Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

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Aria

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Le foto sono dono di una persona speciale 

Seconda al fuoco l’aria ti appartiene
quella rarefatta
che fa mare i cieli e le creste isole
a bucare
come Veneri native le nuvole del mondo.
Aria che conosci nel contrasto dell’attrito con le ali
che la tua fatica calibra e modella
e rende libere al volo.
E hai dell’aria quella leggerezza buona
nelle movenze
nella musicalità del tuo parlare
che annulla l’etere denso tra me e te
e mi strappa via il respiro
la stessa che poi si fa afflato dolce
che sa riportarmi in vita
ancora una volta.

P.S.
Le cose belle si contano sulle dita e io ti conto sempre due volte.

Sottotono

Sottotono
una strascicante musica
di violino scordato
di sé stesso
come sottofondo.
In fondo anche il suono del mare stride
e avvolge con la sua coperta salata
il mio oscillante corpo nudo.
Nudo come il mio cuore dietro
le tue spalle girate
di quell’insistente onirico che non comprendo.
Comprendo invece tutto il trambusto
impastato del risveglio
la voce acuta dentro l’orecchio
a suggerirmi rinuncia.
Fosse stata almeno più tollerabile e
di un tono sotto.

E tu e sempre tu…

Al sicuro

Suono di pianoforte nell’aria

note che salgono in alto come

ali trasparenti di libellule in volo.

Esagoni di polvere sospesa,

sembra neve

colori sbiaditi di atmosfere ovattate

mentre qualcuno canta ”everything’s not lost”

per lenire il bruciore di gambe

che corrono su un nastro

che vuole varcare i cubi bianchi

di troppa realtà e trasformarsi in asfalto.

Chiudo gli occhi.

Scorrono i minuti di musica e di cronometro

i propositi, i gesti compiuti e da fare,

scorrono le decisioni più grandi di me,

gli egoismi e i rimpianti

e tutto cola

si scioglie

concedendomi la sensazione di consumarmi

come la strega delle Lande

nell’ultimo atto di vanità prima della mezzanotte.

Un gallo canta fuori orario

a ricordarmi che è tardi

e non sarà mai tempo per me.

E l’ultimo pensiero della giornata va a te

che ti porto sempre in un pezzo di spazio

custodito dove nessuno vede

e tutto è al sicuro.

Consequence

Che siamo troppo avvezzi a stare male.

…così ti stringo forte, grido amore…

Consapevolezza

E più sarò lontano,
più sarò da te dimenticato e muto,
come uno che non c’è…

Soliloquio in compagnia

eggimi dentro, semplicemente, attentamente come si fa con un libro prezioso. Mettiti comodo sul divano e inizia a sfogliare le pagine, davanti al vivo fuoco ballerino del caminetto. Immergiti in me, sentendo scricchiolare i miei delicati fogli, a uno a uno, tra le tue dita. Qualche pezzo si stacca, succede sempre con la carta ingiallita dal tempo, ma quel piccolo lembo strappato contribuisce a raccontare la mia storia, vantandosi stavolta di essere stata sfiorata dalla tua presenza. Fai scorrere i tuoi chiari occhi attenti sulla scrittura, falli fermare, indietreggiare, rileggere, falli perdere negli infiniti significati degli spazi bianchi tra le parole e i puntini di sospensione. Leggimi mentre la notte scorre e il fuoco si indebolisce. Copriti, la coperta sembra abbastanza grande per avvolgere anche la mia immagine sospesa tra le frasi e la tua memoria.

Ridi, sogna, respira, ricorda, asciuga le lacrime che bagnano il tuo viso. Un sorriso luminoso non può essere…

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Undress Me

Ecco queste sono esattamente le parole che ti vorrei dire. Le tue parole sanno svestirmi l’anima e portarmi gioia al cuore. Credo che sia meraviglioso. Volevo che lo sapessi. Te l’ho detto. Ho fatto bene. Adesso lo sai.

poesia

Guardando il mondo da dietro una tenda

Quando il vuoto prende il sopravvento e ti chiedi a cosa sia servita tutta l’attesa e la sofferenza.

nero omogeneo & bianco discontinuo

Continua da qui

L’auto correva e sapevamo entrambe che non ci dava quella sensazione di felicità che il viaggio avrebbe dovuto procurarci. Papà sfoggiava il suo muso migliore, come tutte le altre volte, mentre i nostri sguardi diventavano eloquenti nell’ammonirci a vicenda, nel frenarci dal parlare per non innervosire quell’anima inquieta. E l’auto si riempiva ancora di silenzi, quelli che solo io e te potevamo comprendere. Lui continuava a guidare, sguardo fisso sulla strada, una mano sul volante e l’altra ad accarezzare il cambio, i piedi frenetici ad aggredire l’asfalto di un nero omogeneo. E le tue lacrime, che prontamente cercavi di nascondermi, scendevamo per l’ennesimo rimprovero, per l’ennesima umiliazione che avevi dovuto subire. I tuoi occhi erano fissi su quelle strisce bianche che si alternavano al nero, a ricercare un briciolo di speranza e di forza, un filo di luce nel buio totale, il bene nel male, come nel simbolo del Tao a te tanto caro.
Una volta mi dicesti che al Liceo era diventato uno dei simboli scelti per manifestare contro la guerra che Saddam Hussein stava mettendo in atto. Quella guerra inutile che stava destabilizzando così all’improvviso le grandi Potenze e sconvolgendo in maniera altrettanto improvvisa i cuori giovani e illusi del vostro Istituto. Il tuo e quello di Francesco sarebbero stati quelli che più avrebbero risentito di tali scompigli…

 

Fuoritempo.

Ti ho regalato i miei sguardi e le mie attenzioni, i miei rossori  e i sorrisi imbarazzati. Quando non era il tempo dei gesti.

Ti ho regalato i miei gesti e i miei ricordi, le lacrime e i pensieri in lontananza. Quando il tempo delle parole non era ancora maturo.

Poi ti ho regalato le parole e la mia audacia, il mio interessamento e la mia ignoranza. Quando il tempo delle preoccupazioni non era ancora giunto.

In seguito ho deciso di regalarti le mie preoccupazioni e le sensazioni che ricordano casa, la speranza dell’ incontro, la paura e la delusione. Quando il tempo dei ripensamenti era lontano dalle nostre intenzioni.

Ti ho regalato i ripensamenti e le mie curiosità, le scuse, le parole appropriate e quelle sopra le righe. Quando non era il tempo delle poesie.

Ti ho fatto dono delle poesie e dei racconti, dei brani che parlano di te. E poi della musica, dei canti a squarcia gola, delle note acchiappate per aria e depositate su pentagrammi di perchè. Quando ancora il tempo dei silenzi non sapevo che forma avesse.

Adesso ti dono la discrezione, l’assenza apparente, la sobrietà. Ti dono i miei silenzi. Tutti quanti. Nudi, bianchi, ormai ben plasmati e  indifesi.

Ma ogni silenzio gridera’ ancora più forte il mio amore per te. Quando sopraggiungerà impietoso il tempo del niente.

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