, 2016”

Molti mondi

E ci sembra alle volte di scegliere davanti a un bivio
una via scartando l’altra.
L’ovvia esclusione per districarsi
la vana illusione di dipanare la vita
con l’uso della mano destra.
Ma l’altra via esiste
di vita propria
– mi hanno insegnato –
secondo la teoria quantistica
chiamata “molti mondi”.
Per quanto ci riguarda
tu in questo mondo hai scelto.
Io non ho avuto scelta
e in ogni caso non sono la tua scelta.
Ma ciò vuol dire soltanto che in un altro mondo
tu mi hai scelto
e sei quello a chiamarmi con l’urgenza
di sentire la mia voce
ché ogni scusa è buona
per sapere quanti occhi si sono appropriati dei miei
negli ottantaseimilaquattrocento secondi
di cui è composta la giornata
notte compresa.
Ma io no che non ti vedo
lì non c’è nessun palpito per la tua risata
né per l’intensità del tuo volto
per quegli occhi incastonati tra sopracigli e zigomi
come diamanti.
Rimango indifferente e forse anche rido
della forte debolezza del tuo sentire.
Ma in un altro mondo ancora
io e te abbiamo scelto
tante scelte prima di esserci scelti.
Finché abbiamo compreso di aver fatto la scelta migliore.
Ci scriviamo con impazienza
ci sentiamo con urgenza
ridiamo con sorprendente complicità
non degli altri
non di noi
ma di tutte quelle scelte che in altri mondi
non ci hanno fatto scegliere.
E ci amiamo questo è ovvio
con delicatezza e poi
con irruenza e in tutti i possibili modi
secondo la regola della mano destra.

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(Ir)razionale

Quando raggiungo la rassegnazione
nell’impossibilità
del mutamento delle cose
quelle che portano il tuo corpo lontano
dal mio corpo
e ancora più distanti i tuoi pensieri,
proprio quando il tempo scorre
e fanno un po’ meno male le ore
che mi rappresentano scarabocchio
nella conta della linea dell’eterno,
proprio quando la vita si riempie
e ho valore attrattivo nei gesti
del mio essere
di sguardi che vorrebbero stringermi
ma non sono i tuoi
– e chiedendomi perché –
declino
é l’irrazionale
il demone a cui sono assoggettata.
E lo combatto.

E quando la notte tu ridi con me
nei miei sogni e mi parli
e io abbasso lo sguardo
per non disperdere ciò che solo a te
è destinato
e la complicità è tanto reale
quanto onirica
e non riesco a ignorare l’amaro
al mio risveglio
è sono la razionalità
il demonio che sto servendo.
E lo combatto.

La mia anima imperterrita
ti sente come pensiero fatto carne
che le appartiene
in una ricerca assurda ed estenuante
dove razionale e irrazionale si fronteggiano
e gettano le armi.

Se me lo chiedessi
ti direi che con i buoni propositi
so negare bene il non amarti.

Parresia

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“Voce del silenzio sottile”
sguardo ineffabile.
Sono ladra di parole antiche
per elencare tutto quello che manca.
Qualcosa si placa sempre
nei lunghi minuti in cui ti ricordo.

La tua voce

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Conosco la tua calma voce adesso
e le note della tua risata. Le ripasso,
a memoria.
Potrebbe incollare ai vetri
l’umore delle sue mani d’inchiostro
e forzare tutte le serrature,
ché non fa più tanta paura
non è più così buia,
la mia notte.

Le nuvole di aprile

I merli racimolati sui rami stretti,
come spicci di qualche moneta in disuso
dentro le tasche del tempo,
regalano all’aria una pennellata di giallo a sinistra
e una a destra in mezzo al nero
veloce del volo
un tintinnio di zampe sui sassi
e il fremito ai giorni più tiepidi.
Sembra tutto in rinascita.
Ma se conto le stagioni dell’anno
non da equinozio a solstizio
né viceversa
avanza sempre uno strascico d’inverno
tra le nuvole che si abbracciano ad aprile:
e fingere il freddo per loro
è forse solo l’ultima scusa
per non lasciarsi andare
per tenersi ancora vicini
ancora un altro minuto.
Non come noi.

Strette

È la solita stretta al cuore
una morsa che non molla la presa.
Accade soprattutto
dopo averti guardato bene
ma da lontano
dopo averti immaginato male
ma da vicino.
Accade quando
scorgo il tuo andamento sfuggente in qualcuno
come ieri
che i tuoi capelli incorniciavano il viso
di un altro o l’altro giorno
in cui ho visto le tue pupille
incastrate in altri occhi
o la tua barba che stonava su un’altra pelle.
Accade ogni volta
che seppellisco in me stessa
ciò che per te provo ed impianto
una croce un sepolcro un fiore
ben in vista
un funerale di ciottoli e lacrime
una corona di bugie.
Accade ogniqualvolta che leggo i tuoi gesti
e ascolto in silenzio il tuo silenzio
dirmi che non mi vuoi.

Nel caos ho sentito forte il tuo silenzio

C’era un viavai
un andirivieni
un saliscendi impossibile
poi inaspettatamente
qualcosa di familiare
come profumo di mare e d’inchiostro
e un pensiero che rigira all’infinito.
Solo alla fine un capogiro
quando l’occhio si è posato tra due mani
sconosciute e intrecciate
una molletta per capelli
appesa alla borsa di lui
visibile
un portafoglio maschile
nella borsa di lei
immaginato
un’appartenenza che io non conosco.
Tra le cose che avrei voluto farti custodire
– penso –
ci sarebbero state le mie mani
il mio profumo di mare e d’inchiostro
e un cuore.
E di te invece avrei custodito ogni andirivieni
e quella tua aria familiare che
illogicamente
sento ancora intorno e dentro di me
che rigira all’infinito.

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