Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Archivi per il mese di “settembre, 2016”

Tutti i tuoi pieni

Il mio occhio è umano

sensibile alla linea non dritta

alla curva discontinua

al semplice che matura nel complesso

– dal seme al pane –

agli angoli non retti della tua bocca appena dischiusa.

E’ l’impercettibile onda del tuo mento che si alza

che coglie

iI segmento riconoscibile delle tue spalle che ferma lo spazio

e lo ridefinisce

la densità dei sorrisi che colora la materia che ridenti

sembrano anche tutte le molecole dell’aria che ti fa contorno.

E la tua forma non si riduce all’esterno di un corpo

ma è fatta della mancanza che sento di tutti i tuoi pieni.

 

Di un giorno qualunque


Bisogna sciogliere i nodi intrappolati

tra i denti,  il silenzio lungo un’attesa

accecante di nulla.

E’ come mai accaduta la notte

di un giorno qualunque

le tue labbra cercate nei cassetti  di tutti i perché.

E lo so che a rileggerle nel presente  le parole passate

sembrano poggianti sugli orli sfilacciati

di un vento esasperato.

E forse lo sono state davvero

vento, del tutto flebile

andato e perduto che avrà almeno tentato

di spettinarti nella fugacità di un momento.

E anch’io con loro.

Vieni qui

Vieni qui prima di andare via 

dopo 

ci sarà una moltitudine di chilometri tra noi 

tanti idiomi sconosciuti, molti volti 

un paio di aerei, una hostess carina

le valigie sul nastro, un sorriso ad attenderti

qualche nuvola, forse il sole.

Io ti saprò lontano senza di preciso dove

e continuerò il mio giorno un occhio al muro

a sbirciare il tempo.

Ti immaginerò ridere 

e usare la tua voce in maniera precisa 

le tue mani dove dovrebbe essere 

sempre troppo distanti dalle mie

e i tuoi occhi dove dovrebbero essere 

a guardare intorno 

qualcosa che non ti sfugge del mondo

e io rimarrò qui come sempre incastrata 

tra il tuo viso e le speranze 

che mi hai detto di non coltivare.

Vieni qui quando torni 

dopo 

ci sarà ancora la moltitudine di chilometri 

un idioma non completamente conosciuto

e volti e aerei e altri sorrisi ad attenderti 

più di una nuvola, forse non il sole.

Io però avrei una mezza idea di dove sarai 

e continuerei a far di conto col tempo.

E rimarrò sempre qui

incastrata tra il tuo viso e le speranze

che sono incapace di non avere 

immaginandoti ridere con me

la tua voce in un bisbiglio al mio orecchio 

e le tue mani dove dovrebbe essere 

intrecciate alle mie

e i tuoi occhi dove dovrebbero essere 

a guardare qualcosa che non ti sfugge dentro i miei.

L’ultima ora del mondo

Dalla cornice della finestra

irrompono lingue attorcigliate come Babele e non c’è viso

a cui si possa affidare un battito di ciglia, un tremore,

qualche pena, il ronzio dell’ape che fa nido

tra l’aria della stanza e la fermezza del cielo di fronte.

Ferma anch’io immobile

col tuo numero accartocciato tra le dita

e il peso dei tuoi occhi nelle crepe dei ricordi

a maledire ogni patetico e fallito pensiero che di te ancora

mi affama il cuore

ché se fosse l’ultima ora del mondo

vorrei solo poter chiudere gli occhi e sentire il tuo odore

tra la pelle e un estremo respiro profondo.

Poi niente.

 

 

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