Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Archivi per il mese di “luglio, 2016”

Le tue mani

Oggi sono felicissima. Ho appena ricevuto la notizia di aver vinto il primo premio ad un concorso importante di poesie a cui ho partecipato. 

La vittoria la dedico a Lui, mia fonte di ispirazione anche quando talvolta, ma non questa volta, i versi sembrano non parlargli direttamente.

La poesia in oggetto è questa:

https://soliloquioincompagnia.wordpress.com/2016/01/23/le-tue-mani/

La distanza dalla Luna

Io qui. 

Tu lì. 

Un male indicibile tutte le cose che stanno nel mezzo.

Ripetitivo 

Le finestre sono bocche aperte 

che sottraggono il respiro alle ore calme 

nessun rumore smuove l’aria 

e una pace inchioda i sassi tra terra e sole.

Ho perso il coraggio di chiamarti con le parole. 

Ti cerco in tutti gli altri impossibili modi.

Sopravvivenza

Ti racconto come si fa a sopravvivere al dolore

ai figli portati in grembo, fatti carne

strappati dalle viscere per donarli 

svogliatamente alla terra

che li ha sommersi di pietre e marmo 

un sigillo per non scappare via.

Come si sopravvive sí 

anche alle mani che sollevano

alla bocca bugiarda, violenta, infame 

allo sguardo tremendo 

a tutto quello che faceva una promessa di morte,

l’amore. 

Come poi al laccio del volo libero 

colmo di speranze e alle mancanze 

al cuore messo a riposo 

alla vita racchiusa in un foglio 

stretto dentro le mani chiuse ché chiusa 

era anche la mano che lo ha scritto.

Si sopravvive allo strappo

con il coraggio dai denti serrati

il nodo in gola

e gli occhi puntati su altri occhi a sostenere la rabbia.

Sopravvive ancora solo un po’ di paura.

 

Cumolonembi (temporali estivi nel mio pensiero errante)

Ti ricordo

nella corsa, nell’accumulo e nell’evanescenza

nel passaggio della nuvola

che continua a nasconderti da me

che fa il cielo uno straccio bianconero

sporco da centrifugare.

Ti ricordo

nella scia dell’aereo, nella piega delle ali

nell’impossibilità di afferrare le tue magie

che trasformano il ferro in volo

e il mondo in cartina da ripiegare con le tue destinazioni

di tragitti reali o tracciati a dito sulla pelle tesa tra neo e neo.

Ti ricordo ancora

nelle parole che rimbombano con la tua voce

che fanno più effetto se mi sforzo

di abbinarci il tuo viso e i tuoi gesti

tutte le frasi su come non sei

su come ciò che sento ha il retrogusto dell’esagerazione.

E fa male

la mia presenza, la mia frase, il mio gesto, il mio viso

che era solo una presenza, una frase, un gesto, un viso

il mio nome solo un nome

un’insignificanza

non brivido, premura, memoria, rimpianto.

 

E mi chiedo se mai mi ricorderai e se

mai riconsidererai le parole, lo sfioro,

ogni tumulto impresso nel retro dei miei occhi

e tutto il nascosto in fondo al petto

come qualcosa che ti apparteneva

talmente forte da essere inconcepibile

talmente rumoroso da parlare di te in silenzio

talmente vicino da sfondare il petto da lontano

talmente tenace da farsi beffa del tempo.

 

Chissà se poi un giorno pronuncerai il mio nome

come qualcosa che poteva essere e non è stata

scivolata via da noi

come niente.
 

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