Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Archivio per la categoria “amore”

Qui e ora

Oggi un tizio mi ha detto di non lasciarmi fregare

che si vive il “qui e ora”

e non ha senso cercare la concatenazione degli eventi

il senso a ritroso di quanto è avvenuto.

Mi ha raccontato un paio di aneddoti e in uno di questi

c’era una donna che non ricordava l’impatto

degli episodi al termine della sua vita

ma che sapeva perfettamente

con cosa riempiva gli attimi al semaforo

mentre attendeva il verde

mentre i minuti scorrevano e il tempo

sembrava sprecato nell’attesa

mentre un tramonto arrossiva il cielo

e un vu cumprà bussava insistente col suo mazzo di rose

al finestrino.

E io mi sono vista dentro quella scena

in fila ad un semaforo o al supermercato

con i prodotti in bilico tra le mani

prima dell’arrivo alla cassa

che tanto “entro a prendere solo due cose”

o al parcheggio sotto casa

quando il cervello mi mette in fila

la solita routine per ottimizzare.

E so che in quei momenti ti penso

quando la frenesia va contrariamente a rallentatore

quando mi sembra di perdere tempo

e quel tempo invece si colma di vita.

Annunci

Intera

Sono intera.

Come le strisce discontinue

che separano le carreggiate quando acceleri.

Spezzata in numerosi frammenti

avanzo mancandomi.

 

 

 

Promesse di cose grandi

Quanto fascino c’era

in quella cascina abbandonata in mezzo al bosco

dove andavamo a misurare le assi

per riportarle in bella copia scala 1 a 20.

Le persiane divelte in bilico verso l’edera

che saliva su dal giardino e le foto sbiadite

appiccicate all’intonaco che veniva via in pezzi

insieme alla memoria arresa al tempo.

Chissà lì dentro chi ha dato voce a favole di guerra

e a incubi di pace senza pane. Chissà

se qualche fiato caldo

ha riscaldato un altro corpo nel cuore della notte

e se lo stesso corpo si è fatto poi chioccia

o fredda armatura.

E quali fantasmi ballano adesso sulle rimanenze

di un pasto offerto alle termiti e

se ancora la ginestra spinge i suoi rami verso il cielo

da quando noi abbiamo perso l’abitudine

di guardare in alto a bocca aperta

e dirci che faremo cose grandi.

Un’istantanea di vibrazioni

461b9fd0905c3bdb345a7ea0e959655d

Apparteniamo ad una mattonella:

quella vicino alla soglia d’ingresso dove tu

ti soffermi e da lì

mi guardi e mi stringi.

E’ l’amore che si compie nella fermezza

d’un attimo eterno e in un metro quadro

d’abbraccio.

Siamo un’istantanea di vibrazioni noi.

 

Adesso che ancora non esistiamo al mondo

Questo giorno chiede suggello d’abbraccio

un’impronta che dia misura alle nostre parole

aquiloni liberi aggrappati allo stesso filo invisibile.

E sono approdo, di certo

-le nostre parole intendo-

di un qualcosa che cresce senza che possa crescere

e vive laddove non potrebbe vivere e

ci salva a volte dagli abissi bui

dove crediamo di non poter essere salvati

da dove nascosti ci ripariamo da quello che non può

ma è.

Allora diamoci una forma che non esista al mondo

un corpo unico alle nostre anime affini

e un colore e una natura, un senso, un gesto

un nome.

E occhi, solo nostri, per poterci riconoscere.

 

 

Uno spazio sbranato

E’ ancora come il mare contro le scogliere

un rifrangersi controvento il mio viso

sull’impronta del tuo palmo

a cercare tra le pieghe

il punto esatto dove ci ritroveremo.

Ma non sarà né qui né là:

non dentro le tue mani

non dentro le mie rughe.

Forse resteremo due curve sfioranti

nel meravigliarsi di un qualcosa che accade

fulmineo

nel vociare del tempo.

Dove per un attimo il tempo è solo

uno spazio sbranato

che forza mellifluo le nostre serrature.

Le immagini assordanti della nebbia

uomo-nella-nebbia

Confusione di voci estranee

le nostre dita che si cercano tra la folla

camminano sorridenti insieme a gambe paterne

che hanno deciso di funzionare, scrostate dalla ruggine

di personali diluvi universali.

I tuoi passi seguono i miei

vestito del tuo sorriso migliore tu

senza lo sguardo violentato dalla malizia del mondo

sembri ritornato da nebbie di sogno.

A risvegliare memorie.

Ero convinta di averti perso tra le righe

di desideri impossibili e fantasie di voli pindarici.

Non avevo previsto il vento capriccioso

che ha fatto danzare le pagine all’indietro

dove ti ho trovato spuntare

come un piccolo quadrifoglio

dormiente tra le pieghe del mio cuore.

La pelle ti reclama

per scacciare l’ossessione del tempo,

perduto.

Vetro

impronta-digitale-800x524

Ogni pomeriggio la signora della casa di fronte

spazza nervosamente il cortile

come se venisse giù, nel tempo tra l’alba e le tre e ventisette

la campana di vetro di cielo sereno

e si frantumasse in pioggia.

Ma oggi tutto è rimasto sospeso

solo un sospiro aereo si è catapultato dal mio viso

giù in strada, annoiato

dalla conta delle antenne che soffocano l’orizzonte.

Intanto lo spazio in mezzo a noi si è fatto opaco dalle ditate

nel cercarti in tutti gli spazi del mio lato di città visibile

e forse tu continui a dar tormento al dito

prima di portarlo alla bocca

aperta cauta come le persiane nei giorni afosi

a far di ogni tuo riso la mia boccata d’aria

e i miei pensieri fragranti come pane al sole.

 

Esilio

img_5811

La mia voce rubata a una porta socchiusa

ha la misura del pianto,

una fiducia disciolta in mano come brina

e scivolata via.

Dovresti vedere come hai svuotato un cuore,

riempito col sudore pigiato

in botti di attesa e pazienza,

la piega del sorriso

le mie mani ora mute.

La sensibilità è spesso un aculeo

che punge da dentro

e fa male come tutte le tue parole

zittite da un gesto.

 

 

 

 

 

Sutura 

Il dolore punge 

sempre un po’ più in là 

dell’orlo della ferita

come il tuo nome sporge 

oltre le mie labbra

pesandomi sul cuore.

Navigazione articolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: