Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

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Sbilanciamento 

Le tue dita danzanti sul mio braccio 

componevano in un codice morse 

un messaggio criptato 

da affidare alle onde dei miei palpiti 

dopo che per anni hanno ragionato 

sull’incavo stabilito da Dio  

tra le tue labbra e il naso 

su quell’abitudine del tuo mento 

di svicolare sempre dalla mia memoria.

Pensavo di non riuscire più a vivere senza

lo stampo del tuo sguardo 

come della salsedine il pescatore fa respiro 

come adesso che il profilo dei monti 

traccia il mio cardiogramma e mi fa viva.

Ma le cose cambiano e si allontanano

scivolano mutano

diventano trasparenti

un po’ come te

dopo che ho visto l’amore 

lasciato seduto da un lato della panchina

non essere riamato.

La casa si è svuotata di tutti i mobili 

le cianfrusaglie accumulate da una vita

dicono che l’essenziale 

in fondo sta comodo in un solo scatolone 

il prezioso dentro il palmo di una mano 

mentre due o tre impalpabili ricordi 

intasano il cuore.

Vedo i tuoi occhi riempiti di pianto 

un barlume di nostalgia,

dici che questo vuoto ti ricorda l’inizio 

di quando abbiamo fatto l’amore in quell’angolo lì 

dove c’era ancora un noi.

Io preferisco non ricordare

il dolore che ho dovuto trattenere 

tra la solitudine delle mie spalle.

Esilio

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La mia voce rubata a una porta socchiusa

ha la misura del pianto,

una fiducia disciolta in mano come brina

e scivolata via.

Dovresti vedere come hai svuotato un cuore,

riempito col sudore pigiato

in botti di attesa e pazienza,

la piega del sorriso

le mie mani ora mute.

La sensibilità è spesso un aculeo

che punge da dentro

e fa male come tutte le tue parole

zittite da un gesto.

 

 

 

 

 

Sutura 

Il dolore punge 

sempre un po’ più in là 

dell’orlo della ferita

come il tuo nome sporge 

oltre le mie labbra

pesandomi sul cuore.

Condominio numero 6

macerie

E’ al piano numero tre

che hanno scuoiato i muri

le tubature si stagliano come tendini a vista

la polvere volteggia nell’aria e la intasa

e un polmone di macerie l’accoglie

tossendo come tossico.

In controluce si esaltano le rimanenze

i punti fermi

il corpo profanato prima della rinascita.

Mi sarebbe piaciuto dirtelo prima di dimenticare

di nuovo

la tua lettera piegata in quattro

in fondo alla cartellina delle bollette dell’Enel.

Ché non era niente di importante

prima di pensarci.

Ché non eri niente di importante

prima di pensarti.

Scia 

Non riesco ad amare 

il rumore dei miei passi 

non quello dei miei pensieri

che si allontanano da te

ma la tua mano pesa le sue ossa su di lei

e certi petali si aprono a dicembre 

nello spazio lontano che il tempo 

registra come assenza.

Anche se sapessi cavalcare l’oceano e provare 

una pietà sdrucita 

per i granelli che si strozzano 

dentro la clessidra o per quelli che vibrano 

tra gli spazi delle tue suole

per tutti gli accumuli di battiti 

che chiamerete storia sento 

che pietà maggiore 

devo concedere a me stessa

ogni qual volta lo stupore dei miei occhi 

ti cerca 

nella scia di un aereo in volo 

o le mie labbra ti reclamano a casa.

Nemmeno fosse notte 

Vuote le strade

nemmeno fosse notte

anche se il cielo si è tinto del colore

grigio del buio, vuoto il serbatoio

le nuvole svuotate di pioggia a secchiate

sulla terra, vuoti i nidi sopra i pioppi

la carcassa di un gatto fatta brandelli dai corvi.

Vuote le tasche

la chiavetta per il caffè

la fila dei tramezzini di cui uno incastrato in bilico

nel vuoto.

Vuota la pelle dalle carezze,

vuoti gli occhi, il sorriso, il  mio corpo vuoto

dalla desiderata impronta del tuo.

Vuota ogni cosa da un po’,

vuota da quando alla parola “Tu”

non so fare altro che abbinare il tuo volto.

Ogni fremito ricomposto 

Ho trovato anche oggi la cassetta della posta intasata:

un pieghevole dell’Iper

due buste di promozioni postali 

una bolletta.

Niente da parte tua.

Il telefono ha squillato solo una volta.

Non eri tu.

Sono stata la prima 

a ritirare il bidone dell’umido in strada

un record di cui mi vanterò per giorni 

col vicinato. 

Ho poi ricomposto ogni fremito

di questi giorni che si muovono su bava di lumaca.

La dimenticanza vuole un tempo lento

per buttare via bene ogni cosa:

le parole nel vetro

tutte le intenzioni e i gesti nella carta straccia

i sospiri, i sogni, gli occhi, i baci che marciscano 

nell’umido. 

E l’amore…

l’amore alle ortiche.

 

Nel male delle mie domande

Se mi sporgo al bordo 

del precipizio non muta 

la misura della sua profondità 

come non muta la nostra distanza 

se continuo a pensarti.

Non sei sicuro di saper far rinunce

mi hai detto.

E  allora perché hai rinunciato 

così facilmente 

a me?

Inverno

Se devo lasciarti andare come l’albero la foglia

invidio la terra

che ti accoglie ignara del dolore acuto del distacco.

La mia rinuncia a te fa un tonfo sordo.

Tremo dentro.

Non doveva essere già qui il mio inverno!

Dovevo ancora farci felici.

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