Soliloquio in compagnia

Una delle cose che succede quando scrivi sulla tua vita è che educhi te stesso. Andy Warhol

Archivio per il tag “sogni”

Salvami

Tutt’intorno visi familiari

vanitosi di infinite sfumature nelle rughe della pelle

sfiniti nelle corse giornaliere verso

nessun luogo

nessun tempo.

Di tristezza si tingono i miei occhi

le lacrime colmano i bicchieri sul tavolo

nostalgico di impronte e

di gocce che tra poco pioveranno.

Voglio nascondere adesso la mia testa tra le pieghe del tuo collo

voglio annegare il mio dispiacere

respirando il tuo odore senza

nessun domani

nessun pensiero.

I sogni che mi stanno uccidendo

sono i migliori che abbia mai avuto

ma non posso ancora dirtelo senza

nessuna colpa

nessun rimorso.

Annunci

L’uomo nuovo.

Nuvola bianca spettatrice solitaria

raccontami la dinamica dei voli

e l’ambizione delle ali meccaniche

figlie dei sogni di un visionario.

Ci sono geni che inspirano il cielo

ed emettono soffi rivoluzionari di intuizioni

capolavori di sapienza

instillati generosi nel cieco mondo.

Ricordami che ancora quaggiù il rumore non si è placato

ché non credo alle orecchie attratte dalla disperazione del vento

né agli occhi appagati dagli illusori specchi

di pozzanghere stanche d’asfalto

dopo le lacrime dell’acquazzone

dove ogni cosa rimane uguale dopo aver tremato un po’.

Osserva dunque l’uomo nuovo

disprezzato per il suo tempo

sottovalutato per l’intelletto

ché tu solo conosci la potenza dei tuoi cieli

mentre con bramosia egli di superare i suoi limiti

tenta

risollevando il pié dal fango.

In un corpo che cade a pezzi, l’anima vola.

Sarò vecchia coi capelli bianchi raccolti in basso in un elegante chignon. E indosserò un vestito blu a roselline bianche o forse a pois e starò seduta in una comoda poltrona accanto alla finestra che dà sulla strada. Avrò mani tremanti appoggiate ai braccioli e il viso solcato da pesanti rughe. I miei occhi avranno palpebre abbassate per la stanchezza o il troppo pianto o la troppa attesa, come spesse tende che lasciano fuori il mondo. Ma dentro di me l’anima canterà inedite e sublimi melodie al sol pensiero di te e i piedi batteranno il tempo, con un sommesso ticchettio che tutti scambieranno per tic, mania, ossessione, mentre noi nella mia mente danzeremo insieme…

e mi chiameranno pazza.

E ogni tanto riderò a crepapelle guardando fuori dalla finestra mentre passerà qualcuno e sembrerà che lo stia prendendo in giro. E invece starò ricordando la tua camminata veloce e al santuario della tua schiena starò recitando il rosario  sgranando a uno a uno gli anelli della tua spina dorsale…

e mi chiameranno bigotta.

Oppure sorriderò, all’improvviso e senza motivo, fissando il colore del soffitto o il quadro di un paesaggio appeso alla parete. E quel colore sarà il ricordo dell’ultima immagine impressa nell’iride prima di chiudere gli occhi, nell’abbandono tra le tue braccia in un bacio profondo mentre facciamo l’amore. E il paesaggio alla parete con il prato immenso, che profuma di primavera, sarà il luogo dove ci incontreremo e facendo capolino tra gli alberi in lontananza con le fronde illuminate dal sole finalmente mi aspetterai e ci faremo beffa del destino  …

e mi chiameranno beata.

Sogni di post-it e di poesie

E allora metteranno un tavolino sotto i pini, tra gli aghi caduti per terra, vicino alla stazione delle corriere, a cui si accede da una lunga scala  o da una strada con una curva a gomito. E sul tavolino ci saranno tanti post-it che, non si sa come, non volano via per l’alzarsi del vento. E il loro colore giallo si nota pur mimetizzandosi con i colori del bosco tutt’intorno. E le mani scaveranno in quel tavolino come si scava al mercato tra le ceste delle offerte di magliette a tre euro o a un euro, che tanto è uguale. Mani assetate di persone diverse, mani barbone, mani di insegnanti di lettere del liceo della città, mani pulite e riccamente adornate si scontreranno e intrecceranno con quelle rugose dalle unghie nere. Le mani saranno diverse, ma gli sguardi incontrandosi riconosceranno la felicità di un attimo. Ognuno avrà trovato il suo foglietto, ognuno leggerà la sua frase, ognuno gioirà per le parole regalate scritte a penna nera su quei fogli gialli. Io passo di lì, mentre  il giorno ferito va a morire dietro le montagne. Guardo i loro occhi luminosi di rivelazioni appagate, il braccio alzato trionfante per aver trovato ciò che desideravano, ciò di cui avevano bisogno.

E la mia compagna di viaggio dice: le parole che fanno splendere i loro sguardi sono le tue… e mi sento felice!

I bambini devono sognare.

A occhi aperti o chiusi stretti stretti

con le palpebre rilassate o tremolanti del primo sonno

di trenini in corsa sotto alberi di Natale

di befane e di camini da assaltare

i bambini devono sognare.

Perchè nel mondo immaginario

non vi sono inganni in cui incappare

a testa in giù o senza peso

con gonne paracadutiste su cui contare

o in corsa verso mondi sperduti da esplorare

i bambini devono sognare.

E di mondi sottomarini

salati di avventure

e di tritoni e di sirene da salvare.

E di bacchette magiche e oggetti che san parlare o

di giochi che nella giungla ti fanno stare,

finchè un cinque e un otto non compare.

E vedrete bocche aperte di meraviglia

di risate cadenti al suolo che diventan fiori sbocciati

e l’espressione beata e i cuori di gioia accelerati…

Ma a chi sa guardare con interessamento

si svelano realtà diverse e

inorridisce per lo sgomento.

Alcuni sogni son tremendi

di acqua per dissetare e di pane da addentare

di calore di quell’ultimo cerino

prima di lasciarsi addormentare.

Non tutti i bambini a questo mondo possono sognare…

Navigazione articolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: